Il nuovo ct dell'Italia Messina: «Obiettivo Rio con lacrime e sudore»

Il nuovo ct dell'Italia Messina: «Obiettivo Rio con lacrime e sudore»
di Carlo Santi
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Giovedì 21 Gennaio 2016, 09:40

Emozionato come il primo giorno di scuola, emozionato più della prima volta quando, ventitrè anni fa, Ettore Messina è entrato nello stesso Salone d'Onore del Con accompagnato da Alfredo Cazzola, patron della Virtus Bologna, per prendere possesso della nazionale di basket. Lo hanno accolto il presidente della Federbasket, Gianni Petrucci, e il numero 1 del Coni, Giovanni Malagò, insieme al presidente della Lega Basket, Nando Marino. «Il ritorno di Messina in Italia lo ha voluto tutto il mondo dello sport», ha detto Petrucci ricordando che il cittì lavorerà gratis. Malagò ha spiegato che andare a Rio con la nazionale del basket è importante. «Con tutto il rispetto per le altre squadre, la pallacanestro è lo sport di squadra ai Giochi. La nostra spedizione avrà un sapore diverso con questa nazionale».
Ettore Messina, questo è il primo giorno...
«La prima volta ero entusiasta e incosciente quando il presidente mi affidò la nazionale. Adesso so cosa vuole dire e non vi nascondo che è un sentimento che si fa sentire».
L'entusiasmo è grande, vero Messina?
«Vorrei dare qualcosa in cambio ma non posso dire tranquilli, andiamo a Rio. Il mio Roosevelt è Petrucci: alimenta i sogni impossibili. Io sono il vostro Churchill e vi prometto lacrime, sudore e sangue».
Rio è il traguardo che l'Italia insegue. Ci riusciremo?
«L'impegno sarà massimo. Il mio sogno personale è partecipare alla sfilata inaugurale delle Olimpiadi».
C'è un giocatore al quale affidare la leadership della nazionale?
«Non ci sarà, sarebbe non aiutare coloro che potrebbero esserlo: tutti devo fare tutto, attaccare e difendere, qui non è come nel calcio dove un Maradona o un Messi possono risolvere con una giocata».
L'ultimo europeo doveva portare l'Italia in alto. Non è accaduto e lei ha pensato di poter tornare sulla panchina della nazionale?
«Dopo l'Europeo si intuiva che c'erano differenti vedute tra Pianigiani e Petrucci. Pensavo che il divorzio ci sarebbe stato più avanti».
Quando è avvenuto, ha creduto di essere lei il cittì?
«Se non me lo avessero chiesto mi sarei offeso. Quel posto è per titoli, come accade con i primari. E io quei titoli credo di possederli».
Che nazionale sarà la sua?
«Eredito da Pianigiani una squadra in salute, con giocatori che hanno riscoperto il sapore della maglia azzurra. C'è un ambiente coeso, uno staff moderno».
Agli Europei i cammino si è interrotto. Questione di dettagli, vero?
«A San Antonio il mio capo allenatore Popovich ci dice che ci sono cose di una partita che non puoi controllare ma molte altre le puoi gestire e non appartengono al caso. Nei finali occorre procurarsi dei tiri liberi, non si può lasciare un tiro facile all'avversario, non te lo puoi permettere. Ma queste cose le sa anche Pianigiani: l'importante è farle».
Le squadre italiane non brillano e in Eurolega nessuna è arrivata alle Top 16. Siamo in ribasso?
«Quest'anno abbiamo il campionato più equilibrato degli ultimi dieci. Il sogno è avere italiani che giocano di più ma giovani interessanti ci sono: i tre che sono nella Nba, Gentile e Hackett, tutti usciti dai nostri vivai e da tante regioni. Non servono norme protettive come c'erano in Russia: non stimolano la crescita. Devi sgomitare come fa Gentile e Belinelli. Chi pensava che Marco sarebbe diventato un giocatore così?»