Roma, Edoardo Pesce: «La mia prima partita allo stadio Lazio-Lecce, per "colpa" di mio zio. Mourinho come il Freddo»

Roma, Edoardo Pesce: «La mia prima partita allo stadio Lazio-Lecce, per "colpa" di mio zio. Mourinho come il Freddo»
di Stefano Carina
4 Minuti di Lettura
Sabato 25 Settembre 2021, 21:02

Ha vestito i panni di Albertone in "Permette? Alberto Sordi" ma al grande pubblico è più noto come Simoncino di Dogman (ruolo che nel 2019 lo ha portato a vincere il David di Donatello come miglior attore non protagonista), Ruggero Buffoni di "Romanzo Criminale" o Annibale, il fratello più piccolo di Claudio Amendola nella serie "I Cesaroni". Edoardo Pesce, apprezzato componente anche della band musicale Orchestraccia, è un classe '79. Infanzia vissuta nel quartiere di Tor Bella Monaca per poi trasferirsi a Prati con una passione nel cuore: la Roma.

Edoardo Pesce: «La mia prima partita allo stadio Lazio-Lecce, per "colpa" di mio zio. Mourinho come il Freddo»

A chi deve la fede giallorossa? 

«A papà, unico di tre fratelli maschi a tifare giallorosso con gli altri due laziali». 

Prima partita vista allo stadio? 

«Lazio-Lecce (ride)».

Lazio-Lecce? 

«Eh sì, mio zio non si è arreso. Quando ha visto che seguivo le orme di mio padre, un giorno senza dire nulla a nessuno mi ha portato a vedere la Lazio. Mi ricordo che si giocava al Flaminio. Quando sono entrato nello stadio, mi sono girato verso di lui e gli ho detto: Ah, allora non sei papà…».

L’approccio con la Roma? 

«Quando ero già adolescente, andavo in Curva Sud con una mia amica che avevo conosciuto a teatro. Sono stato lì per un po’, con i ragazzi del Quadraro. Poi con gli anni si diventa più tranquilli e così sono diventato un tipo da Tribuna Tevere». 

Non è quindi il Dogman o il Romolo Buffoni di Romanzo Criminale? 

«No, ma si figuri. Anzi, questa etichetta che mi porto dietro inizia a pesarmi. Mi fanno fare sempre il cattivo ma io sono una Jessica Rabbit alla Amatriciana, "sono gli altri che mi dipingono così…"».

Derby al quale rimane più legato? 

«Il primo nel quale segnò Totti (29 novembre 1998: Lazio-Roma 3-3, ndr). E poi, potrà sembrare strano, a quelli degli anni '90 che finivano sempre in pareggio. Ne ricordo uno dove soffrimmo da morire e pareggiammo alla fine con Hassler. Bei tempi».

Le piace la Roma di Mourinho? 

«Molto, da quando è arrivato la sto seguendo con ritrovata passione».

A proposito dello Special One: nella fiction ‘Romanzo Criminale’, a quale personaggio somiglierebbe? 

«Non lo so, non so nemmeno se gli farebbe piacere essere accostato visto il loro trascorso… Potrebbe arrabbiarsi, non crede?» 

In effetti, forse ha ragione. Cambio metro di paragone.

«No, aspetti. La cosa mi diverte. Al massimo se la prende con lei che mi ha fatto la domanda (ride)».

Ok, accetto il rischio. 

«Sono indeciso, perché come leader indiscusso l’associazione immediata è con il Libanese. Ma per come si pone, uno che studia e analizza tutto, è il Freddo. Ha cuore ma è razionale. Sì, mi sono convinto, senza dubbio è il Freddo. Mister si scherza…».

Della Lazio di Sarri cosa teme? 

«È una bella squadra, a me sembra che il genio sia il presidente Lotito perché riesce sempre ad allestire un gruppo che magari all’inizio non viene accreditato e poi te o ritrovi sempre tra le prime. Come calciatori la risposta è semplice: Immobile».

Dei Friedkin, invece, che idea si è fatto? 

«A me piacciono. L’approccio è stato positivo. Poi io sono uno vecchio stampo, vedere il presidente allo stadio è importante. Non parlano? Vabbè ma tanto quelli che prima lo facevano, non mi sembra abbiano concretizzato molto».

Uomo derby? 

«Abraham. È un attaccante che mi piace da morire. Non voglio esagerare ma se le dico che vedo le partite per lui, ci vado vicino. Sembra un Avatar se lo osserva bene. È un mostro, può diventare un fenomeno». 

La scaramanzia pre-gara? 

«Non ne ho di particolari anche se quando gioca la Roma indosso sempre una felpa bianca d'allenamento. Il modello per intenderci è quello fine anni 80’ con il lupetto stilizzato».

Andrà allo stadio? 

«No, preferisco vedermela a casa. Con gli amici di sempre, una birretta e Forza Roma!»

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