Lodadio, il signore degli anelli: «Mi alleno per diventare il migliore al mondo»

Lunedì 14 Ottobre 2019 di Mario Nicoliello
Marco Lodadio

Il signore degli anelli ha l’accento romano, un cognome divino e sprigiona la forza a due metri e settanta dal suolo, impugnando i cerchi e disegnando nell’aria forme armoniche. Rondine e croce, gran volta e orizzontale. Il ventisettenne Marco Lodadio, nato a Frascati ma di stanza a Civitavecchia, si è rivestito d’argento al Mondiale di ginnastica artistica.
Un gradino meglio rispetto a Doha 2018, se lo aspettava?
«La medaglia raccolta in Qatar era stata una sorpresa, questa poteva scapparci, perché negli ultimi mesi avevo ricevuto tante conferme, tra i Campionati d’Europa e i Giochi Europei, perciò ero cosciente di essere uno dei più forti». 
Occorreva però dimostrarlo in gara. Come ci è riuscito?
«Gestendo al meglio la tensione. Ho passato tre mesi in palestra col chiodo fisso della qualificazione olimpica con la squadra. Quando abbiamo mancato l’obiettivo per un soffio potevo disperarmi oppure riscattarmi nella prova individuale. Mi sono martellato il cervello disegnando scenari, ma alla fine ho raggiunto il traguardo».
Un po’ di amarezza per l’oro sfumato per 33 millesimi? 
«Assolutamente no. Più che per aver conquistato la medaglia d’argento sono contento per aver strappato il pass individuale per Tokyo. Partecipare all’Olimpiade è il sogno di qualsiasi atleta. Ho sudato tanto per guadagnarmela e tra meno di un anno diventerà realtà. Ancora non ci credo».
Adesso andrà in vacanza?
«Prima voglio programmare meticolosamente l’obiettivo a cinque cerchi. Alla ripresa dovrò infatti lavorare senza pause per poter diventare il più forte in assoluto». 
Cosa ha in mente?
«Voglio inserire un nuovo elemento originale nel mio già ricco esercizio e poi penso di aumentare di almeno un decimo la partenza, passando dall’orizzontale unita alla croce verticale».
Ci sveli qualcosa in più sull’elemento a sorpresa.
«Non voglio anticipare nulla, perché i rivali potrebbero copiarlo. Lo vedrete quando lo presenterò in gara».
Prima dell’argento di Stoccarda, in stagione aveva acciuffato l’oro ai Giochi Europei di Minsk e l’argento agli Europei di Stettino. In cosa è migliorato rispetto al 2018? 
«Più che a livello fisico sono cresciuto a livello mentale. Adesso con la testa sono sul pezzo, mi sono convinto di essere freddo quando serve, perciò ho migliorato l’atteggiamento da tenere in competizione». 
Gareggiare ad alto livello le è servito?
«L’esperienza accumulata ha avuto un ruolo importante, perché adesso so gestire l’emozione. Durante questo Mondiale, quando la tensione era alta, ho tirato fuori il meglio». 
Fuori dalla palestra cosa fa?
«Mi riposo perché gli allenamenti sono duri e massacranti. Mediamente mi alleno col coach Luigi Rocchini per 6 ore il lunedì, martedì, giovedì e venerdì e per 3 ore il mercoledì e il sabato». Tradotto: 30 ore a settimana di esercizi, sognando una medaglia olimpica tra dieci mesi a Tokyo.

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