Tuffi, con Chen e Lu la baby Cina continua a dominare il mondo

Giovedì 18 Luglio 2019 di Piero Mei
La Chen in azione
Le piccole tuffatrici cinesi hanno mantenuto le promesse: due ragazzine che non hanno ancora compiuto 14 anni, la Chen e la Lu, che sembrano maschietti di 10 o forse adolescenti di 15 a crescita frenata da qualche diavoleria della loro medicina tradizionale, come si è sospettato a lungo senza provarlo mai, hanno continuato la serie imbattuta della Cina nei tuffi a questo mondiale: nove ori su nove, per adesso.
La piattaforma da dieci metri, dalla quale si è tuffata anche la nostra Noemi Batki, che a 31 potrebbe essere la loro mamma. È stata la loro pedana di lancio.

UNA TRADIZIONE
Per la Cina i tuffi sono una tradizione di vittorie: ai Giochi Asiatici non ha perduto una gara. A quelli Olimpici ritornò nel 1984: curiosamente la Cina comunista si ripropose l’anno del boicottaggio comunista e nella California dei capitalisti, a Los Angeles. Vinse una medaglia d’oro nei tuffi. Ma l’esplosione si ebbe a Barcellona ’92 con Fu Mingxia che non aveva compiuto 14 anni e le cui immagini nel cielo catalano con lo sfondo della Sagrada Familia sono diventate iconiche per lo sport. Poi vittorie in sequenza, olimpiche e mondiali. E qualche “sberleffo” di campioni speciali come quello di Mitcham, australiano, che, gay dichiarato il che non piaceva molto al regime cinese, conquistò l’oro dall’alto della piattaforma a Pechino.

PROGETTO 119 E OLTRE
Inseguendo la conta delle medaglie i cinesi lanciarono un misterioso progetto 119, con reclutamento a tappeto nei numeri sterminati della popolazione e del territorio; preparò strutture imponenti sempre modernizzandole, ricerche d’ogni tipo, specie negli sport più vicini alle tradizioni popolari ed a più alto numero di medaglie. Il Progetto 119 doveva portare ai successi di Pechino 2008, quando la Cina raggiunse le 100 medaglie. Sta andando oltre. Nell’annata in corso hanno presentato, nei tuffi femminili dalla piattaforma, sei ragazzine diverse, ed alla fine per i mondiali di Gwangju hanno selezionato queste due. E nei tuffi la durata del dominio è ben più lunga di quella che fu una meteora atletica, l'armata di Ma Junren, donne mezzofondiste che vincevano tutto grazie al brodo di tartaruga, dicevano loro, o delle nuotatrici “cinesone” di metà e fine anni ’90. Del resto anche i campioni di poi, tipo Sun Yang, non sfuggono a inchieste e chiacchiere, spesso infondate.

LA NUOVA REGOLA
Il successo di Fu Mingxia a Barcellona fu contrastato dalla scienza e dall’invidia: come sottoporre bambine a tali impegni? Fu messa la norma che per le competizioni internazionali bisognasse aver compiuto 14 anni (a 13 lei era stata campionessa del mondo). Ora la regola è stata allentata: non bisogna averli compiuti, ma compierli nel corso dell’anno. Chen Yuxi li compirà l’11 settembre, Lu Wei il 10 dicembre: carte d’identità in regola, parrebbe.

10 ALLA PIU’ “VECCHIA”
La Chen, che ha vinto la gara, ha ottenuto da due giudici anche due 10 nel suo quarto tuffo. Fortunatamente oggi i led sono attrezzati e non è comparso il voto 1 perché non era prevista la doppia cifra come accadde a Montréal ’76 alla ginnasta Nadia Comaneci. Il punteggio finale della Chen è stato di 439.00; quello della Lu, seconda, di 377.80.

BATKI OTTAVA
Noemi Batki, 328.90 punti, è ottava e contenta: “Essere in questo contesto di grandi! E poi se per un errore ti danno sette e mezzo vuol dire che è un errore da campione”. “Ho anche avuto un attimo di un piccolo sogno: e se arrivassi terza?”. Però ora c’è da pensare ad altro: “Voglio vivere intensamente da atleta la stagione olimpica, poi vedremo che fare”. Intanto si è laureata in scienza della comunicazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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