Russo: «Boxe fuori dalle Olimpiadi? Spezzerebbero i sogni di troppi ragazzi»

Russo: «Boxe fuori dalle Olimpiadi? Spezzerebbero i sogni di troppi ragazzi»
di Gianluca Cordella
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Lunedì 13 Dicembre 2021, 00:43 - Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre, 08:59

Clemente Russo, il Cio ha escluso la boxe dalla lista dei “code sport”, quelli cioè che hanno il posto assicurato alle Olimpiadi. Insomma si rischia di avere Los Angeles 2028 senza ring e guantoni?
«Non voglio credere che possa succedere davvero. Ci sono ancora i Giochi di Parigi 2024 per riscattarsi e dare un’immagine pulita del pugilato. Purtroppo di questa possibile esclusione si parlava già da tempo, dopo le nefandezze dei giudici a Rio».
In Brasile ci sono stati episodi clamorosi di manipolazione dei verdetti e 36 tra arbitri e giudici sono stati squalificati...
«Certo, ma con l’esclusione finirebbero per pagare solo gli atleti. Il segnale deve arrivare invece dalla politica sportiva che ora deve rimboccarsi le maniche e capire che alla prima fesseria si rischia davvero di restare fuori. Se purtroppo l’andazzo non dovesse cambiare nemmeno ora che si è con le spalle al muro, a quel punto l’esclusione sarebbe giusta».

Boxe, sospesi i 36 arbitri dei Giochi di Rio 2016. Indagine in corso

Cosa serve per restituire credibilità all’ambiente?
«Che ci siano risultati giusti ma anche uno spettacolo giusto, senza continui cambi di regolamento e di metri di giudizio che disorientano il pugile. In una parola: serietà».
Lei a Rio è stato tra gli atleti penalizzati, con il suo quarto di finale contro Evgeny Tishchenko dominato eppure assegnato al russo con verdetto unanime dai giudici. È uno degli 11 incontri finiti sotto inchiesta. Cosa le passò per la testa allora?
«La psicologia umana è diabolica. Nelle prime due ore ero nero di rabbia, pensavo solo a smettere e a sconsigliare a chiunque di fare pugilato. Poi però, a mente fredda, pensai subito “quando mi fate risalire sul ring con questo?”. E ricominciai subito ad allenarmi, pensando ai Giochi successivi». 
Che purtroppo non sono arrivati, dopo il ritiro al preolimpico di Londra e tutto il caos di cancellazioni legate al Covid... Non è bastato nemmeno l’intervento del Coni.
«Cio... Aiba... Aspettavo una parola da qualcuno ma purtroppo non è arrivata. Vabbè, mi porto comunque dentro un percorso di vita che mi ha arricchito e che mi ha permesso di continuare a stare sul ring fino a 39 anni». 
Per tenere alto l’onore della boxe italiana e della scuola campana è arrivato il bronzo di Irma Testa.
«Una medaglia è sempre importantissima. In primis per l’atleta e poi per tutto il movimento sportivo. Chi entra adesso in una palestra di Torre Annunziata, la città di Irma, la vedrà piena di ragazzine che fanno boxe. La medaglia crea emulazione. È fisiologico». 

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Il pugilato storicamente ha una grande valenza sociale, ha tolto tanti ragazzi dalla strada dandogli un futuro. Cosa succederebbe in caso di eliminazioni dalle Olimpiadi? 
«L’allarme è proprio quello. Se dovesse sparire il pugilato olimpico e con lui il sogno delle medaglie, inevitabilmente ci sarà una crisi di tesserati. È il discorso contrario a quello che facevamo prima per Irma».
E dunque?
«Dunque non si può far sparire lo sport più antico dei Giochi olimpici. Se c’è un problema di giudici, si mettessero dei supervisor per garantire imparzialità. Ma non si possono far pagare agli atleti le colpe di altri».
E la “sua” medaglia di Rio? L’aveva chiesta...
«È finita come la wild card per Tokyo...».

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