Nuoto, primo podio mondiale per l'Italia: Furlan bronzo nella 5 km di fondo

Nuoto, primo podio mondiale per l'Italia: Furlan bronzo nella 5 km di fondo
di Piero Mei
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Sabato 25 Luglio 2015, 13:09 - Ultimo aggiornamento: 14:50

Il ragazzo dalle lunghe leve che da piccolo correva sul parquet («ma ero troppo pigro per andare appresso a una palla, ero una schiappa») e dunque si tuffò in acqua, ha vinto la medaglia di bronzo nella sua prima gara mondiale di nuoto. Matteo Furlan è l’azzurro arrivato terzo nella prova in acque libere dei 5 km maschili: mai contento, come dice di lui il cittì Giuliani, pensa pure che poteva fare di meglio e forse è perfino vero. «Il primo giro ho cercato di non uccidermi in mezzo a tutta quella gente che menava le mani». Tutta quella gente era il gruppo di più di 50 concorrenti nelle acque fredde della Kazanka, il fiume di Kazan. Alla boa del primo giro, dove è passato dodicesimo, ha cercato lui di uccidere la gara: «Ci avrò messo duecento metri ad andare in testa, forse l’ho fatto troppo in fretta e mi sono bruciato lì».

Poi dall’altra parte del fiume «era difficile da vedere il traguardo, controsole e con i palazzi che ti confondono» (il bianco abbacinante del Cremlino bianco) e, aggiunge, «siamo andati alla cieca». A far da guida le boe bianche da tenere in vita a sinistra. Si formavano due o tre di quelli che nel ciclismo si chiamano trenini che portano al traguardo della volata il vagone dei muscoli preziosi dello sprinter. Ma in acqua non ti tira nessuno: devi nuotare e il verbo più usato dai tre, oro il sudafricano d’origine cinese Ho, argento il tedesco Muffels e bronzo il nostro eroe, è “push”, spingere, spingere, spingere. Come il famoso resistere, resistere, resistere.

Certo che alla fine dei 5 chilometri e a poco meno di cinque minuti dall’ora nuotata essere divisi da zero secondi e solo dal fotofinish come è capitato ai primi due deve essere difficile da inghiottire, ma il tedesco h stomaco capace e sportivo. Furlan, poi, pur se mai contento, ha il sorriso continuo. Ogni due tre parole se la ride. E di parole ne dice: «Sì, parlo sempre molto, e alla fine mi dicono che rompo le scatole».

Magari si parla da solo mentre nuota o mentre va sulla moto, altra passione della vita e della famiglia, ne hanno una collezione, e forse se ne regala un’altra con questo magnifico bronzo. Nel futuro prossimo ci sono da riprendere gli studi di ingegneria ambientale, trascurati negli ultimi due anni senza esami, e sarà più facile ultimare la lettura di Cure di tenebra, il romanzo di Conrad che il marinaio Matteo si è portato a Kazan come libro di compagnia.

Prima del mondiale era stato bravo in piscina alle Universiadi migliorandosi sui 1500 di otto-nove secondi («E’ una gara nella quale abbiamo il migliore del mondo, Gregorio Paltrinieri, e poi c’è anche Detti, mica c’è tanto spazio per altri); alla piscina aveva guardato da piccolo sognando di Fioravanti, Rosolino e Brembilla, che a cavallo del millennio fecero scoprire il nuoto a molti, ma poi Matteo non voleva essere un altro bensì se stesso. Ci sta riuscendo.

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