Italia, Jorginho: «Abbiamo più fame del Belgio. L'inno? Lo canto perché mi sento coinvolto»

Italia, Jorginho: «Abbiamo più fame del Belgio. L'inno? Lo canto perché mi sento coinvolto»
di Alessandro Angeloni
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Mercoledì 30 Giugno 2021, 14:39 - Ultimo aggiornamento: 1 Luglio, 00:29

dal nostro inviato

FIRENZE

L’uomo indispensabile, quello che gioca tutti i minuti di ogni partita. Jorginho, il professore. La Champions vinta e un Europeo da conquistare, lui in azzurro recita un ruolo da protagonista. Il centrocampista ha raggiunto un livello altissimo, ha maturato esperienza, che è stata aggiunta alla classe e alla limpidezza del tocco. Gli allenatori, di lui, non ne fanno mai a meno. C’è anche chi pensa Jorginho come possibile Pallone d’Oro, in caso di coppa alzata a Wembley l'11 luglio. Esagerato, forse. La sua risposta è alla Kante. «Io non ci penso. Tutto ciò che accade è la conseguenza del nostro lavoro. La mia priorità è il gruppo, che viene prima di tutto. Gioire con i compagni è meglio che gioire da solo. E’ più importante la vittoria del collettivo». 

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Ora c’è il Belgio, un altro ostacolo. «Come preparerei la partita se fossi un ct? Intanto manca ancora qualche anno, voglio ancora giocare. Magari un giorno, chissà, ma poi se farò l’allenatore dovrò rinunciare alla vita privata... (sorride, ndr) Comunque direi ai miei giocatori che ci vuole rispetto, ma pure che ogni squadra ha un punto debole. Bisogna avere coraggio ed andarlo a scovare. De Bruyne come si marca? E’ uno che fa la differenza, ha intelligenza calcistica. Fermarlo è difficile, ha sempre una soluzione, uno spazio da occupare. Va limitato, non deve andare al cross, è bravo a mettere palloni forti tra difensori e portiere. Insomma, bisogna toglierli spazio, limitarlo il più possibile. La formula tattica vincente? Non ce n’è una, deve essere bravo il nostro allenatore a capire le caratteristiche degli avversari e trovare il sistema per contrastarle e annullare le loro qualità, esaltando le nostre».

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Allenatore in campo

Jorginho, il ct lo fa anche ora, da dentro il campo, da leader di movimento, ma consigli a Mancini non ne dà. Contro l’Austria si è meritato il nomignolo di radio Jorginho, uno che alla squadra parla in continuazione, specie nei momenti complicati. «Sabato la partita si era messa male, gli avversari pressavano molto e ci mettevano in difficoltà. Abbiamo solo dovuto mantenere la concentrazione. Mi fa piacere che mi ascoltano». Ora che non ci sono Francia e Germania, l’Italia ci crede di più?

«Ci credevamo da quando abbiamo cominciato, ci crediamo anche ora. L’Italia è la sorpresa? Nel calcio di oggi non ci sono né sorprese né favorite, ogni squadra può mettere in difficoltà un’altra. Non è più il calcio di una volta, quando di molte partite già sapevi come andava a finire. Certo, speriamo che l’Italia possa essere una sorpresa. Non sappiamo dove possiamo arrivare. Cosa ha più del Belgio? Forse la fame di vincere».

Amore azzurro

Parole dolci per il ct, dopo quelle di Immobile. «Mancini ci trasmette molta serenità, crede in noi e lo sentiamo. Ci dà fiducia, ci fa sentire forti. Parla sempre con tutti, coinvolge ogni giocatore, ci aiuta nella maniera corretta. Ora non si può sbagliare, non dobbiamo pensare di avere fatto il massimo. Bisogna lavorare ancora di più, servono sacrifici, il cammino è giusto: bisogna stringere i denti ed essere fiduciosi. Ogni volta che vinci una partita devi essere felice e poi devi pensare che ce n’è subito un’altra da vincere». Infine, una botta di patriottismo. Che va evidenziata proprio perché lui non è un italiano doc, essendo nato in Brasile. Ma l’inno lo canta come gli altri, forse anche con più enfasi. «Cosa provo? Mi vengono in mente i ricordi, penso al mio percorso. Rappresentare l’Italia è qualcosa di grande. Lo canto con sentimento, lo sento forte dentro di me. Io e i miei compagni».

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