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Champions, tutte le italiane fuori agli ottavi: la crisi del nostro calcio in un decennio di scelte sbagliate

Le squadre italiane giocano male e tra poco c'è la Nazionale per la qualificazione al Mondiale del Qatar

Champions, tutte le italiane fuori agli ottavi: la crisi del nostro calcio in un decennio di scelte sbagliate
di Benedetto Saccà
4 Minuti di Lettura
Giovedì 17 Marzo 2022, 12:50

Non ci siamo. Ma letteralmente: non ci siamo. L’Italietta piccina picciò è uscita dalla Champions League al bivio degli ottavi di finale per la seconda stagione in sequenza e, adesso, soltanto la Roma e l’Atalanta ci rappresenteranno lungo i sentieri della Conference e dell’Europa League. Per cui, di nuovo, non ci siamo proprio sia in senso stretto – assenti, eliminati, speronati fuori strada, talora umiliati – che in senso lato, dal momento che dall’Italia del calcio ci si sarebbero aspettati uno spessore e un cammino differenti, figure meno melmose, autorevolezza tattica se non spettacolo di gol e di manovre.

Invece, giusto ieri sera, la Juventus in casa ha chinato il capo al passaggio del Villarreal, settimo (settimooo? Settimo, sissì) nel campionato spagnolo; l’Inter campione d’Italia si è smarrita lungo viottoli inspiegabili (e ancora la devono ritrovare), cedendo tragicamente contro il Liverpool; e il Milan, vabbè, il Milan aveva salutato la compagnia già nella notte di Sant’Ambroeus, il 7 dicembre – e sempre contro ‘sto maledetto Liverpool. Insomma, a voler guardare il panorama dall’alto, è un nulla ammirare serenamente il delinearsi di due paroline facili facili: ecatombe totale. 

Incapaci cronicamente di proiettarsi verso il futuro, ovviamente recuperiamo il passato. E quindi vale la pena di rammentare che è esistito un tempo, neppure troppo lontano, in cui se non vincevamo la Champions (con il Milan o l’Inter), almeno raggiungevamo le finali (toh, la Juve); e se non arrivavamo in finale, quanto meno atterravamo in semifinale; e se non altro i quarti erano l’obiettivo minimo garantito. Invece, ora. Invece, ora: niente. Umiliati, qua e là. 

Juventus crolla in borsa dopo eliminazione Champions League

Quali siano le ragioni più profonde del fallimento si domandano, sgomenti, dirigenti strapagati epperò sovente digiuni di esperienze nel ramo. L’Italia non supera se stessa e non salda in continuità ciò che era con ciò che è e con quel che sarà. Da dieci anni spende tanto e molto male. I giovani, i vivai sono ormai diventati una specie di optional costoso – tipo i cerchi in lega da 18. E così i club finiscono con l’essere gusci vuoti di idee, prospettive, visione e di tattica più che di soldi – che pure non è che abbondino particolarmente, si sa.

E poi – va detto – le squadre italiane giocano male. Ma davvero male. Forse, ecco, giusto il Napoli di Luciano Spalletti spicca per fluidità di trame. Ma il resto... Il nostro è un calcio grigio, insignificante, inespressivo. Sepolcrale. Di una noia monumentale. E dal grande vuoto i campioni, i pochi rimasti a bordo, sembrano del tutto fagocitati.

Tra una settimana la Nazionale del ct Mancini tenterà di meritare la qualificazione al Mondiale del Qatar contro la Macedonia del Nord e poi, chissà, speriamo, contro il Portogallo. Eppure, anche qui, si tratta di una squadra che corteggia il disastro da mesi: svuotata di fantasie, carente di stelle, maledettamente stanca nella mente e nelle gambe. Basta pensare all’attacco, iperdipendente da Immobile. Scriverebbe Eugenio Montale: «Un imprevisto è la sola speranza. Ma mi dicono che è una stoltezza dirselo».

 

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