Bayern campione del mondo: battuto il Tigres 1-0: sesto titolo da giugno. Come il Barça di Guardiola

Bayern campione del mondo: battuto il Tigres 1-0: sesto titolo da giugno. Come il Barça di Guardiola
di Vanni Zagnoli
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Giovedì 11 Febbraio 2021, 21:20 - Ultimo aggiornamento: 23:04

L’Europa vince ancora il mondiale per club. Dal 2007, quando il Milan battè il Boca juniors ai rigori, il vecchio continente ha perso una sola edizione, nel 2012, con l’1-0 del Corinthians sul Chelsea di Rafa Benitez, gol di Guerrero.

A Doha, in Qatar, dove da novembre 2022 si disputerà il mondiale, il Bayern Monaco batte il Tigres, squadra messicana, per 1-0. Risolve Pavard, il difensore francese campione del mondo, titolare nella finale di Russia del 2018, contro la Croazia. Al 14’ della ripresa, cross di sinistro dalla trequarti di Kimmich, Lewandowski di testa è in anticipo sull’uscita di Guzman, il rimpallo è laterale, Pavard tocca in porta, l’arbitro Ostojich (Uruguay) annulla per fuorigioco, il Var convalida.

Partita a senso unico, al di là del punteggio e di un ritmo basso, i tedeschi erano senza Muller, in isolamento per la positività al covid, e senza Jerome Boateng, tornato in Germania dopo il ritrovamento senza vita della sua ex, Kasia Lenhard. Prima della finale arriva il tweet di Frank Ribery, ad augurare agli ex compagni il sesto titolo stagionale, enplein centrato, insomma.

Vicecampione d’Europa con la Francia, nel 2016, Gignac è il trascinatore dei gialloblù, ha deciso la semifinale sul Palmeiras, suggerisce per Quinones che calcia alto. Il resto è dei rossi, con occasioni per Coman e Davies, con il gol di Kimmich da fuori, gran destro, annullato al Var perchè Lewandowski è sulla traiettoria e in fuorigioco. Coman è anticipato, poi la traversa di Sanè con una bella girata. 

Il Bayern non ha fretta, neppure nella ripresa, è insidioso con Sanè e Gnabry. La squadra di Tuca Ferretti, brasiliano naturalizzato messicano, sperava nei rigori o in un gol episodico, quando subisce la rete di Pavard non ha più chances. Contiene con dignità, limita il passivo, anche di fronte al triplo cambio del finale, con ingresso di Douglas Costa per Coman, in una staffetta tra ex juventini. Tolisso calcia da fuori, il portiere Guzman è incerto, palo. L’unica chance dei centramericani è sulla mezza rovesciata di Gignac. Salcedo rischia l’autogol, Douglas Costa trova la respinta del portiere.

Arriva il 4° titolo mondiale per il Bayern (il sesto da giugno, come il Barça di Guardiola nel 2009), nel ’76 e nel 2001 era coppa Intercontinentale, nel 2013 era già mondiale per club. Mettendo assieme i due albi d’oro, comanda il Real Madrid con 7 trofei, poi Milan e Bayern a 4, nel gruppo a 3 c’è anche l’Inter.

E’ il trionfo dei bavaresi, che comunque vincono giocando bene e segnando generalmente tanto, dominando spesso il gioco. La Lazio proverà a impegnarli il più possibile, nell’ottavo di finale di Champions. Sorride Hans-Dieter Flick, che cambiato la storia del Bayern, perdente in Europa con Guardiola e incapace di pazientare con Ancelotti, esonerato nel 2017 dopo appena 15 mesi. 

I tedeschi si aggiudicarono 3 coppe dei Campioni con Lattek e Cramer, negli anni ’70, e tre Champions: nel 2000-1 con Hitzfeld, nel 11-12 con il vecchio Heynckes, in estate con Flick, subentrato a Kovac, sul Psg. Flick era stato per 8 anni vice di Low, in nazionale, dopo il lockdown si è preso la Bundesliga, la coppa di Germania e la Champions. Pausa breve e la supercoppa Europea sul Siviglia, 2-1 ai supplementari, e supercoppa di Germania. Il mese scorso è uscito al secondo turno di coppa tedesca contro l’Holstein, club di seconda divisione, ma in campionato è già a +7 sul Lipsia, dopo le partenze faticate delle ultime stagioni.

Il Pallone di bronzo del mondiale per club va a Kimmich, quello d’argento a Gignac, tre reti, nel torneo, il Pallone d’oro per Lewandowski, che peraltro in finale non ha brillato. Avrebbe probabilmente vinto quello vero, se fosse stato assegnato, gioisce per questo riconoscimento, consegnato da Kakà. Ha 32 anni e nel 2010 era già del Genoa, arrivava dal Lech Poznan, il dietrofront fu probabilmente del presidente Preziosi, si parla anche di commissioni troppo alte, a margine dei 4,5 milioni di costo, e di un tentativo del club polacco di alzare il prezzo. 

A Doha era presente qualche migliaio di spettatori. Il Tigres era la prima squadra messicana in finale al mondiale per club. Onora la tradizione del Paese, che ai campionati mondiali è mancato appena 5 volte. Il Messico vanta i quarti del ’70 e dell’86, in casa, e ora viene da 7 uscite agli ottavi. Ha un titolo, un terzo e due quarti posti alla Confederations cup. E da stasera anche un secondo al mondiale per club. Terzo l’Al Ahly (Egitto), ai rigori, per l’errore dal dischetto di Felipe Melo, del Palmeiras. Dal 2005, quando è stato istituito il mondiale per club con formula a eliminazione diretta, era la 5^ volta che la vincitrice della coppa Libertadores non arrivava in finale. Sarà felice il presidente della Fifa Gianni Infantino che ama rendere il calcio il più mondiale possibile. I messicani di Ferretti hanno dato un bel segnale.

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