De Rossi, quelle "reazioni di pancia"
che nessuno riesce più a comprendere

De Rossi, quelle "reazioni di pancia" che nessuno riesce più a comprendere
di Alessandro Angeloni
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Domenica 6 Settembre 2015, 23:20

dal nostro inviato
PALERMO Era molto giovane, non aveva ancora 23 anni, quando a Kaiserlautern alzò troppo il gomito contro McBride al mondiale in Germania, lo stesso che poi riuscì a vincere, e da protagonista, nella finale con la Francia. Dopo la squalifica, il rigore contro Barthez e quell'urlo aveva fatto dimenticare in un flash tutta l'amarezza e la rabbia accumulate e anche certi giudizi (cattivi) affrettati nei suoi confronti. Giudizi che non tenevano conto che Daniele era davvero un ragazzino e quell'alzata di testa (anzi, di gomito) poteva essere considerata sbagliata, ma andava perdonata con una certa facilità.

Sono passati undici anni, di errori di questo tipo De Rossi ne ha commessi (specie con la maglia della Roma addosso), ma la reazione di pancia ed esagerata in una partita come Italia-Bulgaria, che non presentava alcun tipo di tensione, non ci voleva proprio. Non la possiamo capire: De Rossi non è più un ragazzino, dopo centouno partite in azzurro, con tre mondiali e due europei sulle spalle, la testa dovrebbe funzionare meglio. E invece, ecco che Daniele ricade nella provocazione, nell'istinto: subisce un fallo, anche bruttino, ma il calcio da terra all'avversario, Mitsanski, rovina quella che poteva essere davvero la sua favola. L'arbitro lo manda negli spogliatoio e sono passati appena dieci minuti della ripresa. Una partita che l'Italia stava vincendo, e poi vincerà, grazie a un suo gol su rigore (tirato due volte con la stessa freddezza).

Era il suo ritorno in Nazionale: non giocava dal 16 novembre scorso, quindi aveva perso il posto quasi da un anno. Cosa insolita per lui che da quel 4 settembre del 2004, aveva dovuto rinunciare alla Nazionale quasi esclusivamente per questioni fisiche. Non siamo a un mondiale, quindi quello che ha fatto non ha né avrà la stessa risonanza di ciò che accadde nel 2006, ma potrà creare comunque un contraccolpo nella testa di questo ragazzo che, ultimamente, è sempre in guerra con se stesso e con chi lo considera in parabola discendente. Ci vuole un'altra ripartenza, l'ennesima. Almeno in azzurro, perché la Roma ultimamente gli ha restituito il sorriso e un nuovo ruolo. E forse una nuova vita. Che lo riporti al passato più bello. «Non lo doveva fare», è stato chiarissimo Antonio Conte che ha puntato di nuovo su di lui e ora dovrà rinunciarci ancora. Non per scelta sua.

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