Bruno Conti: «Messi la star, ma occhio alla Francia. Che strano il Mondiale senza l’Italia»

Giovedì 14 Giugno 2018 di Alessandro Angeloni
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«Più siamo vicini al calcio d’inizio e più mi rode. Davvero». Ci mancherebbe, tutto comprensibile. Specie per uno come Bruno Conti, che il Mondiale, seppur trentasei anni fa, lo ha vinto, anche da protagonista. Perché per tutti, a Spagna ‘82, il migliore è stato lui. L’Italia non c’è in Russia, questo dà fastidio, non passa. «E’ un peccato, non l’abbiamo ancora metabolizzata. Ma ormai è inutile pensarci, andiamo avanti. L’importante è ricostruire e sembra che si sia cominciato un percorso nuovo. Bisogna essere ottimisti».
Che Mondiale si aspetta?
«Sono curioso, ci sono tante squadre sullo stesso livello. Non è facile stabilire oggi la migliore».
Ce n’è una in particolare sulla quale punterebbe?
«Non so se sarà in grado di vincere, ma dico la Francia».
Strano, da lei ci aspettavamo il Brasile.
«Ci mancherebbe, la Seleçao è nel podio delle favorite. Di diritto. La Francia mi piace, è una squadra fresca, piena di calciatori giovani molto interessanti. In più ha esperienza in queste competizioni. Sfuggito l’ultimo Europeo in casa, avrà anche voglia di rifarsi nella competizione più importante. La Francia vista contro l’Italia nell’ultima amichevole è sembrata “squadra”. Pronta per affrontare una competizione del genere».
In Francia, come in Germania, è stato aperto da tempo, un discorso sui giovani, che ha dato i suoi risultati. Cosa che qui non è successa.
«E’ un fatto di mentalità, da noi il problema è proprio questo. Qui si pensa a vincere e subito, senza aspettare la crescita dei giovani. Poi, certo, l’enorme flusso degli stranieri doveva essere razionalizzato cercando di puntare solo sulle eccellenze, come accadeva ai miei tempi. Invece, grazie ai tanti procuratori, c’è stata un’importazione di massa, che alla lunga ci ha penalizzato».
Del Brasile, dicevamo...
«Come si fa a non considerare la Seleçao. Neymar, Alisson, Firmino, Thiago Silva, Gabriel Jesus, Marcelo. Devo andare avanti?».
Alcuni hanno pure appena vinto la Champions.
«Appunto».
C’è Alisson, poi. Bisogna fargli gol, mica facile.
«Non sarà semplice, è carico, non vedeva l’ora di giocare il Mondiale da protagonista. Avrà gli occhi puntati addosso, se lo merita. E’ un bravo ragazzo oltre che uno straordinario portiere».
Sarà ancora affascinante vedere la sfida a distanza tra Ronaldo e Messi.
«Magari stavolta vedremo Leo togliersi la soddisfazione delle soddisfazioni. Lui è un numero uno».
Già, il Mondiale gli manca. Come se lo spiega?
«Ha sempre avuto molte pressioni, ha vissuto come un macigno l’eredità di Maradona. Non è stato facile, considerando che Diego il Mondiale lo ha vinto, come dicono tanti, da solo. Messi è un gradissimo calciatore, un fuoriclasse assoluto. Servirà un po’ di fortuna, chissà. Ha l’età giusta per vincere, poi diminuiranno le occasioni».
Argentina è data come una delle favorite.
«Ma non sempre arriva in fondo la favorita. Ne sappiamo qualcosa noi: Spagna ‘82 e Germania 2006, non eravamo certo i più forti. Bisogna essere squadra. Sono poche partite, come detto, dipende anche dalla fortuna».
Ma lei dice Francia.
«Mi piace, così come il Belgio, un’altra outsider. A proposito di squadre formate, strutturate. Poi c’è chi, come la Spagna, gioca forse il calcio migliore».
Il Portogallo campione d’Europa?
«Non credo possa ripetere l’impresa di due anni fa. Certo, da una formazione con dentro Ronaldo c’è da aspettarsi di tutto».
Ma tanto alla fine vince sempre la Germania, no?
«Se ci fosse l’Italia, direi di no...»


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