Coronavirus, Iniesta: «Quando vedo foto di una partita sono disperato»

Coronavirus, Iniesta: «Quando vedo foto di una partita sono disperato»
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Venerdì 17 Aprile 2020, 12:35

L'angoscia di Andres Iniesta: «ogni volta che vedo la foto di una partita o di uno stadio pieno, mi sento disperato». Il fuoriclasse spagnolo esprime così dal Giappone, dove gioca nel Vissel Kobe, il suo sconforto per lo stop causa coronavirus. Iniesta confessa al Guardian il suo disagio di fronte a tanta incertezza dopo 54 giorni senza calcio nel campionato giapponese, che aveva preso il via il 21 febbraio per interrompersi 4 giorni dopo. Doveva ripartire il 15 marzo, poi il 29 marzo, ora il 9 maggio. «Ma chi lo sa? E questo in un paese visto come un modello di gestione della pandemia, uno in cui, per fortuna la situazione sembra essere sotto controllo».

Iniesta è chiuso nella sua casa giapponese con la famiglia. «Ci sarà un prima e un dopo» il coronavirus. Quando riprenderà la Japan League, Iniesta avrà 36 anni (li compie l'11 maggio). Questo potrebbe essere uno spartiacque, forse il momento di guardare alla pensone e cominciare a pensare al futuro da allenatore. A lui non dispiace pensarsi futuro allenatore, ma di lasciare il calcio giocato epr ora non ha voglia. Anzi «tutto questo tmpo senza giocare mi dà l'energia per durare ancora a lungo» «Dall'inizio della pandemia, le scuole sono state chiuse, le riunioni di massa sono state cancellate. Portare la maschera e alcune misure igieniche sono cose normali qui e questo ha contribuito a ridurre la diffusione », afferma Iniesta. «Ora stiamo solo aspettando, restando a casa, uscendo il meno possibile». «Nel breve e medio termine -prosegue Iniesta- il virus è destinato ad avere un impatto sociale ed economico, a tutti i livelli. Il calcio fa parte della società; non può sfuggire a quello. Senti la responsabilità di fare la cosa giusta come persona e come persona di pubblico dominio. Ciò avrà un impatto; ci saranno misure che rimarranno sempre, cambiamenti, un prima e un dopo. Dobbiamo cercare di trarre il meglio da una situazione terribile».

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