Da Maldini jr a Larissa: l’estate dei figli d’arte è una prova di futuro

Lunedì 5 Agosto 2019 di Piero Mei
Daniel Maldini
Mick Schumacher che vince al volante, come faceva papà Michael, lui in Formula 2 sul circuito dell’Hungaroring, anche se di asfalto ancora ne deve mangiare a chilometri, naturalmente; Timothy Weah che segna gol, anche se ancora non s’è visto quel “coast-to-coast” che fu un sigillo del presidente George; Larissa Iapichino che sciorina primati nel salto in lungo, che era la specialità della mamma Fiona May (il padre Gianni, invece, in pedana faceva l’esatto contrario: il salto con l’asta); Leo Borg che debutta nel torneo juniores di Wimbledon, su quell’erba che fece la gloria di Bjorn; Daniel Maldini, azzurro nell’Under 18, che al contrario di papà Paolo e di nonno Cesare non è però un difensore ma un attaccante; Matteo Lamberti che nuota seguito a bordo vasca da papà Giorgio (che fu primatista mondiale ai tempi suoi, sgocciolare del secolo scorso) e da mamma Tanya Vannini, nuotatrice anche lei.
MEGLIO DEL PADRE
E’ il momento dei figli d’arte nello sport. Ce n’è già stati, quasi che i campioni riescano a trasmettere quel dna speciale che li ha resi tali. Il figlio di Eddy Merckx, Axel, che non poteva vincere tutto quello che aveva vinto il Cannibale papà, il giorno che prese un bronzo olimpico sospirò: «finalmente ho vinto qualcosa che mio padre non aveva vinto». Poteva dirlo anche Rodrigo Pessoa, brasiliano, olimpionico del salto ostacoli: papà Nelson fu sì campione, ma non olimpionico. Nel mondo dei motori si ricordano i più recenti: Nico Rosberg, Damon Hill, Jacques Villeneuve, fino al più recente, Max Verstappen, papà Jos era in Formula 1, la mamma correva sui go kart.
IL CONFRONTO DIFFICILE
Ci vuole una psicologia a prova di bomba per misurarsi non solo con gli avversari in campo, ma anche con quelli che tutti ricordano. Ebbe i suoi problemi Jordi Cruijff, figlio di Johan. Del resto come fai a confrontarti con un papà così, anima e cuore del Barcellona oltre che dell’Olanda che rivoluzionò il calcio? Lo sapranno anche i figli di Zinedine Zidane, supportati da Zizou al Real Madrid; e sta per affrontare la questione Cristian Totti, il figlio del capitano. Il paragone è sempre, o quasi, a sfavore: i ricordi sono più potenti dell’attualità.
GIMBO & TANIA
Anche Gimbo Tamberi è un figlio d’arte. Il papà Marco, che lo allena, fu anche lui primatista italiano indoor: per Gimbo, mezza barba fatta e mezza da fare, il momento potrebbe venire in tarda estate, quando l’atletica globale si misurerà nei suoi campionati mondiali a Doha. E una figlia d’arte, che magari vorrebbe essere nel futuro anche madre d’arte giacché ha una figlia, Maia, che già si tuffa, è Tania Cagnotto. La quale nutre una “pazza idea” fascinosa: quella di qualificarsi per le Olimpiadi di Tokyo, con la compagna di tuffi Francesca Dallapè, divenuta madre nel frattempo. I tuffi sono una questione di famiglia per Tania: giorni fa si è buttata a mare da una barca, sincronizzata con il padre Giorgio, un campione dei tempi andati, e con la mamma, Carmen Casteiner, tuffatrice anche lei.
CENTIMETRI IN EREDITA’
E intanto LeBron James si emoziona a veder schiacciare il figlio Bronny. Il basket è uno di quegli sport nei quali i figli d’arte proliferano: lì non è tanto questione di dna sportivo, ma di centimetri trasmessi in eredità genetica.

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