Lazio, adesso sei Felipe? Lotito: «Finalmente ha la fiducia del tecnico»

Lazio, adesso sei Felipe? Lotito: «Finalmente ha la fiducia del tecnico»
di Alberto Abbate
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Lunedì 18 Ottobre 2021, 00:47 - Ultimo aggiornamento: 15:47

Il tempo oggi è galantuomo. Il passato è Inzaghi, Felipe il futuro: «E pensare che per l’ex allenatore non poteva più giocare nella Lazio», se la ride Lotito, il giorno dopo il successo sull’Inter all’Olimpico. La doppia vendetta è servita a dieci minuti dalla fine del primo incontro da avversario. Giusto il tempo di intravedere che Dimarco - a terra dopo uno scontro con Leiva - è vivo e vegeto. Felipe non si sente antisportivo, solo spietato e lucido: innesca Immobile, lo manda al tiro e poi si avventa sulla respinta di Handanovic per mettere la palla dentro. Segna col ghigno, alza le mani al cielo, poi esulta anche verso Lotito: «Perché, come era successo prima del derby, anche questo gol me lo aveva promesso».

È il terzo in questo campionato, ma ormai ogni sua parola è solenne come un giuramento. Già con la testa è un valore aggiunto. Felipe Anderson ci crede, entra in porta prima col pensiero e poi col tocco. È davvero un altro, è continuo, è tornato diverso. Da due anni l’agente Joorabchian proponeva il suo rientro, pure l’ex capitano Mauri stavolta ci ha messo lo zampino e così a giugno si è consumato davvero: «Quando Tare me lo ha detto, non ci ho pensato un attimo – confida il presidente - perché io non avrei nemmeno mai voluto cederlo». Inzaghi lo aveva mollato dopo un litigio, l’estimatore Sarri lo voleva già all’ombra del Vesuvio e ora ci sta puntando più di chiunque altro: titolare 10 partite su 10, le 8 di Serie A e le 2 di Europa League nel computo. Felipe tutto d’un fiato, è talmente galvanizzato che non ha bisogno di riposo. Sgomma e timbra, fa assist (entrambi per Milinkovic, contro Empoli e Roma) e non si ferma nemmeno quando - come a Bologna - corre da solo. Già nel primo tempo con l’Inter aveva provato coi suoi guizzi a far festeggiare Basic e Pedro, prima di firmare contro i nerazzurri il suo quinto centro. 

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AFFARE E STIPENDIO

È l’età della fioritura di un talento. A 28 anni Felipe non ha più intenzione di perdere questo treno. Si era pentito di essere partito, vuole ringraziare la Lazio per questo viaggio all’indietro. In realtà, stavolta era una ghiotta occasione low cost (praticamente a zero, grazie al credito di 3 milioni vantato) pure per il club capitolino, che lo aveva ceduto per circa 34 milioni nel 2018. Plusvalenza d’oro. Al West Ham pian piano si era spento, era andata peggio in prestito al Porto con Conceicao, fra Auronzo e Formello è rinato fra l’estate e l’autunno. La maglia numero 10 lo aveva appesantito, ha ritirato fuori il vecchio numero sette dal cassetto. Porta fortuna quello con cui aveva trascinato Pioli ai preliminari di Champions. È di nuovo quello l’obiettivo, Felipe Anderson si sente in debito con la Lazio. D’altronde la motivazione è tutto nel calcio e il brasiliano sta dimostrando anche in allenamento quanta voglia avesse di riprendersi il suo posto. Anzi, l’aveva già sfoggiata a giugno, decurtandosi lo stipendio. In Inghilterra percepiva quattro milioni, è sceso ben sotto: «In linea con le esigenze della società», sussurra Lotito. Non incide l’affitto di casa nel suo portafoglio, Felipe si è ripreso la villa di sua proprietà all’Olgiata, che aveva lasciato in locazione a Luiz Felipe al momento del suo addio. 
 

AUTOSTIMA E DIETA

Lucido, esplosivo, convinto sino in fondo: «Aveva solo bisogno di ritrovare la fiducia in se stesso per esprimersi al massimo. E non avete ancora visto tutto», assicura Lotito. È anche merito del presidente se il brasiliano sta volando in campo. E’ tirato, ha i muscoli a lucido. Lo ha rigenerato una dieta speciale con lo stesso nutrizionista che ha fatto perdere 18 chili al numero uno. Sotto le mani di Militano sia Felipe che Pedro, guarda caso quelli che corrono a cento all’ora in questa prima parte di campionato. Ma bisogna pure ringraziare Sarri, che ha svolto un lavoro prezioso nel suo cervello: «Perché, come dice il mister, nemmeno lui sa ancora tutte le potenzialità che ha dentro se stesso. Io gliel’ho sempre detto», aggiunge Lotito.

Che però non vuole fare figli e figliastri dentro lo spogliatoio. Specialmente dopo un successo così importante come quello di sabato: «Lui è determinato dall’inizio, ma con l’Inter vanno fatti gli applausi a tutto il gruppo. La vittoria è stata raggiunta con affiatamento, con grandissimo spirito. E vanno fatti i complimenti a tutti nella Lazio. Anche a chi lavora dietro le quinte, ai medici che in pochi giorni hanno rimesso in piedi Ciro». Si era stirato il 30 settembre contro la Lokomotiv, Immobile ha riacciuffato su rigore il pareggio e ora è a -2 gol da Piola recordman di gol della storia della Lazio. È tornato il bomber e così anche i compagni al trionfo. Dopo Bologna, Lotito era deluso e amareggiato, aveva minacciato il peggio, il giorno dopo è al settimo cielo: «La squadra ha reagito con grande orgoglio, come avevo chiesto. Sono contento». Felipe è un sinonimo. 

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