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Pallotta al bivio: o vende o la Roma rischia

James Pallotta
di Stefano Carina
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 5 Agosto 2020, 07:34 - Ultimo aggiornamento: 11:54

I documenti sono pronti da giorni. E la trasmissione, una volta siglati, sarebbe velocissima. Tocca a Pallotta firmare il passaggio di consegne a Friedkin. L’offerta è sempre quella: 490 milioni, ai quali sommarne altri 85 da destinare all’aumento di capitale che di ora in ora assume sempre più importanza nell’imprimere l’accelerazione definitiva alla trattativa. Il 19 agosto (termine slittato di una settimana, iniziando la serie A il 19 settembre) è la scadenza per presentare alla Covisoc le garanzie per l’iscrizione del club giallorosso al prossimo campionato. E l’organo di vigilanza della Figc è stato chiaro con Trigoria: alla luce del passaggio nella semestrale, nel quale emerge nella relazione di Deloitte «un richiamo relativo a dubbi significativi sulla continuità aziendale», le assicurazioni verbali non bastano. Bisogna spiegare come avverrà lo sviluppo dei versamenti. E soprattutto chi se ne farà carico. In quest’ottica, nelle prossime settimane, la Consob dovrà dare l’ok al prospetto dell’aumento di capitale, da completare entro il 31 dicembre. Le cifre sono note: 60 milioni (attualmente suddivisi così: 42 ad appannaggio del socio di maggioranza e 18 dei piccoli azionisti). Meno chi dovrà immetterli.
TEMPI RISTRETTI
Pallotta si trova in queste ore davanti ad un bivio. Accettare la proposta di Friedkin che gli garantirebbe però un guadagno di circa 180 milioni netti (con una minus valenza che si assesterebbe intorno ai 120) oppure rischiare. La seconda ipotesi ha il volto di Fahad Al Baker. L’uomo d’affari mediorientale (affiancato da due soci, rimasti per ora al coperto), proprietario della Winners Kuwait, che soltanto poche ore fa ha detto di attendersi una risposta positiva alla proposta presentata, è - al momento - l’unica alternativa a Friedkin. Il problema è che non avendo avuto il tempo di effettuare la due-diligence, l’offerta preliminare che ha presentato (superiore a quella del magnate texano, pur non arrivando ai 600 milioni) non è vincolante (non lo è ancora nemmeno quella di Friedkin, ma i rispettivi studi di avvocati, anche nella giornata di ieri, hanno ormai delineato modalità, pagamenti, garanzie e fideiussioni nei minimi dettagli). Lo diventerebbe a seguito di un’accurata analisi dei conti, che non si può limitare ad uno studio dei documenti della data-room del club. Si torna quindi al punto di partenza: i tempi. Aspettando ancora, Pallotta si troverebbe a dover fronteggiare delle scadenze (legate all’aumento di capitale) che non ha più voglia di sostenere. Con il rischio, tra l’altro, che una volta effettuata la due-diligence l’offerta di Al Baker possa essere modificata verso il basso. Senza contare inoltre che Friedkin - già infastidito dall’improvviso materializzarsi di soggetti interessati all’acquisizione della società - potrebbe anche lasciare all’improvviso il tavolo delle trattative.
COUNTDOWN
L’ultima parola spetta quindi a Jim. Che in cuor suo, spinto dai soci a lasciare, aspetta segnali anche dalla cordata sudamericana con base in Ecuador ma portafoglio in Uruguay, molto attiva a livello mediatico sino ad una decina di giorni fa, tanto da promettere di presentarsi con l’acquisto di Cavani (ora vicino al Benfica). Contatto che lo stesso Pallotta si era procurato per poi affidarlo alla consulenza di Baldini. La corsa tuttavia sembra ormai ristretta a due soggetti. Con Friedkin in netto vantaggio a meno che Al Baker non presenti nelle prossime ore un’offerta vincolante. La chiave della vicenda è tutta qui. Il tempo delle scelte è arrivato. E probabilmente sarà più rapido rispetto ai 10 giorni che si attendono in Kuwait.

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