Dybala, Icardi e Insigne: Il campionato senza padrone si illumina di nuove stelle:

Dybala, Icardi e Insigne: Il campionato senza padrone si illumina di nuove stelle:
di Matteo Sorio
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Venerdì 8 Gennaio 2016, 10:36 - Ultimo aggiornamento: 13:08

Giovani, carini (l'attaccante 2.0 fa gol poi si mette in posa) e occupati a sollevare il peso emotivo del sogno-scudetto. Al di là del fresco sorriso del baby Sadiq dela Roma, il fermo immagine della Befana di Inter, Juventus e Napoli sono i flash che abbagliano Mauro Icardi, Paulo Dybala e Lorenzo Insigne. E cioè: il bello di mamma che quando vede lo specchio della porta s'illumina come un Buddha; il gioiello delicato che sta facendo dimenticare Carlitos Tevez; lo scugnizzo che rincorre un posto al sole di Napoli e della nazionale. Segni particolari: piedi caldi che scaldano la fantasia. La corsa allo scudetto di quelle tre è anche la corsa alla copertina dei loro personaggi da prima pagina.

MAURITO, MISTER CINISMO
Icardi sta all'Inter come l'energia solare alla fotosintesi clorofilliana. Basta assorbire un po' del suo ritrovato cinismo e oplà, il gioco è fatto. C'è la squadra che infila nove successi per 1-0 (tre sono merito di Maurito) e c'è lui che segna 8 reti su 12 tiri nello specchio della porta. In pratica, se Icardi inquadra quel rettangolo è gol nel 67% dei casi. Il 21enne di Rosario - argentino come Dybala - è tornato bomber perché si è ricordato chi è ossia un aspirapolvere d'area di rigore. «Ora non mi fermo più», parola sua. Aveva chiuso lo scorso bilancio, l'hombre di Wanda Nara, con 22 gol. Adesso è tornato in pista da ballo invitando il dj ad alzare la musica con quei 5 sigilli nelle ultime 5 partite. «Icardi, i gol, li ha sempre fatti. Poteva passare un momento difficile. Ma noi sapevamo che avrebbe ripreso a segnare». Lo sapeva, Roberto Mancini. Che gli dà la fascia di capitano e arriva a tener fuori Jovetic. Perché Icardi è Icardi: parteciperà poco alla manovra, ma gli attimi fuggenti non se li lascia sfuggire.

DA CARLITOS A PAULO
Poi c'è chi l'attimo ha saputo aspettarlo, sedendo nel cantuccio e osservando i primi treni passare. Per la Juventus, Paulo Dybala è una terapia di successo. Come lui ha superato le bufere dell'inizio, così Madama ha scavalcato la nostalgia del tempo che fu, mettendosi alle spalle il fantasma di Tevez. I gol di Dybala, già 9, fotografano questa Juventus che si toglie le zavorre. Sono gol che parlano tutte le lingue del calcio: piattoni, rigori sotto l'incrocio, botte dal limite, tap-in, tiri al volo, punizioni. Un'anarchia personale cui Massimiliano Allegri ha dato voce col tempo, senza lanciare di getto il pesciolino nell'acquario dello Stadium e modificandone il profilo da prima punta ad attaccante che fa tutto. «Quando nasci», dice Paulo, «la prima cosa che ti danno in Argentina è un pallone da calcio». Difatti: non c'è azione da gol bianconera che non rechi, in qualche modo, il suo marchio. La pazienza ha elevato Dybala e il suo piede sinistro a simboli della rimonta della Juve. Numero 21 di maglia, come Pirlo, e 40 milioni di euro ben spesi.

LO SCUGNIZZO DI SARRI
In mezzo a quei due c'è poi Lorenzo Insigne. Lui e un Napoli da 38 punti, -1 dall'Inter, +2 su Madama. All'ombra del Vesuvio ancora s'illuminano del suo "golazo" al Torino. L'ottavo stagionale, ch'è già record personale. Insigne da Frattamaggiore, 24 anni, è il partner mignon di Higuain. Più piccolo, meno roboante del Pipita. Però non c'è miglior musa ispiratrice in serie A: 6 assist. Lui è quello che ti fa soffiare il vento in poppa. E ha uno stimolo in più che gli altri non hanno: l'orizzonte dello scudetto combacia con l'orizzonte della maglia azzurra. Deve riconquistarla, Insigne, e sa che avvicinarsi allo scudetto significa riavvicinarsi ad Antonio Conte. Ecco perché Maurizio Sarri, che l'ha rivitalizzato piazzandolo esterno alto nel tridente, manda sms anonimi al ct: «Se Insigne merita la Nazionale? Lo deciderà Conte. Io sono contento di Lorenzo e quando lo vedo segnare penso a quanto è stato bravo chi l'ha messo al mondo...».

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