Al via i mondiali di Gwangju: la caccia all'oro è con vista su Tokyo 2020

Giovedì 11 Luglio 2019 di Piero Mei
Gregorio Paltrinieri
GWANGJU Lo slogan dei mondiali di nuoto che cominciano domani in questa città del profondo sud della Corea del Sud, dove il tempo è grigio per ora e gli abitanti sorridenti (si spera sempre), è uno slogan fascinoso: “Dive into peace”, tuffarsi nella pace. Forse il creativo si ispirò alla splendida iniziativa sportiva che furono le Olimpiadi invernali di Pyeongchang 2018, quando le due Coree furono una sola squadra nell’hockey, quando lo sport arrivò prima della faticosa politica di Trump e Kim Jong-un. Però il tuffo nella pace stavolta “Rocket Man”, l’uomo razzo come lo dileggiava Trump, non l’ha fatto: i coreani del nord sono rimasti a casa, oltre il 38° parallelo, dove tutto è fermo dal 1953, anche la guerra mai chiusa da un trattato, e il confine è un cordolo più alto d’ogni muro. Però un segnale nel verso giusto è dato dalla presenza nelle squadre iscritte (194 nazioni, un record) di una, la 195esima: il team dei rifugiati, invenzione del Comitato internazionale olimpico, che dà vita e spazio a più di 70 milioni di rifugiati in diaspora per il mondo, metà dei quali hanno meni di 18 anni, un’età particolarmente “sportiva”.

UN OCCHIO VERSO TOKYO
Domani si comincia senza medaglie, ma dal giorno dopo si assegnano: 76 set, oro, argento e bronzo, ma anche lo sguardo poco più in là, verso Tokyo olimpica, anno 2020, ulteriore conferma di quello che in questi tempi è l’Eastern Sport, tutto si fa a Oriente, dove lo sponsor c’è. Qui si danno carte d’accesso: alla pallanuoto sia maschile che femminile (Serbia e Usa rispettivamente già l’hanno, dunque non concorrono), ai tuffatori medagliati o in alcune specialità “solo” finalisti, alle due discipline del nuoto sincronizzato (in attesa che le Olimpiadi si aprano finalmente al duo misto, che sta prendendo il largo nell’acqua di questa competizione), e ai nuotatori di fondo per i 10 chilometri, sola gara in palinsesto a cinque cerchi, un po’ poco. E per di più cervellotico. Si qualificano sì i primi 10; se due sono della stessa nazione okay; ma se è uno solo e l’altro è 11° o peggio, non ci saranno ulteriori prove d’appello: per cui bisogna averne due fra i 10 o due oltre i 10, altrimenti si resta con un solo olimpico, sperando che divenga olimpionico.

ORIZZONTI AZZURRI
Guardata per le cinque discipline (più una sesta aggregata: i tuffi da grandi altezze, 27 metri per lui, 20 per lei, ma le italiane non partecipano) l’Italia si presenta fiduciosa. Non per fare il pienone come a Glasgow 2018: erano Europei, allora, e qui c’è da aggiungere tutto il resto del mondo, che è stragrande maggioranza. L’Africa è ancora in sordina, ma si vedono “neri” ormai felicemente e fortunatamente sul podio. Però le Americhe, nord e sud, statunitensi in primis, australiani e asiatici guidano spesso le graduatorie ed è probabile che lo facciano anche qui.

GREGORIO MAGNO
Nel settore del fondo, che sarà il primo a dare medaglie da venerdì (la 5 km, attenzione ad Acerenza deb nel nuovo conio che vuole i nuotatori di lunghe distanze in vasca allungare la gittata nelle acque libere, e al ragazzo Guidi, specialista), l’attesa maggiore è per Gregorio Paltrinieri, in gara il 16 nella prova da Olimpiade, con tutto il rispetto per Rachele Bruni e Arianna Bridi, nonché per Mario Sanzullo, con Gregorio in acqua ancora più giù rispetto a Gwangju, quasi sul mar Giallo. Sarà notte fonda in Italia, giacché qui si accusano sette ore di differenza: il via alle 10 di qui vuol dire alle 3 prima dell’alba: levataccia, ma Greg merita.

