Tata Brown, il campione guerriero che diede il via alla vittoria mondiale dell'Argentina

Mercoledì 14 Agosto 2019 di Alessandro Angeloni
«Un día de máxima tristeza. Nos deja nuestro gladiador José Luis Brown». E’ un giorno di massima tristezza, ci lascia il nostro gladiatore José Luis Brown, lo si legge sui social dell’Estudiantes de La Plata, squadra dove tutto cominciò nel lontano 1975. A sessantadue anni finisce la vita di Josè Luis, cominciano i ricordi: “El Tata” Brown, il Passarella buono, quello che piaceva a Diego Maradona, con cui ha trionfato nel 1986 dopo quella finale emozionante contro la Germania. All’Azteca di Città del Messico, un caldo terribile, Brown segna il gol dell’1-0 al mitico Harald Schumacher, con uno splendido stacco di testa. Un gol solo con la maglia del suo Paese. Quello lì, nelle trentasei presenze con l’Albiceleste. Una rete che lo fa planare di diritto nella leggenda argentina, pur non essendo mai stato un esteta del calcio, né un “giocatore maledetto” come tanti reduci dal mondiale del 1978. Brown la palla non sapeva accarezzarla, la prendeva a morsi, come tutta quella banda di ragazzacci che trionfò in Messico con la nazionale di Bilardo. Lo ricordiamo, in quella finale, a parte il gol dell’1-0 (il raddoppio lo firma Valdano, poi la rimonta tedesca arriva con Rummenigge e Voeller, infine l’apoteosi con la rete di Burruchaga) anche perché gioca con una spalla rotta e il dito infilato in una maglia appositamente bucata. Questo per non abbandonare la battaglia e quel gesto lo ha reso eroe.

LA CAVALCATA
Brown è stato in campo da titolare in tutte e sette le partite messicane: Bilardo sceglie lui e non Daniel Passarella, rimasto a casa all’ultimo momento per poco convincenti problemi intestinali, la verità è che il ct voleva una squadra vera e di primedonne ne bastava una, e tra Daniel e Diego optò per quest’ultimo. Mica scemo. «Un Toro», lo definisce proprio il suo amico Dieguito salutando con commozione la sua scomparsa. «Quelli che hanno goduto della tua amicizia, non ti dimenticheranno mai. Hai fatto un gol alla finale di un mondiale, hai giocato con la spalla rotta e hai saputo quanto pesa la coppa del mondo. Riposa in pace», il messaggio del Capitano di quella leggendaria Argentina. Brown non era Passarella, appunto, era il suo opposto. Non aveva il piede magico, né quel carisma. Era un operaio, un gladiatore. Ma ora è immortale insieme a quella vittoria di 33 anni fa e con quel gruppo, nel quale brillavano le stelle di Maradona, Valdano e Burruchaga. Era un’Argentina di sostanza, Brown era tra i principali rappresentati di quei guerrieri con la maglia dell’Albiceleste, che portavano il nome di Batista (del quale è diventato vice della Seleccion under 17, vedendo crescere Messi dall’Olimpiade di Pechino), Pumpido, Ruggeri, Cuciuffo, tanto per ricordarne alcuni. Quel guerriero è stato abbattuto da una grave forma degenerativa del morbo di Alzheimer a solo 62 anni. E in tanti gli hanno voluto dedicare un pensiero. Sono arrivati via social i messaggi istituzionali, quello del profilo Coppa del Mondo della FIFA, poi quelli dei club argentini e non solo e non necessariamente quelli in cui ha giocato, ad esempio lo ha voluto ricordare anche il San Lorenzo. Infine sono arrivati quelli dei vecchi compagni, come il portiere Pumpido, numero uno di quell’Argentina, che ha pubblicato una foto di un loro abbraccio, e anche quello di Gabriel Batistuta, ex bomber scudettato della Roma. 



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