Italia, le pagelle degli Europei: Chiesa inglese nel destino, Chiellini da clonare. Mancini da 10

Italia, le pagelle degli Europei: Chiesa inglese nel destino, Immobile che flop
di Marco Prestisimone
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Domenica 11 Luglio 2021, 23:58 - Ultimo aggiornamento: 28 Settembre, 09:00

L'Italia vince gli Europei ai rigori contro l'Inghilterra. Ecco i voti dell'incredibile spedizione azzurra, dai gironi alla vittoria finale. 

Donnarumma 9

Per tre partite è stato spettatore insieme ai tifosi all’Olimpico, peraltro senza bisogno di pagare il biglietto. E beccandosi anche qualche mugugno per la scelta di lasciare il Milan per il Psg (per cui ha fatto le visite durante l’Europeo). Poi però ha dimostrato perché è già tra i migliori al mondo: quella su De Bruyne ai quarti col Belgio la parata più bella, poi i tre rigori parati (di cui due in finale). Finita l’era Buffon, l’Italia tra i pali ha un’altra certezza. Au revoir, ci si vede al Mondiale. 

Di Lorenzo 6

Doveva essere la riserva di Florenzi, si è ritrovato a fare il titolare per praticamente tutta l’avventura. Nel 2006 l’eroe mondiale fu un terzino, lui non si prende le prime pagine ma la sua duttilità e la sua capacità di non sfigurare praticamente mai hanno tranquillizzato anche Mancini. Dopo 2' si perde Shaw e l'errore si poteva rivelare decisivo.

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Bonucci 8.5

Una stagione così e così alla Juve, in Nazionale si è ritrovato. Perché con Chiellini ormai sono una certezza. Più difensore puro rispetto a quando indossa la maglia bianconera, perché di registi in difesa quest’Italia non ne aveva bisogno. Ha giocato sempre, tranne 45’ contro il Galles. Tanto, tantissimo, ma non abbastanza da renderlo riconoscibile ovunque: la scena della steward che dopo la festa in campo con la Spagna gli chiede di allontanarsi come se fosse un tifoso qualsiasi resta una delle più divertenti dell’Europeo. In finale contro l'Inghilterra segna il gol dell'1-1 e anche uno dei rigori.

Chiellini 9

Quasi 37 anni, ma se Cristiano Ronaldo dice di averne 25 di età biologica, allora lui quanti ne ha? Capitano, leader assoluto, cancella in serie tutti gli attaccanti: dal timido Seferovic fino al totem Lukaku. L’Italia farà fatica a raccoglierne l’eredità, ma il nostro Paese è la patria dei difensori per un motivo: dopo Cannavaro nel 2006 ce n’è un altro tra i migliori dell’Europeo, un altro che da centrale alza la coppa. La serenità con cui scherza con Jordi Alba (lui, invece, tutt’altro che sereno) prima dei rigori con la Spagna è la cartina tornasole del suo delirio di onnipotenza. Clonatelo. 

Spinazzola 8

Un altro che meritava sorte decisamente migliore. Il migliore fino all’infortunio contro il Belgio. Due volte Star of the Match contro la Turchia e contro l’Austria agli ottavi, partita nella quale regala a Chiesa l’assist dell’1-0 ai supplementari. Poi si ferma, ma fa l’assist più bello: la promessa – prima di lasciare Coverciano – di raggiungere gli azzurri a Wembley in finale. E così fa. Le scene dei cori e delle dediche sul pullman, sull’aereo e poi con la sua maglia in campo dopo la Spagna, si prendono la medaglia d’oro di scena più bella dell’Euro2020 azzurro.

Emerson 6.5

Come Di Lorenzo, doveva essere solo dare fiato a Spinazzola. Finisce per giocare da titolare le due partite più importanti, semifinale e finale. Gli riesce il doblete dopo la Champions al Chelsea. 

Barella 7.5

Centrocampista totale, reduce da un anno con Conte che lo hanno reso ancora più completo. Corre per due, lotta per tre e segna anche un gol da seconda punta navigata contro il Belgio ai quarti. Il ragazzo promettente partito con uno zaino pieno di sogni da Cagliari adesso è uno dei migliori interpreti del ruolo in Europa.

Jorginho 9

Champions con il Chelsea, un Europeo con l’Italia. Il tutto in un mese e mezzo. Ed ora rischia di vincere il Pallone d'Oro. Glaciale contro la Spagna sul rigore decisivo, sbaglia solo il rigore contro l'Inghilterra. La partita va sempre al ritmo che decide lui, con buona pace di Rio Ferdinand secondo cui al Chelsea “non serviva a niente”. Chissà, stasera avrà cambiato idea. Ma magari glielo chiediamo tra qualche giorno… 

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Verratti 7.5

Mancini lo ha coccolato e soprattutto aspettato. E hanno capito tutti il perché. L’Italia è stata costruita con lui, Jorginho e Barella. Ed è così che meritava di andare avanti nell’Europeo. 

