La pallavolista resta incinta, la sua ex società la cita per danni: «Persi punti e soldi»

La pallavolista resta incinta, la sua ex società la cita per danni: «Persi punti e soldi»
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Ha scelto l'8 marzo non a caso, Lara Lugli, per denunciare la vicenda che l'ha vista protagonista nel 2019. La pallavolista, che ha giocato anche in Serie A a Ravenna, Soliera, Mazzano, Firenze e Casalmaggiore, ha pubblicato su Facebook una lunga lettera in cui racconta la questione legale che la vede di fronte alla sua ex società, il Pordenone (con cui militava in B1), che l'ha citata per danni «per non aver onorato il contratto e per aver perso dei soldi dagli sponsor». Peccato che Lara avesse risolto il contratto perché incinta

La vicenda

La citazione arriva in risposta a un decreto ingiuntivo in cui la giocatrice chiedeva lo stipendio del mese di febbraio, nel quale aveva lavorato. «Rimango incinta e il 10 marzo comunico alla società il mio stato, così si risolve il contratto», racconta. «Le accuse sono che al momento della stipula del contratto avevo ormai 38 anni e data l’ormai veneranda età dovevo in primis informare la società di un eventuale mio desiderio di gravidanza, che la mia richiesta contrattuale era esorbitante in termini di mercato e che dalla mia dipartita il campionato è andato in scatafascio».

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«Viene contestato l’ammontare del mio ingaggio troppo elevato, ma poi dicono che dopo il mio stop la posizione in classifica è precipitata e gli sponsor non hanno più assolto i loro impegni. Dunque il mio valore contrattuale era forse giusto?». Poi lo sfogo continua: "Chi dice che una donna a 38 anni, o dopo una certa età stabilita da non so chi, non debba avere il desiderio o il progetto di avere un figlio? Non è che per non adempiere ai vincoli contrattuali stiano calpestando i diritti delle donne, l’etica e la moralità? Se una donna rimane incinta non può conferire un danno a nessuno e non deve risarcire nessuno per questo. L’unico danno lo abbiamo avuto io e il mio compagno per la nostra perdita e tutto il resto è noia e bassezza d’animo».

LE REAZIONI

«Questo caso - dichiara la presidente di Assist Luisa Garribba Rizzitelli - non solo non è unico e non riguarda certo solo il volley, ma evidenzia una pratica abituale quanto esecrabile e indegna, denunciata da 21 anni dalla nostra Associazione. In forza di questa consuetudine le atlete degli sport di squadra o individuali, non appena incinte, si vedono stracciare i loro contratti, rimanendo senza alcun diritto e alcuna tutela». L'Associazione Nazionale Atlete scriverà al Presidente del Consiglio, Mario Draghi e al Presidente del CONI, Giovanni Malagó, «per chiedere che cosa intendano fare per mettere fine alla vergognosa situazione per la quale le donne italiane, non avendo di fatto accesso alla legge 91 del 1981 sul professionismo sportivo, vengono esposte a casi clamorosi come quello dell’atleta Lara Lugli».

Sul caso interviene anche Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna Ong: «Parlare di violazione dei #dirittiumani delle #donne significa parlare anche di questo e non è rimandabile. Differenza Donna Ong e Assist hanno organizzato il progetto #Save per svelare queste violazioni e per avere una risposta istituzionale. Mai più donne violate senza reazione. Lara: noi ci siamo».

Martedì 9 Marzo 2021, 13:34 - Ultimo aggiornamento: 10 Marzo, 11:38
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