Italbasket, Ricci: «La vittoria in Serbia è frutto di dedizione e spirito di squadra. A Tokyo per stupire ancora»

Italbasket, Ricci: «La vittoria in Serbia è frutto di dedizione e spirito di squadra. A Tokyo per stupire ancora»
di Marino Petrelli
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Martedì 6 Luglio 2021, 10:33

Una vittoria nata da lontano e frutto di un percorso cominciato due anni fa. Una crescita di un gruppo che, partita dopo partita ha cominciato a crederci sempre di più e che alla fine ha ottenuto il coronamento di un sogno. Di questo gruppo fa stabilmente parte Giampaolo Ricci, “Pippo” per gli amici, esempio di un giocatore cresciuto nei campionati minori e arrivato a battere la Serbia, a Belgrado, per la partita fino adesso più importante della sua carriera sportiva. Ragazzo limpido, solare, sempre con il sorriso anche in questa intervista. Farà parte del gruppo dei 12 che si ritroverà a Roma dal 12 al 15 luglio per l'ultimo mini raduno. Poi, il 16, si parte per il Giappone. Tutta Italia farà il tifo per loro.

-    Ricci, ha realizzato quello che è successo domenica? 
«Boh, forse ancora no (ride, ndr). Sono appena arrivato a casa e sto rivedendo la partita su Sky e solo adesso mi sto accorgendo di tante cose di cui non mi ero accorto. Gli occhi lucidi dello staff, i nostri tiri in attacco, la nostra forza di gruppo. L’abbraccio finale. Ragazzi, abbiamo vinto a Belgrado contro la Serbia. Ci hanno detto per due anni, ok ma è impossibile, bravi, ma loro sono molto più forti. Alla fine a Tokyo ci andiamo noi».

-    E ci andate con una grande partita e un torneo pre olimpico giocato davvero bene in ogni momento
«Una vittoria incredibile, è vero, giocata davvero con un’intensità pazzesca da parte di tutti. E’ una vittoria che nasce da lontano, da quel ricambio generazionale avviato due anni fa e che ora ottiene un risultato sempre sognato. Vogliamo tutti dare qualcosa in più, difendere forte, giocare e divertirci. In questi due anni Fontecchio e Polonara sono cresciuti con le loro esperienze estere, Nico (Mannion, ndr) spiega basket in maniera pazzesca, Pajola che è un veterano a 20 anni, Tonut che ha dimostrato anche in nazionale tutto il suo grande valore. Siamo tante stelle, ma tutte stelle. E oggi queste stelle hanno coronato un sogno».

-    La parola sogno è molto ricorrente in lei. Sarà che è partito “dal basso” e ora si ritrova alle Olimpiadi? 
«Assolutamente sì. Io vengo dal nulla. Giocare a Chieti o nella Stella Azzurra Roma è un po’ diverso rispetto alla serie A, ma quelle esperienze mi hanno fatto crescere, mi hanno formato come atleta e come uomo. Ho lavorato sempre duro in palestra e ogni sera volevo e voglio guardarmi allo specchio per dire di essere migliorato ogni volta un pizzico di più. Oggi posso dire di aver raccolto quanto seminato e spero che il percorso non sia ancora finito». 

-    Il sogno ritorna anche in suo post su Instagram di grande intensità in cui dice alla fine “Lo sport è vita e i sogni ogni tanto si avverano”. Un bel messaggio
«Domenica notte sono rientrato in camera alle 5 di mattina, ma ho voluto subito condividere un mio pensiero. Mi alleno duramente da quando sono molto piccolo ed è l’unico modo per migliorarsi. Le Olimpiadi  sono davvero qualcosa di unico, qualcosa di magico e volevo far sapere anche a chi mi legge cosa stavo provando».

-    A proposito di raccolto, in 20 giorni scudetto con la Virtus Bologna e qualificazione alle Olimpiadi. Meglio di così…
«Già, sembra incredibile. Prima di questo periodo, ho vinto solo la Coppa Italia, ma le ultime settimane sono state davvero incredibili, emozionanti, ricche di soddisfazioni personali e di squadra, sia nel club che in Nazionale. Non voglio fermarmi».

-    Vi siete salutati con Teodosic alla fine della partita contro la Serbia?
«Non particolarmente, ci siamo incrociati alcune volte in hotel, ma abbiamo visto che era un po’ teso e che la nostra amicizia nata alla Virtus andava tenuta per altri momenti. Siamo riusciti a limitarlo, così come gli altri tiratori serbi. Abbiamo giocato molte bene in difesa, anche meglio in attacco. Abbiamo avuto sempre impressioni positive e abbiamo giocato con fiducia, spirito di gruppo e testa sempre libera».

-    E ora a Tokyo tutto può accadere
«Siamo in un girone con Australia, Germania e Nigeria, è un girone tosto, ma sono tutte partite che puoi vincere e puoi perdere. Andiamo a Tokyo per continuare a stupirci e stupire. Ora lo sanno anche gli altri quanto valiamo, ci hanno scoperti. Non ci nascondiamo più».

-    E dopo le Olimpiadi cosa succederà per l’intero movimento cestistico italiano?
«Succederà che bisogna proseguire su questa strada. Il basket italiano ha qualità e non è vero che basta soltanto andare fuori dall’Italia per giocare ad alti livelli. Io ne sono un esempio. Bisogna puntare di più sui giocatori italiani e la partita contro la Serbia lo ha dimostrato, anche con ascolti in tv molto positivi. Proviamo a vendere meglio il prodotto, poi è chiaro che i risultati aiutano, ma per il momento diamo una mano».

-    La prossima stagione ritroverà Derthona in Serie A, dove ha giocato una stagione. Vuole dire qualcosa?
«Sono super felice della promozione di Tortona, cittadina che vive davvero di pane e basket. Hanno un progetto serio e tanta passione. Sarà un piacere ritrovarli da avversario e festeggiare la storica promozione»

-    Avversario sì, ma con quale maglia? 
«Entro un paio di giorni saprete dove giocherò l’anno prossimo, per ora non posso spoilerare nulla!».

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