Lakers, le ragioni del fallimento. E Lebron rinuncia alle Olimpiadi

Lakers, le ragioni del fallimento. E Lebron rinuncia alle Olimpiadi
di Marino Petrelli
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Dal trionfo alla eliminazione al primo turno dei play off. In meno di sette mesi. E’ la parabola vissuta dai Los Angeles Lakers vincitori del titolo Nba lo scorso 11 ottobre 2020 al termine di una stagione particolare e chiusa nella bolla di Orlando e oggi fuori dalla corsa all’anello 2021. L’impresa è firmata dagli ottimi Phoenix Suns di un Devin Booker che solo in gara 6, vinta allo Staples Center, la casa dei Lakers 100-113, ha messo a segno 47 punti, conditi con 13 rimbalzi. E’ la quinta squadra campione in carica ad essere eliminata al primo turno.

Lebron, intanto, si tira fuori dalla Nazionale che giocherà le Olimpiadi a Tokyo. Uscirà il film Space Jam, A New Legacy e il giocatore, come riportato da Bleacher Report, è stato chiaro: “Penso che giocherò per la Tune Squad quest’estate invece delle Olimpiadi. Ci prepareremo a sconfiggere i MonStars, o la Goon Squad visto che ora si chiamano così.” Dopo aver vinto due ori ed un bronzo con Team USA, James lascerà quindi spazio alle nuove leve.

Ripetersi, in Nba, non è mai semplice. Il cosiddetto “back to back”, ovvero rivincere per due stagioni di fila, dal 2000 è avvenuto solo tre volte, uno proprio compiuto dai Lakers e uno a testa di Miami, 2013 e 2014 entrambe le volte in finale contro San Antonio, e Golden State nel 2017 e 2018 in finale contro Cleveland di Lebron. Perché questa impresa sia così difficile non è facile dirlo con certezza. Per appagamento o per flessione mentale, sicuramente. Ma nel caso dei Lakers anche per una minore profondità e quindi di qualità nell’organico. Lebron James e Anthony Davis, le due super star, da sole non sono bastate e alcuni giocatori acquistati per rafforzare il roster hanno avuto più problemi del previsto per entrare nello “spirito” giallo viola. Non esente da critiche è stato anche coach Frank Vogel, a ottobre osannato per aver riportato l’anello Nba a Los Angeles, sponda Lakers, dopo dieci anni esatti dall’ultimo trionfo. A lui, in particolare, viene fatto pesare in questa stagione l’aver messo Marc Gasol ai margini delle rotazioni

Gli infortuni hanno avuto un peso rilevante. Che non vogliono essere un’attenuante, ma dopo un avvio piuttosto buono, sono cominciati i momenti difficili, tra qualche positività al Covid-19 e gli stop di Davis e James a distanza ravvicinata. Non senza scordare la lunga e mai ben spiegata assenza del tedesco Schroeder, arrivato da Oklahoma City e diventato play titolare nella stagione della difesa del titolo. Senza tre pedine così importanti da febbraio in poi, rientrate a singhiozzo, ma mai tornate a essere determinanti, è chiaro che i Lakers siano diventati vulnerabili, fino a scivolare in classifica rischiando di uscire ancor prima dei play off, nello “spareggio” vinto contro Golden State e poi arrivati stanchi e scarichi al primo turno nel quale, va ripetuto, i Suns sono stati più forti senza se e senza ma. 

LEBRON TRA PRESENTE E FUTURO - E’ stato chiesto a James come ci si sente ad essere eliminato al primo turno per la prima volta nella carriera (il suo record era ancora immacolato, 14-0). “Ogni stagione è diversa, e ogni sfida ha le proprie difficoltà - dice il “prescelto” -. È tempo di pensare a cosa bisogna aggiustare, e avremo la possibilità di farlo in questa off season.”. E ha aggiunto: “Bisogna fare i complimenti ai Suns, a Monty Williams, a Book e l’ottima squadra, hanno giocato bene, c’è tanto rispetto per loro. Dal momento in cui siamo entrati nella bolla di Orlando fino ad oggi è stato estenuante. Mentalmente, fisicamente, spiritualmente, emotivamente. Senza una pausa. Ogni squadra ha dovuto affrontare questa situazione, ovviamente. Ma per noi e Miami (finalista ad ottobre ed eliminata 4-0 dai Milwaukee Bucks, ndr) è stata una situazione più pesante del solito: siamo rimasti a lungo nella bolla e poi tornati subito in campo per questa stagione. È stato prosciugante”. 

Il futuro dei Lakers è tutto da scrivere. Intanto giocatori e staff avranno un mese intero senza allenamenti e senza particolari impegni con stampa e eventi legati agli sponsor. Servirà  per staccare totalmente al termine di una stagione che è stata letteralmente senza soste. Lui e Davis, in scadenza rispettivamente nel 2023 e nel 2025, sono le colonne da cui ripartire, il resto della squadra è tutta da verificare. Dennis Schröder si è detto ottimista su un suo ritorno, pur avendo rifiutato un quadriennale da oltre 20 milioni a stagione durante la regular season e avendo avuto qualche messaggio sui social poco simpatico da alcuni tifosi giallo viola non soddisfatti del suo rendimento. Da valutare le posizioni di Drummond, Harrell (rimasto in panchina in gara 5 e buona parte di gara 6), Alex Caruso, Markieff Morris e Talen Horton-Tucker. 

Il 2020 è stato un anno eccezionale, dalla scomparsa di Kobe Bryant a gennaio al titolo a ottobre, il 2021 è cominciato malissimo, ma c’è tempo per resettare e ripartire. Dopo aver perso la corona, la regina ha ancora voglia di andare a riprendersela, salute permettendo.

Venerdì 4 Giugno 2021, 20:22
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