CORONAVIRUS

I dilettanti e l'emergenza.
Alessandri: «Impossibile pensare al calcio ora»

Sabato 28 Marzo 2020 di Serena Cerracchio
"Tutto passa in secondo piano". Così ha esordito il presidente dell'Eretum Monterotondo, Dino Alessandri. Con voce amareggiata e un tono sommesso, il numero uno della squadra che milita nel girone A di Eccellenza, ha analizzato il momento storico che stiamo vivendo, non solo a livello calcistico:
"In più di quarant'anni di carriera sui campi, mai avrei pensato che avremmo passato un momento del genere. Con i ragazzi ci sentiamo, ognuno sta nella propria famiglia e cerca di godersi i momenti insieme. Il calcio? Per quanto si possa amarlo, ora tutto scala in secondo piano. E io sono anche ottimista di natura...."

Ottimismo rotto da un senso di impotenza, però...
"Essere sconfitti da una cosa invisibile fa male, ti fa sentire piccolo. Quando perdi sul campo, riconosci (il più delle volte), la bravura dell'avversario, anche perchè in fondo è un gioco, ci sta. Sono ottimista, è vero, ma sono anche tanto realista e avendo un negozio di abbigliamento devo aprire gli occhi su una situazione drammatica. Prendiamo l'immagine del Papa: vederlo in una piazza San Pietro vuota, sotto la pioggia battente, ti fa capire realmente cosa stiamo vivendo".

Cosa vede nel futuro?
"Mi piacerebbe essere un mago, ma purtroppo nessuno di noi lo è. Non possiamo essere noi a stabilire come andrà a finire e come finiremo ma possiamo sperare (almeno questo) che si possa tornare a essere utili per i ragazzi e vederli al più presto divertirsi in mezzo al campo. Secondo me si riprenderà a settembre, così come ha deciso il rugby che ha chiuso la propria stagione senza neanche pensare a eventuali scenari in estate. Il coronavirus ha cancellato tutto quello che avevamo costruito in questi mesi sul campo, il pensiero va ogni giorno alle famiglie colpite, difficile pensare allo sport in questo momento. Programmare un futuro che vive nell'incertezza? Impossibile...".

Cosa succederà al mondo dilettanistico, secondo lei?
"Il problema non è il quando si riprenderà, ma il come riprenderà il nostro sport. Prendiamo la scuola calcio, i campionati giovanili: quante famiglie a settembre avranno soldi per mandare i propri ragazzi al campo dopo che magari avranno perso il lavoro o saranno messi in cassa integrazione? Lo sport non sarà più un bene primario, non avrà la precedenza, ecco. Spero che si possa tornare prima possibile a vedere centri sportivi e campi di calcio pieni zeppi di bambini che corrono e si divertono. Vorrebbe dire che ne siamo usciti e che forse vedremo il mondo anche con occhi diversi".
  Ultimo aggiornamento: 29 Marzo, 11:29
© RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Roma deserta, i controlli e la storia di Marta abbandonata in strada dai vigili (come in una favola)

di Pietro Piovani