Nba, via ai playoff: Golden State davanti a tutti, poi il caos

Sabato 13 Aprile 2019 di Gianluca Cordella
Stephen Curry
Bentornata, incertezza. Scattano oggi i playoff Nba e la buona notizia è che la finale non sarà ovvia come negli ultimi quattro anni, animati dalle continue repliche di Warriors-Cavaliers. LeBron non c’è, fagocitato dal flop dei Lakers. Cleveland nemmeno, sprofondata nel nulla dopo l’addio di LeBron. Golden State, al contrario, è sempre là, ma senza quell’aura di onnipotenza che aveva accompagnato le cavalcate record delle scorse regular season. Warriors sempre favoriti, per carità, ma attenzione ai Bucks del probabile mvp Antetokounmpo, ai Rockets del fenomenale Harden, ai Raptors del ritrovato Leonard, alla giovane Phila o alla sorpresa Denver eccettera. Può succedere di tutto, in qualsiasi momento. E, pure se alla fine saranno sempre Curry e compagnia a infilarsi l’anello, basta questo oceano di variabili per far impennare l’attenzione.

WESTERN CONFERENCE
Partiamo da Ovest, zona di competenza dei campioni in carica. I Warriors sono ancora davanti a tutti, ma non in senso assoluto. Strano pensare che una stagione da 57 vinte e 25 perse possa essere la peggiore, ma per la Golden State dell’era Kerr è proprio così. L’assuefazione al successo inizia a pesare. Il cammino nei playoff comincia contro i Clippers di Danilo Gallinari, avversario più rognoso di quanto suggerisca la differenza tra i record stagionali. La qualità della panchina di Los Angeles e un Gallo in versione leader sono le armi a disposizione di coach Rivers per provare l’improbabile. Gli servirà un calo dei Warriors. Se non ci sarà, probabile una semifinale - Jazz permettendo - contro quei Rockets che un anno fa stavano riuscendo nel colpaccio. Houston, da allora, ha perso in profondità del roster ma ha sempre Harden - spaziale per tutta la stagione - e Paul, che se dovesse vincere la battaglia contro sfortuna e infortuni nei match che contano, può essere il fattore che manda in tilt la difesa californiana. Dalla parte opposta potrebbero emergere i Thunder di George e Westbrook, ma attenzione agli Spurs di Belinelli, alla 22ª partecipazione di fila alla post season: Denver e l’ottimo Jokic sono stati la sorpresa della stagione ma non hanno confidenza con gare di questo peso. La squadra di Popovich, sì.

EASTERN CONFERENCE
Diverso il discorso a Est, dove, almeno inizialmente, non dovrebbero esserci sorprese (ma i Nets sono un brutto cliente per Philadelphia). Dalle semifinali spariscono le certezze. La logica direbbe Milwaukee, miglior squadra della regular season con il suo fenomeno greco che viaggia verso il titolo di mvp. Ma vale lo stesso discorso fatto per i Nuggets: scarsa confidenza con questi match con, in più, qualche uomo non al top. Toronto ha forse il roster migliore ma il contingentamento dei minuti per Leonard ha fatto sì che la stella dei canadesi giocasse pochissimo con gli altri big, Lowry e Marc Gasol, appena 14 match. Basterà? Le bombe di Green, l’energia di Siakam e la forza della panchina sono però altre armi per coach Nurse. I Sixers dei giovani possono fare tutto e il contrario di tutto: Embiid, Simmons e Butler valgono da soli la finale, le pause di squadra sono una bomba a orologeria. E poi ci sono i Celtics, benissimo un anno fa, pessimi quest’anno. Dove sta la verità? Loro, comunque, hanno in Irving e Horford, due campioni in grado di alzare la qualità del gioco nei playoff.
Bolgia sia, dunque. Fino al 30 maggio, data di avvio delle Finals, può succedere di tutto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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