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Lazio, l'ex tecnico di Cancellieri: «Con me il miglior Matteo. Perfetto per il 4-3-3 di Sarri»

Per i biancocelesti un investimento importante da 7 milioni di euro più bonus (1,5)

Lazio, l'ex tecnico di Cancellieri: «Con me il miglior Matteo. Perfetto per il 4-3-3 di Sarri»
di Valerio Marcangeli
4 Minuti di Lettura
Venerdì 1 Luglio 2022, 11:20 - Ultimo aggiornamento: 2 Luglio, 09:06

La Lazio chiude il secondo colpo estivo stupendo tutti: preso Matteo Cancellieri dal Verona, classe 2002. Un investimento importante da 7 milioni di euro più bonus (1,5) che lascia prevedere altri movimenti tra il club capitolino e quello scaligero. Ma tornando al nuovo arrivato, Sarri accoglie un ex gioiello del vivaio della Roma dove si è distinto soprattutto nella stagione 2018/19 segnando 18 gol in 18 partite e trascinando i giallorossi alla finale Scudetto. Ad allenarlo c’era Fabrizio Piccareta, ex vice di Paolo Di Canio al Sunderland e allo Swindon Town, che per descrivere con una parola Cancellieri non ha dubbi: «Prorompente».

Mister, lei più di tutti è riuscito a estrapolare il meglio dal giovane Matteo…

«Sì. Quello fu il mio primo anno alla Roma. Quel gruppo di 2002 era di grandissima qualità con Cancellieri, ma anche Bove, Zalewski, Milanese e Ciervo. Tutti rimasti ad alti livelli. Matteo era uno dei ragazzi che fin dall’inizio mi erano stati presentati come molto promettenti. Quella stagione a livello di squadra andò benissimo perché arrivammo in finale Scudetto dove perdemmo contro l’Inter di Esposito e Gnonto che cambiò la partita entrando nel secondo tempo».

Che annata fu quella del 2018/19 per Cancellieri?

«Matteo quell’anno fece un percorso particolare. Iniziò con me, ma dopo un torneo che facemmo in Qatar perdendo in finale contro i Rangers venne portato in Primavera. Il problema è che trovò poco spazio e dopo due settimane lo rimandarono da me. Non fu una cosa positiva perché non ritornò con lo stesso atteggiamento di prima. Non venne gestita benissimo la cosa».

Chiariamo subito le cose: il suo ruolo naturale è l’esterno d'attacco?

«Lui è un esterno, ha sempre giocato lì. Può agire sia sulla destra che sulla sinistra, ma per come lo conosco io in un 4-3-3 il ruolo dove si esprime meglio è alto a destra. Questo perché il suo pezzo migliore è quando punta per rientrare sul mancino e calciare, ha un tiro forte e preciso. Caratterialmente vuole sentirsi protagonista, per questo cerca di mettersi in luce durante la gara. Per me il gioco di Sarri è ideale per esaltare le sue caratteristiche».

Secondo lei può essere considerato un vice Immobile?

«Credo che un allenatore come Sarri sappia benissimo come adattare i calciatori in ruoli diversi. Mi viene in mente su tutti Mertens che con lui è esploso da falso nueve. Matteo ha grande velocità e gamba come Immobile, ma non ha i movimenti del capitano biancoceleste. Giocando in un ruolo centrale può fare bene solo in ripartenza, ma quando è la Lazio a fare la partita per me è molto più pericoloso da esterno. Parliamo comunque di un classe 2002 con grandi margini di miglioramento e apprendimento».

L’ultimo anno in Serie A non è stato semplice per il ragazzo…

«Con Tudor ha faticato perché il Verona non giocava con esterni d’attacco. Lui per esprimersi al meglio deve avere un giocatore alle spalle che difende, non ha le caratteristiche ad esempio per giocare come quarto o quinto. Parliamo però di un giocatore che ha una prospettiva fantastica».

La Lazio dovrà lavorarci molto a livello caratteriale?

«Un po’ sì. È un ragazzo che ha grande autostima, si sente un calciatore importante, ma non è presunzione la sua. Semplicemente se trova un ambiente e un grande allenatore come Sarri che gli dà fiducia allora si spreme fino all’ultima energia per lui».

Ci racconta un aneddoto?

«Per farvi capire che talento ha, in quell’anno dei 18 gol ben tre li segnò da centrocampo con una precisione impressionante. Questo lascia intendere quanto vede prima la giocata e quanto non ha paura di provarci».

Pensa che il suo passato lo potrà influenzare nella nuova avventura?

«Assolutamente no. Matteo è un professionista e non penso nemmeno che i tifosi della Lazio lo metteranno in difficoltà».

Infine sulla Nazionale: cos’ha provato nel vederlo esordire agli ordini del ct Mancini?

«Ho provato l'emozione di chi vede un ragazzo al quale si vuol bene vivere un momento così importante che lo ripaga di tutto il lavoro fatto e dei momenti difficili vissuti».

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