Gianluca Lengua, giornalista del Messaggero aggredito alla cena della Roma. Il diritto di cronaca sempre indigesto

Dispiace che in questa circostanza il capitano della squadra, Lorenzo Pellegrini, abbia trovato il modo di lamentarsi con il cronista, perché tutto quel parapiglia, a suo dire, gli “stava rovinando la cena”. Oltre il danno, la beffa

Il diritto di cronaca sempre indigesto
di Alessandro Catapano
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Mercoledì 18 Maggio 2022, 06:59 - Ultimo aggiornamento: 13:38

Minacciato, aggredito, sbattuto al muro da un energumeni, cui davano manforte un paio di colleghi, tutti membri del servizio di sicurezza della Roma, per aver tentato di fare il proprio mestiere. E’ accaduto ieri sera a Gianluca Lengua, da anni uno dei nostri cronisti al seguito della squadra giallorossa. Un collega scrupoloso, che si ostina a fare questo mestiere come si faceva una volta, sul campo, consumando le suole delle scarpe. 

Aggredito e, per sua fortuna, salvato dall’intervento tempestivo delle forze dell’ordine, a cui ha dovuto chiedere “aiuto”, urlando, più volte, mentre quel gentiluomo provava a sbattergli la testa contro il muro (ci sono immagini e video inequivocabili, ahinoi). Meritevole di un simile trattamento perché voleva documentare, senza alcuna malizia, un banale ritrovo tra calciatori. Già, perché ieri sera i giocatori della Roma hanno deciso di celebrare la stagione che sta finendo con una cena in un noto ristorante nella centralissima piazza de’ Ricci e giustamente lo hanno fatto occupando i tavoli all’esterno, per godersi un po’ di fresco.

Come già più volte accaduto in simili circostanze, la notizia che la Roma stesse cenando in pieno centro storico, in pochi minuti ha fatto il giro della città, e anche delle redazioni. Noi abbiamo fatto il nostro dovere, mandando sul luogo il nostro cronista e il nostro fotografo, come si fa in questi casi, con il compito di “portare a casa” un paio di scatti e qualche curiosità sulla serata. Niente di più. Normale amministrazione. È il “trattamento” - questo sì ampiamente dentro i confini della civiltà e senza invadere la sfera privata di nessuno, visto che i giocatori erano alla portata di tutti, cronisti e passanti -, che solitamente si riserva a personaggi pubblici come sono i calciatori. Che bisogno c’era di arrivare a tanto? Di mettere le mani addosso ad un giornalista nell’esercizio delle sue funzioni? Di strappargli la camicia perché, giustamente, si è rifiutato di consegnare agli uomini della sicurezza (si fa per dire) il contenuto del suo cellulare? 

Dispiace, oltretutto, che in questa circostanza il capitano della squadra, Lorenzo Pellegrini, abbia trovato il modo di lamentarsi con il cronista, perché tutto quel parapiglia, a suo dire, gli “stava rovinando la cena”. Oltre il danno, la beffa. Complimenti.

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