Nba, la ripartenza nella bolla di Orlando è tutta un messaggio

Nba, la ripartenza nella bolla di Orlando è tutta un messaggio
di Gianluca Cordella
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Mercoledì 29 Luglio 2020, 09:30

Si fa presto a parlare di incertezza per lo sport che riparte dopo il Covid. Ma nel caso della Nba ha senso un pochino di più che per altre leghe e per altri sport. Non fosse altro perché a poco più di 24 dalla palla a due della ripartenza (si comincia nella notte tra giovedì e venerdì con Pelicans-Jazz e Lakers-Clippers, dirette dalle 00.30 e dalle 3 su Sky Sport) ancora non si sa bene chi scenderà in campo. I roster ufficiali - al momento dell’ingresso dei 22 team nella “bolla” del Disney World Resort di Orlando (sono state escluse le 8 squadre matematicamente fuori dai playoff), non sono mai stati annunciati pubblicamente. Questione di privacy: chi non era a Orlando, salvo rinunce volontarie, aveva il Coronavirus. E dunque il suo nome non poteva essere fatto pubblicamente. E anche tra chi a Disney World ci è stato dall’inizio, c’è chi non potrà scendere in campo subito, come Lou Williams dei Clippers, bloccato in quarantena per 10 giorni per essere uscito dalla bolla ed essersi concesso una serata “mondana”, diciamo così, in uno strip club di Atlanta. Sono le ferree regole Nba, le stesse che hanno costretto Kristaps Porzingis a saltare l’amichevole tra i suoi Mavs e Indiana, per essersi dimenticato di sottoporsi al test quotidiano.

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D’altra parte per ricominciare in un Paese, come gli Stati Uniti, in cui i numeri dei contagi fanno ancora paura era necessario stabilire un protocollo rigidissimo. E pace se i giocatori dovranno stare lontani dalle famiglie nella migliore delle ipotesi fino al 30 agosto (ma sono in isolamento dall’inizio di giugno), quando sarà concluso il primo turno dei playoff. Ai giocatori è stato concesso qualche lusso, quello sì: c’è chi ha voluto in camera schermi tv panoramici e chi non ha fatto a meno della sua camera iperbarica. E non sono mancate le polemiche “di classe” con i gregari che hanno denunciato un trattamento logistico molto differente da quello riservato alle superstar. Ma sulla sicurezza, nulla da dire. Tamponi continui per tutti, isolamenti ponderati in base all’entità dello strappo e, ovviamente, all’esito dei tamponi stessi, sanificazioni continue. Lo stesso dicasi per i campi allestiti secondo le regole del distanziamento sociale e con la personalizzazione di qualsiasi cosa, dagli asciugamani alle borracce. Si giocherà ovviamente a porte chiuse, ma intorno al campo sono stati allestiti dei maxischermi da cinque metri l’uno che permetteranno a 320 tifosi (tra familiari dei giocatori e vincitori di un contest di uno dei tanti sponsor) di far sentire il loro sostegno anche da casa. Ma, soprattutto, questa sarà una ripartenza nel segno del sociale.

BLACK LIVES MATTER
La protesta dopo l’uccisione di George Floyd ha scosso i giocatori e la Lega ha assecondato la loro voglia di farsi sentire. La scritta Black lives matter comparirà sui parquet dove i giocatori potranno inginocchiarsi durante l’inno. Sulle maglia ognuno ha avuto la possibilità di sostituire il proprio nome con una parola simbolo della campagna antirazzista, anche nella propria lingua madre. Marco Belinelli e Nicolò Melli hanno scelto “uguaglianza”, mentre Danilo Gallinari ha preferito “giustizia”. Qualcuno, vedi Anthony Davis e LeBron James, hanno preferito andare avanti con il proprio nome: pur approvando le ragioni della campagna della Lega non ne hanno condiviso il risultato finale o il processo decisionale. LeBron che però ha appoggiato la protesta per la giustizia sociale delle giocatrici Wnba sfoggiando la felpa arancione d’ordinanza (il collega Kyrie Irving ha anche donato 1,5 milioni di dollari alle giocatrici rimaste senza stipendio). Ah già: poi ci sarebbe il campo. Chi vincerà? La griglia è più o meno la stessa. Bucks, Raptors e Celtics favoriti a Est, Lakers, Clippers e Rockets a Ovest. Tra le squadre top, rifiuti, infortuni e pandemia hanno flagellato soprattutto i Nets, ormai fuori dai giochi. Ottantotto gare fino ai playoff, primo turno dal 17 agosto, Finals dal 30 settembre. E poi via, dritti verso il Draft del 16 ottobre e verso il via della nuova stagione, calendarizzato per il 1° dicembre. Organizzazione totale e ad ampia gittata: per ripartire serviva proprio quella.

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