Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Mondiali indoor, Coleman: «Atletica, sarò il tuo eroe»

Mondiali indoor, Coleman: «Atletica, sarò il tuo eroe»
di Mario Nicoliello
3 Minuti di Lettura
Lunedì 5 Marzo 2018, 11:04
L’uomo più veloce del mondo sul rettilineo corto ama la cucina nostrana, tanto che per la cena del suo compleanno domani mangerà spaghetti e pizza. Il legame tra Christian Coleman e l’Italia finisce qui, perché il ventiduenne iridato dei 60 non ha mai visitato il Bel Paese: «Magari quest’anno sarà la volta buona se mi inviteranno al Golden Gala». Circostanza possibile secondo il manager Emanuel Hudson che mantenendo la promessa fatta prima della finale concede il suo pupillo al “Messaggero”.
Christian, ha realizzato di essere campione del mondo?
«Ora che ho la medaglia al petto sì. Ho lavorato tanto per raggiungere questo traguardo e adesso me lo godo».
Si aspettava di vincere con un crono a 3/100 dal suo fresco record del mondo?
«Sapevo che se ci avessi creduto sarebbe stato possibile. Pertanto sono sceso in pista con un solo pensiero: spingere. Ho eseguito alla perfezione il compito».
Com’è Christian Coleman fuori dalle gare?
«Un ragazzo semplice. Parlo poco, mi piace rilassarmi e stare tranquillo. Non sono un uomo da copertina».
Cosa le ha detto Maurice Greene al telefono dopo la finale?
«Si è congratulato. Era già orgoglioso di me dopo che gli avevo sottratto il record, dopo la vittoria era più felice. Condividiamo lo stesso manager perciò ci sentiamo spesso».
Chi era il suo idolo da piccolo?
«Ne avevo diversi a seconda dello sport. In atletica mi hanno ispirato Greene, Boldon e il primo Gatlin».
Quanti sport ha praticato da giovane?
«All’High School giocavo a football americano come runningback e cornerback. Poi i tecnici mi hanno consigliato la pista perché ero veloce. Così al college sono diventato uno sprinter».
Soddisfatto della sua scelta?
«Di sicuro. Nel football sarei stato un atleta qualsiasi, nello sprint a 22 anni sono il primatista mondiale dei 60».
I luoghi della sua infanzia?
«Sono nato ad Atlanta, cresciuto a Fayetteville dove ho frequentato le scuole cattoliche, quindi università in Tennessee».
Quanto è importante per lei la religione?
«Molto. Sono un cristiano e frequento la chiesa battista. Ogni giorno ringrazio Dio per quello che mi ha dato e per quanto mi fa fare».
Qual è il suo obiettivo per la stagione all’aperto?
«Crescere dal punto di vista tecnico e abbassare il mio primato sui 100 di 9”82. Vorrò divertirmi in giro per il mondo, visto che per la prima volta parteciperò ai meeting più importanti. Il fatto che non ci sia una grande rassegna è un bene, perché non ci sarà lo stress del risultato».
L’atletica è alla ricerca di nuovi eroi. È pronto per questo ruolo?
«Se si tratta di dare del mio meglio in pista per far crescere il mio sport sono pronto. Fuori dallo stadio non sono uno showman».
Non sarà quindi il nuovo Usain Bolt?
«No, sono e sarò soltanto Christian Coleman».
Pensa di poter battere il record del mondo dei 100?
«Tutto è possibile se ti alleni tanto e sei integro dal punto di vista fisico. Se riuscirò a migliorarmi giorno dopo giorno, chissà tra qualche anno cosa potrà succedere».
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA