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Roma, viaggio tra i problemi tra un presente anonimo e un futuro da riscrivere

Roma, viaggio tra i problemi tra un presente anonimo e un futuro da riscrivere
di Alessandro Angeloni
5 Minuti di Lettura
Martedì 15 Febbraio 2022, 10:16

La società forte ha bisogno di un grande allenatore, che a sua volta ha bisogno di una società forte. E allo stesso tempo, per far quadrare il cerchio, il tecnico diventa ancora più bravo se ha a disposizione grandi giocatori. E la storia di Mou ci racconta proprio questo: il triplete all’Inter è arrivato quando Moratti ha comprato il meglio e non solo giocatorini da Subbuteo. La Roma è in totale fase di sperimentazione, abbiamo capito che nemmeno José fa miracoli. E quegli incastri non sono andati a buon fine. Si lavora per il futuro, con altri presupposti, altri investimenti. Intanto la Roma è settima, quattro punti davanti al Verona, prossimo avversario. Lontana dalla zona Champions e fuori dalla Coppa Italia. Resta la Conference League e chiudere dignitosamente il resto. Risultati modesti e, come detto, il responsabile non può essere solo uno.

LA SOCIETA'

Qualche tempo fa, José Mourinho aveva fatto riferimento a Paolo Maldini, parlandone come un elemento decisivo del Milan. Una figura che alla Roma manca. Tutto è affidato all’unico vero uomo di calcio, il tecnico. Poi c’è Tiago Pinto, che si occupa del mercato ma al Benfica lavorava con Rui Costa. I Friedkin ci sono, e da un po’ nemmeno tanto (allo stadio non si vedono più) e mettono soldi, ma non hanno tradizioni calcistiche. Hanno speso tanto, ma qualche scelta di mercato è stata sbagliata. A gennaio, quando Mou aveva bisogno di rinforzare l’organico, non c’erano soldi da spendere e sono arrivati solo calciatori a costo zero. La corsa a svuotare la rosa dai grandi ingaggi (Dzeko, Pedro, Nzonzi etc) ha fatto perdere il rafforzamento della squadra, che ha dovuto cambiare rotta dopo l’infortunio di Spinazzola. La Roma, nonostante il recupero di Zaniolo, non è riuscita a rinforzarsi, cominciando il campionato con ruoli scoperti, abilmente e puntualmente individuati e denunciati da Mou: i terzini, il regista su tutti, che aveva chiesto come primo innesto. Il problema è stato dover investire tanto su Abraham dopo averlo già fatto prendendo un vice Dzeko, Shomurdov, a 18-20 milioni. Con questi soldi, forse il regista sarebbe arrivato. Dovrà arrivare a giugno. 

 

L'ALLENATORE

José Mourinho ha ragione su due situazioni. 1) Gli arbitri. La Roma ha perso molti punti per in(decisioni) varie da parte dei direttori di gara, e questo è un fatto. 2) La rosa. Come spesso ha fatto capire José, non è all’altezza. Ragioni che a volte diventano alibi per i giocatori. Gli manca un regista, i rinforzi in alcuni ruoli strategici sono arrivati da poco e sono figli di un mercato a costo zero. Quindi qualità più medio-bassa che medio-alta, ma non da settimo posto. La squadra manca di leader, di giocatori esperti e con qualità tecniche, non per tutti ovviamente, limitate. Nel momento di difficoltà ha dovuto schierare i Primavera e tra questi è uscito Felix Afena, che con la doppietta al Genoa ha cominciato il cammino verso la gloria. Talento grezzo, ma ci si può lavorare. Non ha ragione Mou su come la squadra sta in campo. Nell’ultimo periodo, il gruppo ha subito un’involuzione nel gioco (con due moduli): troppi lancioni, poche idee, lentezza nel giro palla. Un calcio piatto, prevedibile, fragile. Si segna spesso da calcio da fermo, come contro il Sassuolo (rigore e gol di testa da calcio d’angolo): questa è sicuramente una risorsa, ma a volte diventa un limite. Mou ha cercato di stimolare il gruppo con una sparata nel post Inter-Roma. «Così si offendono i giocatori e si danneggia il club», parole di Fabio Capello. 

LA SQUADRA

La squadra ha la colpa di non essere tecnicamente all’altezza? Non può essere una colpa in senso assoluto e poi, lo è davvero non all’altezza? E’ una colpa semmai, perdersi sistematicamente l’uomo in area di rigore, prendere un’ammonizione a partita (Mancini è a quota 14 in tutto, 10 in campionato - di sicuro non ogni singolo giallo è meritato - è tra i più cattivi in Europa), sbagliare gol facili, assist. Errori, tanti e questo Mou lo ha fatto spesso notare, pubblicamente e non. Se viene meno il talento, si compensa con il carattere, con l’agonismo, ma sotto questo aspetto il gruppo ha perso la verve che aveva mostrato a inizio del percorso con lo Special. Se l’allenatore dà una chance a un giocatore che è stato impiegato poco, questi deve dare più di quello che ha, deve dimostrare di essere all’altezza. Ma, vedi Bodo, questo non è quasi mai accaduto. Le amnesie che la squadra ha mostrato in tante occasioni sono inaccettabili per chi deve puntare in alto. Ora il gruppo non deve perdere la testa, tornare a credere in se stesso e non arrendersi davanti a una classifica anonima. Sarebbe il male peggiore. E l’essersi convinti di essere scarsi lo è ancor di più. Non è una rosa da scudetto, ma per guardare il quarto posto magari sì.

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