LeBron James sull'attacco al Congresso: «Ci sono due Americhe in base al colore della pelle»

LeBron James sull'attacco al Congresso: «Ci sono due Americhe in base al colore della pelle»
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Venerdì 8 Gennaio 2021, 11:42 - Ultimo aggiornamento: 11:51

Non bastavano i gesti di ieri e di stanotte in NBA,dove tutte franchigie si sono prima strette in un abbraccio e poi inginocchiate in campo per dissociarsi da quanto accaduto al Campidoglio di Washington. Oggi anche il campione dei Lakers LeBron James ha detto la sua sull'assalto al Congresso da parte dei sostenitori pro-Trump: «Lo capite ora? Io conosco la risposta - ha scritto su Instagram sotto una foto con una maglia dedicata a quanto successo - voi ancora no perché, qualunque cosa accada, ancora non sarete giudicati, guardati come pazzi, incatenati, picchiati, impiccati, colpiti a morte a causa del colore della vostra pelle! Viviamo in due Americhe ed è stato chiaro al massimo in diretta ieri, nella capitale del nostro Paese al Congresso!».

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Prima di LeBron tanti colleghi si erano espressi sul tema. A partire dal coach dei Sixers Doc Rivers, sempre in prima linea quando si parla di diritti dell'uomo e di discriminazione: «Ovviamente quello che abbiamo è disturbante e triste, ma non è un attacco alla democrazia. Perché la democrazia prevarrà sempre. Ma rivela comunque molto. Quest’estate, quando ci sono state le proteste, si vedevano la polizia, la guardia nazionale e l’esercito. Ora guardi le immagini e non c’è niente di tutto questo. Sostanzialmente certifica che c’è una vita privilegiata e una no. Riuscite a immaginare cosa sarebbe successo se fossero state delle persone di colore ad assaltare il Capitol Hill? Per me quella è un’immagine che vale mille parole. Nessun cane della polizia rivolto contro le persone, nessun manganello che colpisce la gente, tutti semplicemente scortati fuori dal Congresso in maniera pacifica. Quindi è possibile disperdere una folla in maniera pacifica, si può fare. È un giorno triste per molti motivi, ma è parte di quello che siamo e dobbiamo risolverlo».

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