Inter, opzione zero: gol e gioco sono scomparsi

Lunedì 16 Aprile 2018 di Gianfranco Teotino
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Opzione zero. Zero gol nelle ultime tre partite. Zero progressi nel gioco. Zero segni di vita dal pianeta Icardi. Zero chiarimenti da parte di Spalletti. L'Inter si è spenta di nuovo. I periodi neri e quelli azzurri si alternano senza che la squadra riesca a memorizzare gli sporadici miglioramenti. Dopo un inizio di campionato in cui i risultati erano regolarmente, ma abbastanza inspiegabilmente, migliori delle prestazioni e dopo la crisi di dicembre e gennaio, a metà febbraio era sembrato che si fosse trovata una quadra: con Cancelo titolare nel suo ruolo di terzino destro, con Brozovic riportato nella posizione naturale di interno di centrocampo e con Rafinha trequartista. Ma è bastata una partita per una volta sfortunata, il derby, con Icardi nell'inedita parte di mangiagol, per indurre Spalletti a cambiare di nuovo. Prima lasciando Rafinha in panchina a Torino e poi, a Bergamo, mandando in campo, in assenza di Brozovic, una difesa a tre quasi mai provata prima, che ha esposto inizialmente, nella confusione generale, la porta di Handanovic alle scorribande atalantine e ha comunque limitato, per tutta la partita, la forza d'urto delle offensive interiste.
Ecco, se c'è una cosa che in questa stagione nell'Inter non si è mai vista è la mano dell'allenatore. Almeno per come eravamo abituati a cogliere il marchio di Spalletti nelle sue squadre precedenti. Stavolta invece restano riconoscibili soltanto i suoi show, sempre piuttosto spettacolari anche quando incomprensibili: sia in panchina sia nelle conferenze stampa. In campo, no. Dov'è finita l'aggressività tipica del calcio di Spalletti? La voglia di soffocare l'avversario? La compattezza e addirittura l'elasticità delle linee? La capacità di reinventare giocatori in ruoli previsti soltanto da sistemi di gioco originali?
IL FATTORE ICARDI
Nell'Inter di questa stagione, incapace persino di sfruttare le settimane libere da impegni europei, non c'è niente di originale né di stabile. Ha un centravanti che ha segnato il 48% dei gol realizzati (24 su 50), ma che sembra immalinconito, forse per via dell'annunciata esclusione dai Mondiali, isolato dai compagni, che non partecipa mai alle manovre, resta lì, solo là davanti, ad aspettare occasioni che ultimamente non sfrutta con la spietatezza cui ci aveva abituati. Sì, certo, Spalletti deve fare i coìnti con una rosa meno profonda rispetto alle rivali Champions, ma la qualità media dei giocatori è tale che se l'obiettivo minimo del quarto posto non fosse raggiunto, si tratterebbe di un fallimento clamoroso. © RIPRODUZIONE RISERVATA