Parte la corsa verso Pechino 2022: Mattarella consegna il Tricolore a Goggia e Bertagnolli

Foto QUIRINALE
di Sergio Arcobelli
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Giovedì 23 Dicembre 2021, 15:33

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha consegnato oggi il tricolore ai portabandiera azzurri di Pechino 2022, Sofia Goggia e Giacomo Bertagnolli. I due alfieri, entrambi sciatori, hanno vinto l’oro alle Olimpiadi di PyeongChang 2018: la Goggia ha trionfato nella discesa libera, Bertagnolli si è imposto alle Paralimpiadi nel gigante e nello slalom, categoria visually impaired (vincendo inoltre un argento nel SuperG e un bronzo nella discesa).

Durante la cerimonia al Quirinale, Sofia Goggia, rivolta al Presidente della Repubblica dichiara con emozione: «Ripenso spesso alla chiamata che ho ricevuto a metà febbraio quando mi ero infortunata e da lì a poco avrei avuto i Mondiali di Cortina, in casa mia. Lei, signor presidente, mi chiamò e mi esortò a guardare oltre, verso quelli che sarebbero stati i traguardi lontani di Pechino 2022. Mi esortò di guardare nel mio cuore e andare avanti. La ringrazio con tutta me stessa. Cercheremo di essere garanti del tricolore, rappresentando al meglio il Paese». E aggiunge: «Essere portabandiera non vuol dire solo sventolare il tricolore alla sfilata d'apertura, ma essere garanti di valori etici da rappresentare quando si è in tuta da sport, e soprattutto in abiti civili». A margine della cerimonia, chiedono alla bergamasca, reduce dai successi nella velocità a Lake Louise in Val d’Isère, le sue future ambizioni: «La Coppa del mondo? Le Olimpiadi sono dietro l'angolo, ma in questi 42 giorni che mancano ai Giochi ci sono tante gare. Bisogna vivere di progettualità e pensare all'oggi. Aspettative per Pechino? Non saprei, lo sci è uno sport di mille variabili, ma prometto che darò il mio meglio per provare a essere la migliore Sofia, poi vedremo». Per l'altro portabandiera, Giacomo Bertagnolli, «sarà una Paralimpiade eccezionale. Ognuno di noi darà il cento per cento. La cosa importante però è che ogni atleta ha una storia e dei valori che vuole raccontare e tramite le gare riusciamo a farlo, una storia che a molti ancora oggi sfugge».

Alla consegna delle bandiere, interviene pure il presidente del Coni, Giovanni Malagò: «Per 7 anni, lei - riferendosi a Mattarella - è stata la nostra guida e il nostro faro. Lei ci ha sempre ascoltato, aiutato e voluto bene. Il 23 giugno 2021 dissi che saremmo tornati a rivedere le stelle. E questo è successo, a Tokyo. Tre mesi dopo, il 23 settembre, abbiamo riconsegnato la bandiera. E il caso vuole che oggi, 23 dicembre, a distanza di tre mesi, lei ci riceva di nuovo».

Dal Capo dello sport al Capo dello Stato: «I successi sportivi dell'Italia – afferma Mattarella - hanno smentito un clichè, uno stereotipo diffuso in Europa, duro a morire, quanto infondato, di un popolo, gli italiani, indisciplinato, confondendo con questo l'attitudine alla fantasia, alla creatività, all'inventiva. Quella creatività ed inventiva che probabilmente ha aiutato il nostro Paese, anche il suo mondo sportivo, nelle difficoltà, nell'emergenza pandemica, a trovare modalità diverse, inconsuete, di allenamento, di concentrazione, di non perdere la forma atletica, così come è avvenuto in altri versanti della vita del Paese. Sarà interessante per gli studiosi delle società valutare questo aspetto, ma avete in questo rappresentato davvero l'Italia e questo è avvenuto alle Olimpiadi di Tokyo e – conclude - sarà certamente così anche a Pechino per le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali».  

Mattarella ha dedicato un passaggio del suo intervento allo sport paralimpico, che «in questi anni cresciuto molto grazie al protagonismo dei suoi protagonisti. Lo sport paralimpico è avanguardia di questa crescita, è una misura della civiltà di una società. In tutto questo davvero rappresentate il paese». Luca Pancalli, presidente del CIP, ha espresso la sua emozione per le parole al Quirinale: «Siamo pronti a vivere un momento unico perché si colloca al termine del suo settennato da presidente. In questi sette anni il mondo paralimpico è esploso e lei c'è sempre stato. Questa pandemia ci ha tolto gli abbracci, ci ha costretto alle mascherine, ci ha impedito di guardare il sorriso delle persone, ma abbiamo forse imparato a leggere negli occhi, che sono lo specchio dell'anima. E noi nei suoi occhi abbiamo capito molto. Noi non le riconsegneremo la bandiera, ma è meglio così: perché questo cerchio di affetto e stima non si chiuderà mai».

Il sottosegretario allo sport Valentina Vezzali ha già vissuto un’esperienza da portabandiera. Questo il suo intervento: «Ai portabandiera Sofia Goggia e Giacomo Bertagnolli e a tutti voi che sarete in gara a Pechino, chiediamo di essere non solo degli esempi positivi, ma dei veri e propri testimonial dello sport e del nostro Paese, per aumentare l'attesa di tutta Italia in vista dell'appuntamento olimpico e paralimpico di Milano Cortina 2026. La medaglia più importante a cui aspirare, dovrà essere quella di far appassionare un ragazzo o una ragazza che, dopo avervi seguito in tv, avrà voglia di emularvi e chiederà ai genitori di essere accompagnato in un qualunque impianto sportivo. Avrete avvicinato allo sport un italiano in più, ma avrete anche investito nel futuro del nostro Paese e chissà, magari, quel ragazzo o quella ragazza sarà nella delegazione azzurra a Milano-Cortina o semplicemente in tribuna a fare il tifo per voi».

All’incontro presente – tra gli altri – Michela Moioli, olimpionica dello snowboard e portabandiera designata per la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici,  impreziosita di un significato speciale in considerazione del passaggio del testimone tra la capitale cinese e Milano Cortina, sede della successiva edizione dei Giochi Invernali nel 2026. A confermarlo è proprio Malagò: «È sempre stato un nostro desiderio riconoscere a chi ha vinto l'oro olimpico l'onore di essere portabandiera. La cerimonia di chiusura sarà importantissima: i sindaci di Milano e Cortina riceveranno la bandiera e da quel momento l'Italia avrà l'onore e l'onere di ospitare i Giochi del 2026, e sarà Michela Moioli a riceverla». La chiosa del numero uno del Coni sulle preoccupazioni per il Covid: «Gli atleti non vedono l'ora di andare, sono tutti carichi, hanno aspettato quattro anni. Se potessero, prenderebbero l'aereo adesso. E' il momento più importante della loro vita».

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