Domani torna il Derby a Capannelle, c'è Dettori. Il via alle 20

Sabato 11 Luglio 2020 di Piero Mei

Chiusa in uno dei suoi castelli, il preferito, quello di Windsor, la Regina stamattina avrà cliccato con un misto di nostalgia e invidia sulla parola “Capannelle” comparsa sul sito su cui naviga appena sveglia, quello del “Racing Post”, dedicato ai cavalli da corsa. Dicono che fosse il giornale che Elisabetta sfogliava per primo nella mazzetta quotidiana e che, ora che s’è iscritta alla tribù degli “smanettoni” pur non essendo per l’anagrafe una “nativa digitale”, navighi avidamente curiosa in quel mare di purosangue.
Nostalgia e invidia, umani sentimenti che appartengono anche ai Royals: la nostalgia è dovuta al ricordo di quando, giovane sovrana, visitò Roma nel 1961 e soddisfece la passione equina come ospite d’onore al Derby a Capannelle chiedendo di far coincidere il viaggio reale e la reale corsa. C’è pure un aneddoto legato all’evento: quel Derby finì con un po’ di giallo da Var, scorrettezze fra il fantino del vincitore Lauso, Otello Fancera, e quello del secondo arrivato Delvin, Enrico Camici, i due cavalli appartenenti il primo alla Razza del Soldo, il secondo alla Razza Dormello-Olgiata. La Regina sussurrò appena: “Andiamo a rivederlo in tv”: naturalmente parlò nel suo correttissimo inglese. Il Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, volse il suo sguardo interrogativo ai maggiorenti ippici che circondavano la sovrana nel palco reale e tutti fecero finta di non capire l’inglese: come spiegare a Elisabetta che il maggiore ippodromo italiano non era dotato del circuito chiuso che invece era un obbligo per ogni ippodromo inglese anche di categoria inferiore? La Regina forse capì e non fu insistente. Si limitò a chiedere di congratularsi, come d’abitudine di Ascot, con i proprietari del vincitore.
Arrivò dunque una delle signore Crespi, era la famiglia proprietaria del Soldo, oltre che del “Corriere della Sera”. ed Elisabetta, ricevuto l’inchino, tese la mano e disse: “Era molto che la Razza del Soldo non vinceva il Derby”. “Sì, anni” rispose la signora, tenendosi sulle generali. “Dal 1950, con Stigliano” concluse la Regina che si era preparata una frase da dire ad ogni possibile vincitore. E lì, forse, scattò l’invidia. Perché la Regina non aveva ancora vinto un Derby con un suo cavalo e non l’ha mai vinto neanche fino ad oggi. E’ l’unico suo cruccio del lungo regno: ha provato tutto, nel bene e nel male, tranne che la felicità del derbywinner.
C’E’ FRANKIE
Tra i 13 partenti nel Derby di domani (orario di partenza alle 20 per non far sentire troppo il caldo ai cavalli che pure sono animali del deserto, inizio della riunione con ingresso gratuito alle Capannelle) figura anche Lanfranco Dettori, il più famoso fantino del mondo in attività, quasi cinquant’anni, milanese di nascita, inglese di adozione. Andò adolescente a Newmarket e li affinò la sua arte di fantino che gli veniva nel dna dal papù. Gianfranco Dettori, detto “il Mostro”. Frankie ha vinto più di un Derby in tutti i Paesi d’Europa dove l’ippica conta e anche in Sudafrica. Da vent’anni è membro dell’Ordine dell’Impero Britannico, la più alta onorificenza cui può aspirare un non britannico in Inghilterra. Fosse stato inglese, già sarebbe Sir.
Il cavallo con cui partecipa al Derby Italiano 2020, il numero 137 della serie, si chiama King’s Caper. Viene dall’Inghilterra dove ha corso a buoni livelli pure se non eccezionali, ma buoni quanto basta per essere tra i concorrenti più accreditati per il successo. Dicono che dovrà vedersela soprattutto con un altro purosangue d’Inghilterra, di nome Papa Power e che avrà in sella ancora un italiano, Fabio Branca. Papa Power ha vinto due delle quattro corse disputate e rimane su di un sesto posto in una gara al Royal Ascot.
MISTER DERBY
Una notevole attrattiva è rappresentata da Clarenzio Fan, non tanto per le sue virtù di cavallo, che pure gli danno ciance, quanto per il fantino: è Cristian Demuro. Cresciuto da queste parti, un primo pony di nome Arturo, Cristian, che ora lavora di base in Francia, degli ultimi quattro Derby alle Capannelle tre ne ha vinti ed al peggio è arrivato secondo. Un buon motivo per seguirlo, tanto più che il cavallo è una delle carte del team di allenatori dei Botti, che sono come gli O’Brien in Irlanda: vincono spesso loro.
Poi c’è un cavallo imbattuto, che si chiama Tuscan Gaze e che è stato acquistato da una scuderia italiana, Mag, una società di tre amici, Massimo, Antonio e Gabriele, proprio per la tentazione Derby_ avrà in sella Carlo Fiocchi. Anxhe Tuscan Gaze viene dall’Inghilterra, dove ha corso, sempre vincendo, due volte.
Ancora tra i “fascinosi” sono da segnalare Cima Emergency, che ha appena vinto il “Parioli”, classica sul miglio (il Derby, invece, per quanto raccorciato di recente dai 2400 metri ai 2200: potrebbe essere un rebus) e un cavallo dal nome Road to Arc, giubba giallorossa, proprietario Fratini, romanista, autentica incognita giacché ha poca esprienza: ha corso, ma vinto, una volta sola. E’ costato “appena” 11 mila euro da puledro, è stato sgrezzato in Irlanda (sembrava un cavallone da tiro, ma l’allenatore ne decantava le qualità, dicono) poi è venuto in Italia. Il fascino della scoperta: del resto l’ultimo Derby di Epsom, in Inghilterra, lo ha vinto un cavallo che i book,akers quotavano a 25 contro 1.
Gli altri sette partenti del Derby sono Aldrodovar, colori storici della Razza Latina, Aurelius in Love, Masterwin, Voices from War, Casal Bottone, Spiritual Son e, da tener d’occhio di più, Baptism.

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