Mourinho e Inter-Roma, basta amarezze: José cerca il primo successo da ex (ne ha perse 3 su 3)

Solo Simone Inzaghi è riuscito a battere lo Special One più di due volte di fila

Mourinho e Inter-Roma, basta amarezze: José cerca il primo successo da ex (ne ha perse 3 su 3)
di Alessandro Angeloni
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 28 Settembre 2022, 07:24

José Mourinho e l'Inter, si sa, hanno un rapporto eterno, fatto di ricordi, successi, passione, orgoglio. Un feeling speciale, come ama definirlo il tecnico della Roma. Poi capita che ad oggi, José non abbia mai sconfitto i nerazzurri e contro Inzaghi è a tre tonfi di fila. Proprio dalla sua Inter giungono le più grosse amarezze, insomma. Lui è diventato leggenda dell'Inter, rendendo mitica una squadra che in quegli anni aveva bisogno di rimettere il naso fuori dall'Italia, e con José c'è riuscita. Un amore vero, appunto. A distanza di dodici anni resta quel triplete come segno distintivo di questo forte sentimento, che si consuma a distanza, oggi pure da avversari. Lui non sarà mai un nemico per l'Inter e viceversa. Oppure, nemici sì, ma con un certo gradimento reciproco.

L'APPUNTAMENTO

Inter-Roma sarà ancora una partita particolare: Mou da una parte, Inzaghi dall'altra. Fissata la data del quarto atto, sabato, ore 18, stadio Meazza in San Siro. Mou ci riprova e questa volta a distanza, visto che è squalificato (terza volta in nove mesi) e guiderà i suoi ragazzi nascosto in qualche corridoio del suo vecchio tempio (lo scorso anno, la Roma senza di lui in panchina ha sempre vinto, due su due, contro Spezia e Atalanta), che ha sempre considerato come una casa. Per adesso, lo score da ex non è certo da Special: contro la sua squadra, tre volte su tre ha perso. E pure male. Tre volte su tre contro Simone Inzaghi, appunto. La quarta sarebbe dura da digerire, visto che José non è abituato a una serie così lunga di sconfitte contro un collega: prima di incontrare Simone si era fermato a due di fila con Nagelsman, con Pioli, Heycknhes e Del Bosque. Lo scorso anno solo cadute rovinose, senza mai esser stati in partita. E il forte sentimento che José prova per i colori nerazzurri non ha certo calmato la rabbia: un vincente come lui non sa perdere, nemmeno se davanti ha la sua squadra del cuore. Alle due sconfitte di campionato, va aggiunta quella di Coppa Italia, con eliminazione diretta proprio a San Siro. Tre partite strane, sempre con la squadra in difficoltà, fin dall'inizio.

La prima all'Olimpico è rimasta nella testa di Mou: dopo appena trentanove minuti, i nerazzurri erano già sul tre a zero all'Olimpico. Quella, la sua prima volta contro il suo vecchio amore. Tre reti subite contro una Roma in difficoltà, che aveva perso per squalifica Karsdorp e Abraham (il primo espulso e il secondo ammonito da diffidato nella gara precedente a Bologna, diretta da Pairetto). José aveva schierato una squadra molto difensiva, sperando di salvare il salvabile, ma il piano è saltato subito. Ibanez terzino destro, Viña a sinistra, più i tre centrali Mancini, Kumbulla e Smalling. Il peso dell'attacco sulle spalle di Shomurodov e Zaniolo, che non era quello che vediamo oggi. Segnano Calhanoglu, Dzeko e Dumfries e tutti a casa. L'Olimpico pieno, ammutolito e gelato, anche per il freddo, non solo per il risultato.

LO SFOGO NELLO SPOGLIATOIO

Non bene nemmeno il secondo tentativo, nei quarti di Coppa Italia, stavolta a San Siro, per Mou il primo ritorno a casa dopo l'esilio dal 2010. Quella è stata la notte del tremendo sfogo dello Special nello spogliatoio, quando accusò la squadra di mancanza di carattere. Sì, perché anche quella partita la Roma, in pratica, non l'ha giocata. «Voglio sapere perché nei primi 10 minuti vi siete cag... sotto! Da due anni vi mostrate piccoli contro le grandi. Se siamo piccoli gli arbitri ci trattano da piccoli, avete paura di partite del genere? E allora andate a giocare in serie C dove non troverete mai squadre con i campioni, stadi top, le pressioni del grande calcio. Siete gente senza palle», la sintesi, più o meno, del suo discorso, che creò qualche inevitabile attrito.

Il primo gol, ancora dell'ex Dzeko, dopo appena due minuti, ha tagliato le gambe alla Roma, che ha alzato subito le mani in segno di resa. Sanchez, a dieci dalla fine, chiuderà il conto di una sfida che, di fatto, non c'è mai stata. In questo caso zero alibi per le assenze, la squadra scesa in campo era quella che poi avrebbe chiuso la stagione con il successo in Conference: quella sconfitta, per certi versi, è stata la svolta per la Roma, perché peggio di così non si poteva fare. La squadra pian piano dà cenni di ripresa ma non evita la caduta nel terzo appuntamento, in aprile: Inter-Roma, ritorno di campionato. Ancora un tris, come nell'andata: Dumfries, Brozovic e Lautaro, le firme sulla netta vittoria di Simoncino. A nulla è servita la rete nel finale di Mkhitaryan. Totale allarmante, insomma: tre sconfitte, con 8 gol subiti e 1 appena segnato. Stavolta la Roma si presenta a San Siro con una formazione più dotata tecnicamente e più esperta, più adeguata da un punto di vista caratteriale. Mourinho cerca la vittoria per riproporre la Roma ai vertici dopo la sconfitta con l'Atalanta, Inzaghi ha bisogno di uscire dalla crisi. Mou deve/vuole svestire i panni dell'ospite gradito, nella sua storia il meglio lo ha dato da nemico. Nemici mai? Sì, ma provando a evitare l'ennesima amarezza milanese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA