Fifa, oggi a Zurigo l'elezione del presidente:
Blatter resiste, l'Europa punta sul principe Ali

Fifa, oggi a Zurigo l'elezione del presidente: Blatter resiste, l'Europa punta sul principe Ali
di Benedetto Saccà
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Venerdì 29 Maggio 2015, 06:30 - Ultimo aggiornamento: 10:04

Mescolando il grottesco e il rivoluzionario, il calcio mondiale cerca faticosamente di costruirsi un futuro migliore. Per fortuna o purtroppo, il tempo per riflettere è poco, perché l'andare del calendario ha fissato per oggi le elezioni presidenziali della Fifa. Impossibile rinviare. E così, affacciata sul precipizio dell'incertezza, la federazione avrà l'occasione di allineare la prua a rotte meno agitate, anche se non è inutile annotare che sarà un gesto piuttosto complicato sottrarre d'improvviso l'appoggio a una figura smisuratamente potente qual è Joseph Blatter, il capo dell'Onu del calcio. E la tardiva sete di novità da sola potrebbe non bastare a consegnare lo scettro al principe giordano Ali bin al-Hussein. Da alcuni abissi non si torna indietro in un respiro, si sa, e sempre alto è il rischio che la montagna da scalare diventi una parete liscia.

LA CARTA DI MICHEL
Come intuibile, è stato Michel Platini, il presidente della Uefa, a calare la carta della svolta. Già, Platini si è ormai stancato di assistere a una rappresentazione farsesca della realtà, poggiata su dirigenti tanto inclini quanto rassegnati a perdonare ogni peccato del colonnello. Ma il temporale è in arrivo. L'altra sera Michel ha incontrato Blatter e, da ex amico, gli ha chiesto le dimissioni. «“Ora è tardi”, mi ha risposto». Che sia tardi è lampante; che Blatter abbia aspettato che diventasse tardi, lo è ancor di più. Eppure è stato in quell'istante che Platini ha cominciato a tessere la tela: subito, ha riunito le 53 federazioni europee, Italia compresa, nel lusso dell'hotel Grand Kameha di Zurigo per concertare una strategia. Buono l'esito. «La maggioranza delle associazioni europee voterà per bin al-Hussein», ha proclamato. «È il momento di rinnovare», ha spiegato il principe.

IL PALLOTTOLIERE
Nella notte appena trascorsa Platini ha potuto dormire poco: si è dedicato piuttosto ad allestire una solida base di elettori di al-Hussein, intrecciando trattative, esponendo tesi e teorie, telefonando a un mare di dirigenti e incontrandone altrettanti. Federazioni grandi come il Brasile di Marco Polo Del Nero; federazioni minuscole, come Saint Kitts e Nevis di Anthony Johnson o le Bermuda di Larry Mussenden. Il numero uno della Figc, Carlo Tavecchio, ha annunciato che l'Italia si conformerà alle indicazioni di Platini. Il quadro è però molto frastagliato. È conveniente ricordare che alla votazione di oggi parteciperanno 209 paesi: i 53 europei della Uefa, i 54 africani della Caf, i 46 asiatici della Afc, i 35 centro-nord americani della Concacaf, gli 11 della confederazione dell'Oceania e i 10 sudamericani della Conmebol. «Se mi fido di tutti, abbiamo già 45-46 voti», ha sussurrato Platini in serata.

I NUMERI
A ben vedere, però, la Russia sosterrà Blatter per ragioni politiche, e la Spagna è ancora indecisa. Per eleggere il presidente al primo scrutinio occorre una maggioranza di 2/3 delle preferenze, mentre a partire dal secondo il quorum cala al 50%, dunque a 105 voti. Se ad esempio la Uefa, la Concacaf e la Conmebol unissero le forze, raggranellerebbero addirittura poco meno di 100 voti da destinare al candidato giordano. Il trionfo sarebbe ad un soffio. Vane le speranze di coinvolgere l'Asia e l'Africa, che difenderanno l'amico Joseph fino all'estremo. In bilico l'Oceania. Blatter aspetta: beffardo o beffato, oggi si saprà.