TUFFI GIOVANI
Il settore tuffi è al cambio generazionale dopo il ritiro, e ora il ritorno, di Tania Cagnotto e Francesca Dallapè. Qui per imparare, dice il direttore tecnico Oscar Bertone. Nomi già noti, come Giovanni Tocci, laureato da non molto con tesi sui messicani di confine, il chicano, la loro lingua che mescola spagnolo e inglese. Non diciamolo a Trump… O come la Bertocchi e la Pellacani, campionesse d’Europa dopo Tania e Francesca. I “veci” sono  Bakti e Verzotto, i tuffi di Roma sono di prim’ordine, con adolescenti o quasi, i sedicenni Pellacani, appunto, e Giovannini, poi c’è il nuovo compagno di sincro-tuffo per Tocci, Lorenzo Marsaglia, sosia smagrito di Adam Peaty, il re ranocchio inglese.

NUOTO D’ARTE
Il sincro ora lo chiamano “nuoto artistico”: se la dicitura prenderà piede, è da vedere. Quello che sta avanzando, invece, il nuoto misto, cioè la “coppia naturale”, un uomo e una donna, come un celebre film di Claude Lelouch di tanti anni fa. La partecipazione (oggi 11 e 12 nel tecnico e nel libero) è raddoppiata rispetto a Budapest 2017. C’è sempre l’americano Bill May, il primo “sirenetto”. L’Italia ha bei trascorsi, con Giorgio Minisini e Manila Flamini. I maschietti in vena di “balletto acquatico” aumentano di numero. C’è un progetto di allargare il misto alla squadra, quattro uomini e quattro donne, secondo il nuovo concetto spettacolo che propone sempre più gare da sesso (o gender?) open: forse già a Tokyo un’esibizione, a Parigi 2024 lo “sdoganamento” e la fine della discriminazione da “quota azzurra”. Quanto al tradizionale, la squadra delle ragazze ha risalito posizioni in un ambiente cristallizzato: non c’è il risultato ma il voto di giudizio e dunque è sempre più difficile interrompere se non la “mafia” del promossi o bocciati, quanto meno il metro di giudizio che spesso s’avvicina al pregiudizio.

LA NUOVA PALLANUOTO
Per il Settebello e il Setterosa, e per tutto il mondo della pallanuoto, si tratta di una prova speciale: è il primo mondiale con nuove regole in vasca, dunque una specie di anno zero. Si tratta di norme che vogliono proporre spettacolarità, un ritorno all’antico e insieme un avventurarsi nel moderno: privilegiare Crujiff contro Hulk, il fumetto e il calciatore fisico, andando nel pallone. Voglia di ginga, il calcio spettacolare del Brasile dai cinque numeri 10, il magnifico Brasile del 1970. Vedremo chi saprà applicarle meglio, tornando alla palombella, che Nanni Moretti rese celebre come “rossa” ed ai dribbling di Gianni De Magistris.

LA PROVA DEL NOVE
Poi verrà il nuoto, nella seconda settimana. C’è tempo per riparlarne. Ma è bello ricordare subito che Federica Pellegrini sarà qui per il suo nono (nono!!!) mondiale, cominciò acerba adolescente dall’aria pacioccona a Barcellona 2003 ed ora è splendida ragazza di 31 anni coperta d’oro e di primati. Solita solfa: 100 o 200 stile libero? Risposta probabile: entrambi. E con lei le nuove star, Simona Quadarella e Margherita Panziera; ma non solo donne. Paltrinieri accorcerà dal fondo alla vasca, e Gabriele Detti sta, dicono, alla grande. Certo ci sono i mostri americani, come la Ledecky e Dressel; certo c’è l’incognita cinese, che non è solo Sun Yang; c’è questo e c’è quello, e c’è pure una ragazzina azzurra, 14 anni, Benedetta Pilato, più giovane della prima Pellegrini.

NON SCORDARSI DI DE ROSE
E i tuffi da grandi altezze: qui l’Italia ha da difendere il bronzo di Alessandro De Rose. Ma, a parte questo, è proprio lo spettacolo del brivido. Giù da 27 metri è come buttarsi dal nono piano e la piscina che vedono da lassù sembra un bicchier d’acqua. Una tempesta di emozioni.

Programma completo e orari sul sito www.federnuoto.it © RIPRODUZIONE RISERVATA

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