Mondiali, Paltrinieri: miglior tempo nei 1500 sl per preparare la finale

Paltrinieri
di Piero Mei
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Sabato 27 Luglio 2019, 10:47 - Ultimo aggiornamento: 30 Luglio, 18:53

Jan Micka, ceko, sta seduto preoccupato sul tappeto blu davanti a uno schermo televisivo: sta guardando Gregorio Paltrinieri con cui anni fa si allenò in quel di Ostia e che sta conducendo l’ultima batteria dei 1500, buona per i nomi buoni per la finale di domani. Spera che vada piano: Micka è a rischio eliminazione, preceduto com’è da quattro atleti, tra cui Mimmo Acerenza, nella batteria che ha concluso. Se il traino Greg ne porta altri tre, Micka non ci sarà. E Greg tre ne porta: Wellbrock il tedesco, il danese Noorgard e il norvegese Christiansen, compagni di podio di Paltrinieri negli 800 d’oro. Dunque sono questi i finalisti, insieme con i promossi dall’altra batteria: Romanchuck, Acerenza, Aubry e Frolov.

“STO IN MEZZO”
Greg è soddisfatto del miglior tempo della mattina: 14:45.90. “E’ buono, non volevo strafare; doveva essere una gara controllata, dovevo provare le mie sensazioni, che sono buone e spero durino un altro giorno”. Di un’altra cosa è soddisfatto Paltrinieri: di avere da una parte della corsia 4 Wellbrock e dall’altra Romanchuck. Potrà vedere quel che succede.
Dice che li ha visto “più in forma che non negli 800. Quella di domani sarà tutta un’altra gara. Romanchuck gli ho visto fare un 800 strano; certo è più riposato di Wellbrock e di me che veniamo dal mare”.
Sarà il Gregorio di sempre: cercare di togliere lo sprint ai rivali. “Mi sento allenato per fare più gare; l’importante era qualificarsi; averlo fatto così è meglio: partire dalla 4 è più vantaggioso che non dalla 8”. Vincesse, sarebbe il terzo oro mondiale consecutivo in una singola gara (il primo a farlo) ed il primo nuotatore uomo a fare una doppietta mondiale. La Pellegrini c’è riuscita due volte. L’uomo della doppietta a livello globale è Domenico Fioravanti, ma si trattava di Olimpiadi, Sydney 2000: un qualcosa in più nel romanzo dello sport.

ROOKIE AZZURRO
“Mimmo ha fatto un garone”, commenta Paltrinieri la prestazione di Domenico Acerenza, debuttante e sesto tempo, 14:52.03, a un niente dal personale. “E’ migliorato molto a quando è venuto a Ostia ad allenarsi con noi: la competizione gli ha fatto bene, come fa bene a tutti; ora c’è anche lui che in allenamento mi sta vicino…”.

MIMMO FELICE
Acerenza è più che soddisfatto. Viene dal mare anche lui, è in Corea dall’inizio mondiale. E’ stato quinto nella 5 chilometri, argento con Greg (e con la Bruni e la Gabbrielleschi nella staffetta mista 4x1250). “Non ne potevo più di non gareggiare: ho accelerato un po’ nel finale perché non volevo farmi mettere la mano avanti da chi seguiva: ogni posizione è importante per entrare in finale”.
Mimmo dice che “è stato difficile mantenere la condizione per tutti questi giorni senza gare, ma credo di esserci riuscito”. Dice anche di essere venuto via da Potenza, città sua (paese Sasso di Castalda) “non tanto perché non c’è quella piscina da 50 metri che ci vorrebbe e spero la facciano”, quanto perché “allenarsi con i campioni ti fa crescere”. E dove più campioni che a Ostia, doe sono Paltrinieri e Detti e allena Morini. Ha dato un’ultima occhiata al Ponte alla Luna, il ponte tibetano che è uno dei vanti del suo paese, e che lui ha attraversato due volte (“Che paura! Ma dovreste vederlo e provarlo”) ed è entrato nel “santuario del fondo”. Meglio la piscina o le acque libere? “Che domanda! E’ come dire ‘vuoi più bene a papà o a mamma’? Risposta: tutti e due”.

PAROLA DI MORO
Stefano Morini sottolinea come “l’Italia abbia ancora due finalisti nei 1500”. Niente pronostici: “Domani è un altro giorno, si vedrà: ci saranno ‘colpi bassi’, con strappi, ma noi si deve tenere il nostro passo se ci riesce; per starci avanti devono andare forte”. Forte quanto il record del mondo? “Mi sembra ancora lontano”.
E come sia stata ben gestita l’accoppiata mare-piscina, con per Greg il tempo giusto per riposare e superare l’incognita del ritrovare la nuotata da piscina. Dice che per fare le due cose bisogna nuotare a basso regime e fare tanti chilometri: “Ai miei devo a volte urlare di andare piano; vanno di suo; faccio segni dalla tribuna ma non mi vedono; tanto, se strillo non mi sentono ugualmente”.
Parla di Greg, “numero uno, una sicurezza in questa specialità”, di Detti, che è allievo e nipote, “qui andato un po’ troppo alla garibaldina. Vorrebbe rivedere, ed è convinto che lo vedrà destinazione Tokyo, “Gabriele nuotare da Detti”.
Il programma è pronto, i consigli pure: meno distrazioni e più chilometri. Parla della camera ipobarica, quella che ti fa dovunque il clima dell’altura, che tutti usano ma ce in Italia è proibita. Bisogna vedere se fa bene o male alla salute, è il punto principale. E ci vorrebbe, dice, una regola buona per utti. Probabilmente non gli piacciono certi fondamentalismi cui l’Italia si lega per conto suo, mentre il mondo va altrove: è tutta una questione di sicurezza e di salute dell’atleta.
 

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