Chiesa 9 

L’uomo copertina. È partito dalla panchina, scalzato da Berardi. Poi si è ripreso tutto, e con gli interessi: gol all’Austria, gol alla Spagna. Wembley è diventato il suo stadio. E lo era già un po’ nel destino, lui che ha studiato in una scuola internazionale e che per questo ha anche sfoggiato un inglese degno della regina. Papà Enrico segnò il 14 giugno 1996, anche lui in un Europeo, anche lui (guarda un po’) in Inghilterra. Il migliore anche in finale, prima dell'infortunio.

Immobile 6

Il più sottotono della banda azzurra, ma comunque centravanti su cui Mancini ha puntato per tutto il percorso anche per la sua capacità di rendersi utile in diverse fasi del gioco. Due gol, all’esordio con la Turchia e alla Svizzera, poi cinque senza segnare. Ma il titolare era ed è rimasto lui. In finale un altro flop: poi esce lui e l'Italia pareggia. 

Insigne 7,5

Il suo “tir a gir” da Frattamaggiore ora è diventato un brand internazionale. Titolare indiscusso, vince con la prestigiosa maglia numero 10 sulle spalle. Dopo i 19 gol con il Napoli (miglior stagione di sempre) i due contro Turchia e Belgio. Il secondo, soprattutto, bellissimo. 

 

Locatelli 6,5 

Grazie a lui, Verratti ha potuto recuperare senza forzare i tempi. De Zerbi l’ha trasformato in un centrocampista totale e non è un caso che Allegri spinga per averlo alla Juve. Titolare le prime due, exploit con doppietta alla Svizzera. Mezzo voto in meno per il rigore sbagliato contro la Spagna. Ma in vista dei Mondiali, Mancini ha un’altra sicurezza. 

Pessina 7

Anche Matteo protagonista inatteso. Lui che agli Europei non doveva neanche esserci, richiamato per l’infortunio di Lorenzo Pellegrini. Si toglie la soddisfazione di segnare il gol vittoria al Galles all’Olimpico e poi quello che chiude la partita contro l’Austria. Insieme a Locatelli, un altro rimpianto niente male per il Milan. 

Berardi 7 

Bene, benissimo nelle prime due uscite. Poi si spegne piano piano proprio mentre si accende Chiesa. Si danno il cambio con un tempismo unico. A 26 anni è il suo primo grande trionfo, che pesa ancora di più perché non è mai andato via dal Sassuolo. E perché indovina anche il rigore in finale.

Belotti 6

Quando c’è da lottare, Mancini lo mette dentro. Ha il merito di segnare uno dei rigori contro la Spagna, ma sbaglia quello contro l'Inghilterra in finale. 

Cristante 6,5

La definizione migliore l’ha data Mourinho: “Quando Mancini è in un momento di difficoltà si gira e trova sempre Cristante pronto a dare una mano”. Mezzo voto in più per la scena bellissima in cui consola Spinazzola dopo l’infortunio. 

Toloi 6 

Preferito a sorpresa a Gianluca Mancini, gioca 90’ contro il Galles e soprattutto gli ultimi 45’ tra regolamentari e supplementari con la Spagna, da terzino destro. 

Acerbi 6 

Entra al posto di Chiellini contro la Svizzera e gioca con sicurezza. Lo stesso nei 45’ contro il Galles, non sfigura neanche nei 120’ contro l’Austria. Una certezza anche lui, ma Mancini non aveva dubbi. 

Bernardeschi 6,5

Solo Mancini lo avrebbe chiamato dopo un anno come quello alla Juve. Giustifica la scelta segnando due rigori, contro la Spagna e in finale con l'Inghilterra.

Mancini 10 

Il più bravo di tutti. Un “folle” l’ha definito Bernardeschi: era l’unico a credere a un’impresa così quando ha preso in mano i cocci di ciò che restava della Nazionale distrutta da Ventura. Ma questa è una Nazionale solo di nome: in campo e fuori sembra una squadra di club abituata a lavorare (e vivere) insieme ogni giorno. Ha puntato tutto sul gioco, sul divertimento, e ha realizzato il capolavoro più bello della sua carriera. L’abbraccio suo e di Gianluca Vialli è l’immagine di un’Italia che dopo l’anno più buio dal dopoguerra torna a sorridere.

Marco Prestisimone

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