Il Mondiale coreano è un festival di record italiani

Martina Carraro
di Piero Mei
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Martedì 23 Luglio 2019, 19:04 - Ultimo aggiornamento: 30 Luglio, 18:59

I record italiani cadono come mosche (zanzare no: queste svolazzano ovunque e pizzicano tutti a Gwangju: è una guerra e la vincono loro).Dopo tre giornate di gare del nuoto già ne sono stati migliorati 12, il che vuol dire che la preparazione è quella giusta. E anche i podi della discordia fioccano fra Sun Yang e i sudditi della Regina Elisabetta, australiani o britannici che siano.
FIDANZATI DA RECORD
L’amore fa bene alla rana, e viceversa. Martina Carraro e Fabio Scozzoli, compagni di vita e di stile natatorio, fanno il meglio entrambi. Lei fa anche qualcosa di più: conquista la medaglia di bronzo nei 100 metri e mai il nuoto azzurro femminile era salito su di un podio così con una ragazza. Martina, che di primati nazionali ne sta migliorando a raffica (il cambiamento di tutto, allenatore e allenamenti compresi?), chiude in 1:06.30, meglio di poco dell’1:06.39 che aveva condiviso in semifinale con Arianna Castiglioni. L’oro è di Lily King, una delle poche americane in spolvero fin qui (Caeleb Dressel fa storia a sé: si è pure “detatuato” la bandiera americana dal braccio: anti Trump anche lui?), l’argento della chiacchierata russa Efimova.
«Sono stata proprio brava» si dice, giustamente, la Carraro. «E bravo è stato Fabio che mi ha tenuto tranquilla nella snervante attesa così lunga; mi era venuta una fame…».
Il su lodato Fabio, da parte sua, si è qualificato con il terzo tempo per la finale dei 50 rana, con il solito Peaty a farla da padrone. 26.70 il primato di Scozzoli: «Quest’anno un cinquanta così non mi era mai riuscito» e, per la verità, se è record com’è, neanche prima: a 31 anni sì. E’ finalista oggi, mentre non lo sarà Martinenghi, 14° tempo.
SEMPRE MEGLI
Filippo Megli nuota la finale dei 200 stile libero: è quinto, «a mezzo dito dal podio, ma sono strafelice». Il suo 1:45.67 migliora di quasi un secondo l’1:46.56 del giorno prima in semifinale, il quale migliorava un record di dieci anni e un costumone fa di Emiliano Brembilla a Roma 2009.
La gara in vasca sarebbe stata vinta dal lituano Rapsys, che però ha avuto un movimento di piede sul blocco di partenza e viene così squalificato e l’oro va al cinese Sun Yang. Da cui il podio della discordia.
CARTELLINI GIALLI
Sun Yang viene accolto dai fischi delle tribune, particolarmente sonora quella degli atleti. Prima non vince ma poi sì. Urla lui in vasca, urlano fuori. Secondo è Duncan Scott, britannico. Duncan sale sul podio a prendersi la medaglia ma poi, quando il cinese gli tende la mano, lui se le aggancia dietro la schiena e non restituisce il gesto. Sun Yang, per farsi capire meglio, anziche in mandarino lo manda a quel paese in inglese. La Fina, che aveva ammonito Horton per aver capeggiato i “no podio” (tutti solidarizzano, ma nessuno condivide il gesto) manda due cartellini gialli ad entrambi.
L’associazione degli allenatori australiani, intanto, manda un avviso alla Federazione mondiale: meno ammonizioni senza significato e più controlli antidoping. Non ne chiedevano di così stringenti ai tempi di Thorpe…
 

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