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Sochi 2014, Zoeggeler vuole la sesta medaglia
«Largo ai giovani, ma dopo le Olimpiadi»

Sochi 2014, Zoeggeler vuole la sesta medaglia «Largo ai giovani, ma dopo le Olimpiadi»
di Carlo Santi
3 Minuti di Lettura
Venerdì 3 Gennaio 2014, 21:51 - Ultimo aggiornamento: 4 Gennaio, 02:23
Armin Zoeggeler il pi grande slittinista della storia. Oggi il carabiniere nato a Merano compie 40 anni. L’uomo che sa scivolare nei budelli di ghiaccio come nessuno sa fare, festeggia il compleanno in Germania, a Koeningssee, dove si sta allenando e dove è pronto per la Viessmann World Cup. «Come capita spesso in questo giorno - dice Armin - in hotel faremo un brindisi con la squadra e spegnerò le candeline sulla torta». Zoeggeler, che a Sochi sarà il portabandiera azzurro, punta nell’evento a cinque cerchi, alla conquista della sua sesta medaglia in altrettante edizioni dei Giochi.

Armin, lei a Sochi sarà il capitano dell’Italia. È emozionato per questo ruolo?

«È una grande responsabilità e un grandissimo onore. Mi sono emozionato quando il presidente della Repubblica mi ha consegnato la bandiera. Quando sarò in pista, penserò a non perdere tempo perché subito dopo mi attende la mia gara».

Sochi è vicina. È la sua sesta Olimpiade e in Russia sarà il veterano della squadra. Quali sono le sensazioni?

«Le Olimpiadi per un atleta sono il massimo. Un podio a Sochi? Io dico che vado per realizzare il miglior risultato possibile. Vado per fare il mio mestiere».

Dica la verità: il sogno è la sesta medaglia.

«I Giochi sogno un traguardo speciale, vincere una medaglia, poi, è un’altra cosa».

Ricorda la prima medaglia? Il bronzo a Lillehammer nel ’94...

«Ero molto giovane e non ho capito cosa accadeva intorno e qual era il significato di una medaglia così».

Dopo l’argento a Nagano ’98, è arrivato l’oro a Salt Lake City nel 2002.

«Quella pista mi ha subito affascinato. Ero felice anche perché ero appena diventato papà di Nina».

Che ricordo ha dei Giochi di Torino 2006?

«Era l’Olimpiade di casa. Fantastica. Conoscevo la pista, la avevo studiata, sapevo tutto e sapevo, soprattutto, dove vincere. In una parola: indimenticabile».

Nella sua mente ci sono i ricordi delle vittorie. Qual è, invece, l’attimo che non vorrebbe rivivere?

«Quando è morto Nodar Kumarisashvili a Vancouver, nel 2010. È stato terribile dover ricominciare il giorno dopo, terribile per tutti».

Qual è il segreto di essere riuscito ad arrivare alla sua età così vincente?

«Avere avuto sempre grandi allenatori, fare sacrifici, ascoltare il proprio corpo ed avere avuto tanta fortuna».

Adesso, dopo 56 vittorie in Coppa del Mondo, che programmi fa sul futuro, dopo le Olimpiadi?

«Vediamo, non so cosa rispondere, ora».

Vuole rimanere nel mondo dello sport?

«Non lo so, e non so neppure se sarò in tivù. Non si può mai dire cosa succederà in futuro».

Intanto provi ad immaginare la gara di Sochi. Cosa vede?

«Giovani che sono fortissimi e bravi. La gara sarà sicuramente dura. Anzi, posso aggiungere una cosa: finalmente i giovani sono cresciuti, sono bravi e hanno tutto per diventare vincenti».

I giovani le chiedono consigli?

«Certo. Tra poco glieli darò».

Chi sarà il rivale più pericoloso?

«Il tedesco Loch. Tempo fa lo abbiamo visto con una slitta particolare. Anche noi, però, stiamo lavorando su un mezzo nuovo».

Quanto e cosa è cambiato nel suo sport da quando ha cominciato?

«Molto. Per prima cosa gli slittini, l’aerodinamica e la tecnica, l’utilizzo dei video. Adesso siamo molto avanti».

Dominik Fischnaller, che ha vent’anni, ha cominciato a vincere ed è considerato il suo erede.

«Può diventare più forte di me: ne ha i mezzi. Dipenderà da lui ma la sua classe è infinita».
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