Tardelli: «I malati immaginari nell'Italia? Sarebbe spiacevole»

Tardelli: «I malati immaginari nell'Italia? Sarebbe spiacevole»
di Andrea Sorrentino
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Sabato 20 Novembre 2021, 00:07 - Ultimo aggiornamento: 21 Novembre, 09:57

Riecco la Serie A, e la Nazionale tornerà in agenda a fine gennaio, quando si riuscirà a organizzare lo stage di preparazione prima dei playoff mondiali, dal 24 al 29 marzo. Rimane la curiosità di vedere quanti giocatori assenti in azzurro giocheranno tra oggi e domani (a parte Calabria, seriamente infortunato), e rimane sul tavolo la questione dello spostamento del turno di campionato del 20 marzo 2022, impossibile visti gli attuali equilibri, ma da molti ritenuto necessario. Tra loro Marco Tardelli, che di Nazionale ne sa a pacchi: «Spostare quel turno di campionato si deve».
Per il bene di Mancini e dell’Italia tutta?
«Se il tecnico chiede alcuni giorni in più da passare con i suoi giocatori, è giusto darglieli. Anche tre o quattro giorni possono fare la differenza, le squadre hanno la necessità di raccogliersi prima di una grande prova. Questa, poi, porta ai Mondiali. Quindi è giusto ascoltare le richieste del ct».
Ma ci sono i calendari della serie A di mezzo, di solito sono granitici…
«Capisco tutto. Però sarebbe ancora peggio non andare in Qatar per una questione di tre o quattro giorni. Figuriamoci se non sappiamo che gli interessi dei club sono preponderanti. Ma forse non ci si rende conto di cosa vorrebbe dire non partecipare ai Mondiali, per giunta questa sarebbe la seconda volta di fila: le conseguenze possono essere disastrose. Ma rimango ottimista. Basta non pressare troppo i giocatori e aiutarli, sennò poi subentra la paura».
Secondo lei c’è stato un po’ di appagamento, dopo l’Europeo vinto?
«Ma certo che c’è stato, e si tratta di una cosa normale, umana. Non è una novità. Io l’ho vissuta sulla mia pelle, visto che dopo il Mondiale vinto nel 1982 non ci qualificammo per gli Europei 1984. Dopo certe vittorie ci sono i festeggiamenti, l’inevitabile rilassamento. Poi nel nostro girone la Svizzera è stata brava a rimanerci attaccata e ad approfittare dei nostri errori. Ma non farei drammi, sono cose che accadono. E Mancini ha lavorato benissimo, è stato solo sfortunato sui rigori, e del resto coi rigori era stato fortunato a luglio».
Non le sembra che qualche giocatore abbia esagerato l’entità di qualche infortunio, su suggerimento dei club?
«Se qualcuno si è tirato indietro io non posso saperlo, certo nel caso sarebbe una cosa molto spiacevole. Ma la verità può conoscerla, da dentro, solo Mancini. Io non ho elementi per sapere se sia così»
Possibile che ci sia meno attaccamento alla Nazionale, nei giocatori di adesso?
«No guardi mi pare che l’attaccamento l’abbiano dimostrato vincendo l’Europeo, è ciò che conta per me».
Immagino che se le chiedessi un paragone coi bei tempi andati…
«...le risponderei che i paragoni non hanno senso, perché è proprio cambiato tutto. Il mondo, la vita, il calcio. E sappiamo bene perché: il calcio è ormai il più grande e dilatato spettacolo che esista. Sono entrati soldi a volontà, e le cose sono cambiate per forza. Ma fa parte della vita: la realtà si evolve, e a volte cambia in meglio e altre in peggio, a volte tutte e due le cose insieme»
Intravede dei rinforzi possibili, per i playoff di marzo?
«Mancini ha fatto un magnifico lavoro nella scelta dei giocatori, ha preso il meglio, quindi lui saprà. Mi pare che i rinforzi li abbia già in casa: Pellegrini, e Spinazzola se rientrasse, speriamo. Ma ripeto, rimango ottimista. E cerchiamo di aiutare la Nazionale, tutti».

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