Inghilterra, la quarantena blocca la F1. Premier, via agli allenamenti “spiati”

Inghilterra, la quarantena blocca la F1. Premier, via agli allenamenti “spiati”
di Alessandro Angeloni
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Mercoledì 20 Maggio 2020, 07:30

L’Inghilterra scatta e si ferma. Pensa e ripensa. Dopo aver chiuso un po’ tutto, prova a ripartire timidamente con qualche sport ma, giorno dopo giorno, sbuca qualche criticità. Vedi sulla Formula 1, o sul calcio stesso. Il problema è la quarantena, che il governo inglese vuole imporre a chi arriva da altri paesi. Il che bloccherebbe di sicuro il Gp di Gran Bretagna a Silverstone (nella bozza del nuovo calendario 2020 le due gare di Silverstone sarebbero la terza e la quarta del mondiale dopo i due Gp in Austria del 5 e 12 luglio). Non è prevista alcuna esenzione per gli atleti che arrivano da fuori, deroga invece concessa a diplomatici e i trasportatori. Nulla di ufficiale ma la direzione governativa sembra vada verso questa direzione. Non mancano le proteste da parte del Circus. «Saremo in viaggio in Gran Bretagna su aerei, sui quali ci sarebbe solo personale di F1 e tutti sarebbero testati, il che renderebbe inutile la quarantena, servirebbero eccezioni». Formula 1 a rischio, un po’ meno la Premier League, che sta cercando di rimettersi sulla stessa strada della Bundesliga. Difficile per le inglesi giocare le coppe europee (Manchester City e Chelsea in Champions League, Manchester United, Wolverhampton e Rangers in Europa League), sempre per il discorso legato alla quarantena, per questo motivo si stanno cercando soluzioni alternative, come quella di giocare la fase finale a Istanbul. In Inghilterra sono in tanti poco convinti di riprendere il campionato, lo hanno espresso a più riprese giocatori e tecnici. 
CAPITAN RIFIUTO
Klopp si schiera nel mezzo. «I nostri centri sportivi sono sicuri, nessuno potrà infettarsi. Ci sono cose peggiori nella vita rispetto alla mancata vittoria di un campionato. Molte persone hanno problemi economici e di salute, altri sono morte. La cosa più importante al momento era affrontare questa crisi, cancellare il campionato sarebbe stato tuttavia ingiusto», ha concluso. C’è anche chi, come il capitano del Watford, Troy Deeney, che si rifiuta di allenarsi. «Basta una persona infetta all’interno del gruppo: mio figlio di 5 mesi ha difficoltà respiratorie e non voglio metterlo in pericolo. Io non mi alleno». Comunque il baraccone cerca di andare avanti, tra favorevoli e contrari. Le squadre si allenano rispettando le norme di distanziamento sociale e una serie di precauzioni igienico-sanitarie. Il lavoro dei club inglesi, come già è avvenuto in Italia, sarà sottoposto al controllo da parte degli ispettori federali, che dovranno vigilirare e garantire il rispetto del protocollo (allenamenti massimo 75 minuti). La data per la ripartenza è ipotizzata per il 19 giugno, i club devono ancora accordarsi sulla quarantena che i giocatori dovranno osservare prima di tornare in campo. Si spinge per tenerli due settimane in isolamento prima della ripresa del campionato, una quarantena decisamente più lunga rispetto ai sette giorni fissati dalla Bundes.

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