CORONAVIRUS

Il futuro del calcio passa dalla ripresa, Gravina scommette anche il suo sul sì

Mercoledì 15 Aprile 2020 di Emiliano Bernardini
Da uomo forte a cui aggrapparsi nella tempesta a ritrovarsi in balìa delle onde può essere un attimo. Questione di venti. E correnti. Quelli che sta affrontando Gabriele Gravina, numero uno della Figc. Nel momento più difficile. Le istituzioni, parte degli altri sport e qualcuno all’interno del suo mondo hanno fatto capire che la direzione che il calcio vuole prendere non è la migliore. Sibillino anche il numero uno del Coni, Malagò (tra i due non c’è mai stato un grande feeling): «Tu vuoi essere il presidente di una federazione? Allora questo è il tuo momento in cui prendere decisioni. Tutti devono perdere qualcosa, l’ideale sarebbe trovare insieme il modo che non ci siano vinti né vincitori e che il calcio possa ripartire il prima possibile e a prescindere da questa stagione». D’altronde provare a concludere questo campionato è un azzardo. Già, ma fondamentale per la sopravvivenza del calcio. Giusto che chi guida la federazione provi a portare la nave in porto. Ma qualcuno gli rimprovera una eccessiva esposizione che gli avrebbe creato qualche “nemico” in più. Soprattutto istituzionale. Riuscirsi equivarrebbe anche a mettersi in tasca un biglietto vincente della lotteria in vista delle elezioni presidenziali (chissà quando si faranno). E se non dovesse riuscirci? Perderebbe potere. E quindi voti. Insomma Gravina va al rischiatutto sapendo di giocarsi gran parte dei crediti a sua disposizione. In un momento così delicato si sarebbe aspettato più gioco di squadra da parte delle istituzioni e non una levata di scudi contro. Eletto il 22 ottobre 2018 da subito si è distinto per capacita politiche tenendo la barra dritta rivendicando rispetto e dignità per il calcio. Soprattutto quando la serie A dava scandalo con i continui rinvii elettorali. Ha riportato soldi e consenso ad un mondo che aveva toccato il fondo dopo la mancata qualificazione al mondiale russo. In un anno mezzo (quelli del mandato post Tavecchio) ha costruito le basi per una rielezione portando a compimento gran parte del suo programma elettorale. E pace se da più parti si vocifera che “secondo accordi” sarebbe l’amico Cosimo Sibilia, della Lega Nazionale Dilettanti, a dover andare alle elezioni per la poltrona più alta della Figc. Questione risolta? Forse. In questi mesi le altre componenti hanno perso potere. L’altra faccia della medaglia, però non brilla affatto. Di nemici ne ha diversi. Non potrebbe essere altrimenti. Franchi tiratori proprio all’interno del movimento. Gli stessi che gli rimproverano di parlare troppo e un eccessivo feeling con il presidente della Lazio, Lotito. Non certo uno dei presidenti più amati della serie A. 

LEGGI ANCHE--->Uefa, per la Champions spunta ipotesi final eight ad agosto

CHANCE PER UNA NUOVA FASE
No, certo qui non si tratta del “dimmi Claudio” ma di vedute che coincidono. Non è tipo da farsi comandare. Conosce bene questo mondo e sa che anche il più infervorato sostenitore ti tradisce. Ecco perché ha comunque conservato crediti da poter sfruttare se l’ora dovesse diventare buia. «Il campionato va concluso» ripete da settimane. Consapevole dei disastri che si creerebbero in caso di stop anticipato. Caos che i contrari sarebbero pronti a sfruttare per delegittimarlo. Si sta prendendo un rischio enorme. O meglio ha deciso di andare all-in in questa situazione. Tempo fa, anticipando le parole della Uefa, aveva posticipato la possibile fine anche ad ottobre. Una extrema ratio, chiaro ma fondamentale per vedere la luce. Oggi c’è la Commissione medica della Figc che proverà a fissare i paletti da cui partire. Questa è anche l’occasione per il mondo del calcio di cambiare e di cercare di entrare in una nuova fase. Una partita che non coinvolge solo il pallone ma anche chi o guida.

LEGGI ANCHE--->Coronavirus, Malagò: «Per la Serie A è il momento della decisioni. Lo sport ora è il simbolo dell'Italia» Ultimo aggiornamento: 15:26
© RIPRODUZIONE RISERVATA