Delvecchio: «Al derby scommetto su Abraham»

Delvecchio: «Al derby scommetto su Abraham»
di Alessandro Angeloni
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Domenica 26 Settembre 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 16:41

Manca uno così, manca anche agli avversari, che si trovavano davanti uno stimolante. Marco Delvecchio era il derby di Roma, lui milanese, lui che romano lo è diventato col tempo. «Che sfide meravigliose».
Beh, segnava sempre.
«Sì, ma dico meraviglioso non solo per quello. Giocare il derby della Capitale dà qualcosa in più, e ve lo dice uno che conosce anche le stracittadine tra Inter e Milan, non le ultime della lista».
Cosa ha di speciale questo?
«Perché qui c’è una passione lunga, nelle altre città il derby è la partita e poi se ne parla poco. A Roma è derby sempre, il tifoso romanista, ti parla della Lazio appena ti incontra. “Aho, devi fare gol”, il minimo sindacale che ti chiede. Poi a me capitava spesso, perché di gol ne ho fatti...».
Nove gol, lo ricordiamo. Ma ne ha segnati più Totti alla fine.
«Ha giocato di più e Francesco qualcuno l’ha fatto su rigore, io tutti su azione. Ma se lo merita, lui è la Roma, doveva finire così. Anche io la mia fetta me la sono mangiata, sono soddisfatto».
Il primo gol se lo ricorda?
«Certo, ma perdemmo, meglio ricordarne altri». 
Povero Nesta...
«Ale è un caro amico, con lui scherzavo sempre in Nazionale. Succedeva che io li vivevo bene, lui male. Gli capitò anche contro Montella». 
A quale derby è affezionato?
«Ce ne sono alcuni indimenticabili. Il primo con Capello, vincemmo quattro a uno, segnai due reti a Marchegiani, poi quello sotto la Sud, con Zeman in panchina, tre a uno, anche lì realizzai una doppietta, con tanto di maglia esibita sotto la Sud. L’anno dello scudetto anche, insomma, ce ne sono da ricordare. Ancora oggi è un’emozione. La Roma ha festeggiato il mio compleanno inviando sui social un messaggio con i miei gol alla Lazio. Fa piacere, vuol dire che un segno l’ho lasciato. E ricordiamo anche quello che mi hanno annullato, quella sera il quattro a tre sarebbe stato clamoroso. Leggendario. Pazienza». 
Strano ricordi solo i derby nei quali ha fatto gol.
«Ce n’è un altro...».
Quale?
«Sempre anno dello scudetto, sfida di andata. Autogol di Negro. Quella vittoria ci diede una grande spinta».
Che partita immagina?
«Speriamo intanto che vinca la Roma, ne ha la possibilità, ha l’allenatore giusto e i calciatori che possono fare la differenza. Vedo equilibrio».
Mourinho le ricorda Capello, ci disse.
«È vero. Mi ricorda quel periodo, al suo arrivo la squadra cambiò marcia e ambizioni. E i derby erano partite sentite, ma che giocavamo anche per questioni di classifica, uscendo un po’ dal discorso cittadino, che resta sempre importante e caratterizzante. La Roma può lottare, non so se quest’anno, ma il progetto con Mou è ambizioso».
Chi è il pericolo della Lazio?
«Mi prendo chi fa gol: dico Immobile. Occhio».
Le piace Abraham?
«Sì, ha tutto: fisico, tecnica, anche lui conoscerà subito cosa significhi giocare il derby di Roma. E per fortuna è tornato il pubblico, lo scorso anno una tristezza». 
Lei come superava la tensione da derby?
«Mi veniva naturale, sarà perché non sono di Roma, poi la tranquillità di Tommasi era contagiosa. Sono stato sempre in camera con lui, le vigilie erano sempre serene».
Pellegrini è il capitano giusto?
«Sì. Ma poi, come sta giocando? E’ cresciuto tantissimo, l’avvio di stagione è stato strepitoso. E poi anche lui, quanto a derby, ha qualcosa di magico da ricordare. Ha segnato di tacco, no? Davvero un peccato che non possa giocare».

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