Mondiali di nuoto, il romano Matteo Milli in semifinale dei 100 dorso. Qualificata anche la Quadarella nei 1500

Lunedì 24 Luglio 2017 di Piero Mei
BUDAPEST Matteo Milli, ragazzo del quartiere Talenti di Roma, sveglia la mattina alle 5 e poco più quando c’è da allenarsi non all’Acqua Acetosa dove lo fa d’abitudine ma a Morena, corsia in affitto, si è appena qualificato per le semifinale dei 100 dorso. Ha l’undicesimo tempo, 54.17, che è il suo primato personale, anche se ha in animo “un 53 alto” ed è da considerare che il record italiano è un “53 bassino”, il 53.34 di Simone Sabbioni. Matteo Milli è un debuttante al mondiale: ha già fatto parte della Nazionale a Debrecen, Europei 2012, e per questo ha salvato la chioma: non è una matrciola. Gli dicono che ha nuotato bene, tipo Larkin, nella subacquea, e lui risponde che “però ci sono anche le altre parti”. “Sentivo che stavo bene”. L’ha sentito già alla vigilia in vasca di riscaldamento quando si guardava intorno e pensava “ma allora è vero che sono al mondiale, perché un conto è se ci pensi e te lo sogni, un conto è quando vedi il tabellone, la scritta ‘World Championships’, e quelle altre ‘Budapest 2017’”. Ha studiato psicologia (“non mi sono laureato, il nuoto vuole tempo”) è di tifo laziale (“per papà”) e se non fosse nuotatore vorrebbe essere pallavolista. Ha tatuato sulla spalla sinistra “Provehito in altum”, che è sì una frase latina di Tito Livio, “spingi in alto”, ma anche un album dei “30 seconds to Mars”, la band preferita, Jared Leto, esplosione “di interiorità e spiritualità”. Matteo ci si allena, e racconta che gli è servito specie in quel 2014 quando “arrivavo sempre quarto” e dunque niente convocazioni né altro, tanto da ecidere di cambiare tutto. Ora sta con il gruppo di Alfredo Caspoli, suo tecnico. Quelle immagini di Budapest se le porta dentro che gli sembra “di essere tornato ragazzino, come la prima volta a Imperia nel 2013; certo qui è tutto più grande, luci stratosferiche eccetera; del resto pure io sono più grande: avevo 13 anni”. Adesso qui c’è chi “ne ha dieci pari pari meno di me”: allude ai lungagnoni della staffetta dello stile libero ed a Martinenghi. “Sono avanti con l’età”, sorride, fotografando la situazione. D’altra parte la fotografia, con il viaggiare, è il suo vero hobby: cita Henri Cartier-Besson, come MattMillx, il suo account twitter. E conclude: “Mi davano per spacciato, sono contento di non averla data vinta a nessuno”. Chissà oggi pomeriggio...

Anche Simona Quadarella passa il turno: è tra le sette che si disputeranno le altre medaglie, giacché quella d’oro dei 1500 sembra già destinata a Katie Ledecky, l’americana cannibale. Simona, nella sua batteria, è seconda dietro la cinese Hou e davanti all’ungherese Kapas che ha giocato a nascondarella. Il crono di Simona è 16:07.08: e il muro dei 16 minuti? “C’è tempo, devo migliorare in molte cose, specialmente nelle virate” che nei 1500 sono 29 essendo le vasche 30. Margini ce ne sono. La Ledecky, unica sotto i 16, chiude per prima 15:47.84. La Quadarella non si aspettava di andare sotto i 16:10 questa mattina: “Sapevo solo di sentirmi bene”.
AL MARE NO
“Intanto è bello che i 1500 siano diventati olimpici da Tokyo, sennò quasi quasi non mi andava più di farli, ma la prospettiva è cambiata”. Perché si è dedicata alla distanza? “Non ho il fisico da velocista e in palestra sono ‘impedita’”. Fisico da fondista? “No, no: il fondo mai: ho paura del mare; se non vedo il fondale non mi tuffo”.
“IO E LA LEDECKY”
Simona è fresca di maturità scientifica (ha dato gli esami, mica è una Donnarumma qualsiasi) e freschissima di maturità agonistica: che effetto farà nuotare con vicino la Ledecky? “Indifferente: vicino ci starò poco” ha l’aria di dire. “Certo vederla nuotare fa un certo effetto”. C’e da nuotare sulla Kapas e sulla Belmonte soprattutto, domani nella finale. “Non ho nulla da perdere; debbo non strappare troppo”. Saranno i segnali dalla tribuna del suo allenatore Christian Minotti a guidarla? “Non l’ho visto”. Cosa c’è di diverso dopo Rio? “Tutto, specie la testa. Ora so che i sacrifici sono i soli a darti certi risultati”.
“IO, GREG E ALESSIA”
Consigli da Paltrinieri? “Non glieli ho chiesti; è stato mio tutor durante un progetto per giovani, forse allora me ne ha dati; ora basta guardarlo”. L’eredità di Alessia Filippi, altra romana e mondiale? “Me lo dicono, ma non mi ci sento, ora proprio no; quando ero piccola era il mio idolo”, Simona aveva 11 anni quando Alessia entusiasmava Roma mondiale. 
CASTIGLIONI PROMOSSA
Con Milli e la Quadarella, passa il turno nei 100 rana anche Arianna Castiglioni, 15esima, 1:07.43 a 33 cenetsimi dall’ottava che è, per ora, la canadese Rachel Nicol. “Ho un po’ di pubalgia e mi manca qualche allenamento. Non è facile preparare i 100 in tre settimane, era meglio se ci fossero stati prima i 50, ma è così; certo a un mondiale devi dare tutto, ‘morire’ ma cercare di andare avanti; penso a una cosa per volta”.
Finisce 22esima Martina Carraro in questa stessa gara che promette scintille fra la King, l’ex dopata Efimova e la Melulyte.
Nei 200 stile libero è ventottesimo, e dunque eliminato, Filippo Megli, 1:47.34. Sun Yang è il più veloce, per ora. E magari anche per dopo.
Ultimo aggiornamento: 12:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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