Tommasi non ci sta: «No a vecchia logica, pagano solo i calciatori»

Giovedì 21 Maggio 2020
«C'è una situazione eccezionale, per il coronavirus, e si pensa di risolverla con le solite logiche: provo a scaricare sull'altro il problema, se possibile anche a fregarlo. È questo che mi preoccupa, e direi non solo nel calcio». Così Damiano Tommasi, presidente dell'Associazione calciatori, spiega il no netto del sindacato alle nuove delibere per l'iscrizione ai campionati che in vista della ripresa dopo lo stop per coronavirus consentirebbero di fatto ai club, secondo il sindacato, di pagare un solo stipendio su 5 mesi.

«Il calcio - dice Tommasi - chiede soldi al Governo lamentando buchi, esige il saldo dalle tv perchè si gioca, non paga i calciatori quando sono il lock down e poi dice che si va in campo con la possibilità di pagare un solo mese di stipendio su 5: vi pare una logica di sistema? Vi pare che facciamo tutti parte dello stesso business? O che siamo tutti sulla stessa barca?. Però l'opinione comune è che il calciatore in fondo non si può lamentare» «C'è chi in questi giorni - prosegue l'ex centrocampista della Roma e della nazionale - sta davvero in difficoltà, e la gente pensa ai grandi ingaggi: ma il problema è della maggioranza che vive di calcio, non della parte, minoritaria, che si arricchisce. Nelle serie minori ci sono giocatori convocati fuori sede, si devono pagare l'affitto ma hanno certezza di un solo stipendio, magari al minimo: non mi stupirei se non andassero, ragionando al fatto che i primi soldi guadagnati sono quelli risparmiati... Il calciatore - la conclusione . è colui che rischia in prima persona, andando in campo, e si scarica su di lui tutto il peso di questa crisi. Se vogliono questo, non dicano poi che salvano il calcio...»

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