Bielorussia, il calcio non si ferma: termoscanner e qualche mascherina contro il virus

Bielorussia, il calcio non si ferma: termoscanner e qualche mascherina contro il virus
di Gianluca Cordella
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Domenica 29 Marzo 2020, 06:00

Mentre il 90% dell'Europa si confronta con una nuovo tipo di normalità, quella di una vita spesa interamente o quasi tra le mura domestiche, in Bielorussia quella che per noi era normalità fino a qualche settimana è diventata già un evento straordinario. Una partita di calcio, nulla di più. Ma con immagini che stridono con il sentimento comune di buona parte del mondo.

Il Paese - che, va precisato, ha un numero di contagiati da Coronavirus molto molto basso – ha deciso di andare avanti. Non del tutto nell'ordinarietà, visto che diverse attività sono state chiuse o interrotte, come i campionati degli altri sport. Ma il calcio, no. Il pallone non può e non deve fermarsi. E così ieri è andata in scena la seconda giornata della Premier League bielorussa. C'era il derby di Minsk che ha regalato una raffica di emozioni di quelle che mancano a dismisura da queste parti. Cinque gol, rigori, espulsioni, una rimonta sfiorata e il brutto anatroccolo Fk Minsk che per la prima volta batte il cigno Dinamo (sempre di Minsk parliamo) per 3-2 e si prende la vetta della classifica a punteggio pieno mentre la Dinamo in crisi resta impantanata a zero. Come l'altra nobile, Bate Borisov, caduta 2-1 sul campo dello Slavia Mozyr.


Tifosi controllati con il termoscanner all'ingresso dello stadio di Minsk (foto ANSA)

Quattro partite riservava il programma e su tutti i campi il copione è stato lo stesso. Termoscanner all'ingresso degli stadi per controllare la temperatura corporea dei tifosi e qualche supporter previdente che almeno è andato in curva con la mascherina. Per il resto una giornata di ordinaria normalità calcistica con gli spalti pieni, i cori degli ultrà e i giocatori in campo senza alcuna protezione a lottare su ogni pallone.

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«Non bisogna farsi prendere dal panico e dalla psicosi di massa. Tutto deve andare avanti», aveva ribadito nei giorni scorsi il presidente Alexandr Lukashenko, secondo il quale basta «fare la sauna, bere tanta vodka e lavorare molto per uccidere il virus nei vostri organismi». Ma Lukashenko è lo stesso che qualche anno fa voleva vietare i matrimoni fra le donne locali e gli stranieri e allora l'esternazione stupisce meno. Fa eco il presidente della Federcalcio locale Vladimir Bazanov che ha spiegato la decisione di andare avanti normalmente: «Non giochiamo a porte chiuse perché altrimenti le persone si ammasserebbero davanti allo stadio». Giusto: infatti il problema, eventualmente, è che si giochi, non come. Perché di mezzo, comunque, ci sarebbe la salute degli atleti. «Il coronavirus ha fatto sospendere la Champions e l'Europa League. Il che è un bene, perché bisogna cercare di fermarne la diffusione. Invece in Bielorussia sembra che non importi niente a nessuno, ed è incredibile – ha detto Alexander Hleb, autentica gloria del calcio bielorusso, con un passato tra Arsenal e Barcellona - Magari il presidente sta aspettando di vedere che succede qui con il virus». Bravo Alex: volevano fare lo stesso in Australia, hanno aspettato a sospendere tutto e ieri si è saputo della prima positività di un calciatore della massima serie. Com'era il discorso del prevenire e del curare?

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