Italia, la grande illusione nazionale

Giovedì 22 Marzo 2018 di Ugo Trani
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dal nostro inviato
FIRENZE A volte, ed è già successo, non è sufficiente seguire la cometa. L’Argentina, pur schierando Messi, non ha vinto il mondiale. Faranno, beati loro, il 4° tentativo in Russia, dopo la finale persa a Rio contro la Germania (2014). Ma Leo, per qualificarsi all’edizione del 2018, è comunque bastato: 3 a 1 a Quito, con tripletta della Pulce all’Ecuador per il salto decisivo in classifica all’ultimo turno e dopo aver sofferto e rischiato nelle qualificazioni. Tant’è vero che a Buenos Aires hanno dovuto cambiare il ct proprio nella volata finale: addio Bauza, cacciato nello stesso anno pure dagli Emirati e dall’Arabia Saudita. Sampaoli è entrato in scena il 1° giugno e ha raggiunto la promozione solo in extremis. Avrebbero dovuto fare così anche in via Allegri. Dove, invece, hanno deciso di affondare con Ventura.

RIFONDAZIONE COMPLICATA
L’Italia oggi è distante dall’Argentina come non mai. Basta accendere i riflettori, e non solo domani sera all’Etihad Stadium, per rendersene conto. Prima di usare la bilancia per pesare i campioni, bisogna fare un giro del Palazzo, non c’è il presidente e chissà quando arriverà. Tocca al commissario Fabbricini la gestione ordinaria e al vice Costacurta la riorganizzazione per ora momentanea. Perché il futuro è ancora da scrivere. Il ct è Di Biagio. Ad interim. Viene dall’Under 21 e non si sa fino a quando si fermerà. E’ a Coverciano con 17 reduci del fallimento mondiale per preparare 2 amichevoli fuori porta, domani contro l’Argentina a Manchester e martedì contro l’Inghilterra a Londra. Ma potrebbe esserci anche nelle prossime 2, contro la Francia e l’Olanda. Il suo mondiale è in questi test, 2 o 4 che siano. Costacurta, però, parla con Ancelotti, il favorito nella corsa alla panchina azzurra. Prima di Conte. E di Mancini. Bisogna solo aver pazienza, a fine stagione si libererà da Bayern. Con lui tornerebbe, nello staff tecnico, pure Pirlo. Operazione qualità. L’ex regista va bene anche da Conte. Si pensa in grande, insomma, ma si naviga a vista. Buffon è qui, ma di passaggio. Darà l’addio all’azzurro il 4 giugno contro l’Olanda a Torino (e, se non vincerà la Champions, pure alla Juve: nel caso contrario proverà a giocare il mondiale per club, almeno quello...). Poi passera al Club Italia. Si guarda più al domani che al presente. Con Raiola libero di sparare (deferimento da studiare) su Di Biagio che non chiama Balotelli e non promuove Donnarumma. Qui il ct porta i ventenni Chiesa e Cutrone. Alla fine, però, il gol è solo Immobile che sfida i big d’Europa, Messi incluso, per la Scarpa d’oro. 

ALTRO PIANETA
Sampaoli è già alla Manchester City Academy, a lavorare nel laboratorio ultramoderno di Guardiola. Dolce vita da ct. Si ispira a Bielsa, ha le chiavi della Selecciòn consegnategli da Messi e in ritiro 27 giocatori di primo piano (e altri a casa). Ne porterà 23 in Russia, ma solo 15 sono sicuri di andare. La scelta è ampia e di lusso: per le amichevoli di domani contro l’Italia e di martedì contro la Spagna al Metropolitano di Madrid ha convocato 5 giocatori di club argentini. Di solito la pesca è solo all’estero. Aguero è presente, da infortunato (il ritiro è quello del City...). Rientra Higuain («Stavo per smettere, quando si è ammalata mia mamma»). C’è Mascherano: andrà al mondiale pure se gioca in Cina. Mancano Dybala, quasi certo di entrare in lista, Icardi, forse out, Pastore e Gomez che si preparano ad andare in vacanza già fine maggio. Perotti, seconda chiamata di fila, spera. Sampaoli propende per il 3-5-2, ma prova il 4-2-3-1. E il 4-3-2-1: Romero; Marcado, Otamenti, Fazio, Tagliafico; Meza (o Paredes), Biglia, Lanzini; Messi; Higuain e Di Maria. Leo, insomma, trequartista. Come dovrebbe fare pure nel Barça dalla prossima stagione. Tanto decide lui, li e nell’Albiceleste.

Ultimo aggiornamento: 14:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA