Draft Nba, Mannion è solo 48° ma va ai Warriors. Nessuna chiamata per Eboua

Giovedì 19 Novembre 2020 di Vanni Zagnoli

Siamo tornati indietro di due, tre settimane, alle elezioni americane. E’ stata una notte molto statunitense, anche in Italia, con il draft Nba. In remoto, con giacche spettacolari e lacrime familiari, con un crogioulo di razze e di età, di papà e mamma, di fratelli e sorelle, di nipoti e parenti tutti.

Minnesota ha la prima scelta, prende Anthony Edwards, muscolare, dall’università Georgia, è una guardia di 19 anni. I primi sette sono tutti diciannovenni, compreso il primo europeo, il francese Killian Hayes, per nono è chiamato un israeliano, Deni Avdija, ai Washington Wizards. Poi ci sono scambi, di scelte, che portano a movimenti di mercato condivisi, profondi. Si aspettano altri stranieri e poi gli azzurri. Aspettando il pubblico, di uscire dalle bolle, almeno si vedono colori e corpi, tatuaggi e barbe, grinta ed emozioni, non solo d'archivio.

Il 17° è per i Minnesota Timberwolves, il più giovane, Pokusevski, serbo, dell’Olimpiacos: finirà a Oklahoma, in cambio di Ricky Rubio. Miami piglia il primo africano, Achiuwa, nigeriano.

Intanto la Nba tv mostra l’allenatore debuttante più personaggio, Steve Nash, ai Brooklyn Nets, con vice Mike D’Antoni, 69 anni. E poi le immagini dei momenti migliori delle finali Nba, comprese le prodezze di Toni Kucoc, il croato ammirato anche a Treviso.

Alle 5 e 45 italiane arriva finalmente il turno dell’Italia, con Nico Mannion, il figlio di Pace, gran tiratore di Cantù, visto anche a Reggio Emilia, quando venne promosso in A1, con Giordano Consolini in panchina. La chiamata è in 48^ posizione, onestamente molto alta rispetto alle aspettative, addirittura le speranze erano che fosse fra i primi 10, ovvero nella top ten dei migliori giovani del basket di oggi. Gioca nei Wildcats Arizona, è chiamato da una squadra fra le più competitive della stagione, i Golden State Warriors. Che peraltro nel backcourt hanno già Steph Curry e Klay Thompson, peraltro infortunato da un anno. Ecco, Mannion migliorerebbe tanto, allenandosi con quei due campioni.

Dodici anni fa, Danilo Gallinari fu l’ultimo azzurro scelto al primo giro, Mannion neanche ha avvicinato quella grande soddisfazione. All’inizio del decennio ci furono le chiamate fra i primi anche per Bargnani, che si è perso presto e ha lasciato il basket a 32 anni, e Belinelli. Poi fu la volta di Alessandro Gentile, mai arrivato in Nba, e un anno fa di Nicolò Melli, da freeagent. In America i primi italiani furono Stefano Rusconi e Vincenzo Esposito, in questo decennio anche Gigi Datome. 

Niccolò, all’anagrafe, Mannion è playmaker, cresciuto negli Usa ma felice di giocare nella nazionale italiana, in cui ha debuttato con il ct Meo Sacchetti nel 2018. Anche il padre venne scelto dalla franchigia di San Francisco, venne scelto sempre al secondo giro, nel 1983. Giocò anche a Utah, nel Nets, con i Milwaukee Bucks, i Pistons e gli Atlanta Hawks. Arrivò in Italia a 29 anni, a Cantù, poi a Treviso, a Caserta, a Reggio, Fabriano, Roseto e Siena. Chiuse a 42 anni, a Cefalù, in Sicilia. 

Nico ha vinto per due anni il titolo statale dell’Arizona con la Pinnacle High School di Phoenix, è stato premiato come giocatore dell’anno dello stato, da senior, si è fatto conoscere anche nei circuiti Aau e ha disputato il McDonald’s All-American e il Nike Hoop summit. Come college ha preferito gli Arizona Wildcats a Marquette e Villanova. E’ un grande passatore, un regista cerebrale, usa il pick and roll, tira bene piedi a terra e attacca la difesa mossa, mettendo palla a terra e usando il floater sopra le braccia dei difensori. Deve migliorare in difesa, data la gracilità, gli 86 chili per un metro e 90, e il tiro: in 4 degli ultimi 5 anni ha chiuso  sotto il 33% dalla lunga distanza, faticando soprattutto nei tiri dal palleggio. Deve migliorare la meccanica di tiro, per non fare semplice panchina. A inizio 2020 Nico era considerato sicuro “lottery pick”, ovvero fra i primi 14. Piaceva agli Utah Jazz per il primo giro (27° pick), invece è finito nella squadra che abbracciò per prima il padre, guardia tiratrice e ala piccola. Mannion junior conosce già Steph Curry, avendo partecipato negli anni scorsi al suo camp.

Fra i 60 scelti manca il camerunese Paul Eboua, cresciuto cestisticamente a Roma. A Pesaro la scorsa stagione aveva 21’ di media a partita con 7,4 e 5,3 rimbalzi. E’ ala piccola di 20 anni, iniziò nella Stella Azzurra, con l’allenatore Germano D’Arcangeli, passò a Roseto e nelle Pesaro, ora è di nuovo alla Stella Azzurra, nella capitale.

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