Golf, Us Open: al terzo giro 14° Francesco Molinari e 21° Migliozzi. Piu indietro Edoardo Molinari

Golf, Us Open: al terzo giro 14° Francesco Molinari e 21° Migliozzi. Piu indietro Edoardo Molinari
di Stefano Cazzetta
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Domenica 20 Giugno 2021, 13:01

Tre giocatori al comando a -5, ma darebbe da ingenui credere che la lotta per vincere il 121° Us Open di golf sia una questione che riguardi solo loro. McKenzie Hughes è un canadese di 30 anni che vanta una sola vittoria sul Tour. Dopo gli iniziali 73 e 67, ieri ha portato a termine un ottimo giro in 68, 3 sotto par. Russel Henley è un trentaduenne americano della Georgia, in testa sin da giovedì, grazie a una carta di 67 70 71. Finora il più bravo e regolare di tutti. Vanta tre vittorie sul Tour, non è certo uno sprovveduto. Poi c’è Louis Oosthuizen (67 71 70), che di anni ne ha 38 e che in carriera vanta già un major, l’Open Championship del 2010 a St. Andrews. Il sudafricano è quello che ha le carte migliori per le caratteristiche del suo gioco e per l’esperienza accumulata. Non a caso è già arrivato secondo in tutti e quattro slam.

Ma dietro ai magnifici tre, c’è un gruppo di accreditatissimi pretendenti. A cominciare dal campione in carica Bryson DeChambeau.  Lo scienziato americano del golf sta portando a termine la sua rivoluzione. Potenza devastante, sì, raggiunta grazie a un faticoso lavoro in palestra e a tavola, ma ora anche un raffinato gioco intorno al green. Dopo il 73 iniziale, ha segnato 69 e 68 sullo score. Con lui, a due colpi dai leader, c’è Rory McIlroy, protagonista ieri di un ottimo 67, dopo il 70 e il 73 dei primi due giri. Il nordirlandese, tutto genio e incostanza, ha nel palmares lo Us Open del 2011, ma manca l’appuntamento con un major dal Pga Championship del 2014. Sette anni scanditi da occasioni sprecate e infiniti rimpianti. Se riuscirà a dosare i suoi colpi anche oggi, per gli avversari sarà impresa difficile contenerlo.

Andando ancora un po’ indietro, a -2, un altro terzetto temibile: lo spagnolo Jon Rahm (69 70 72) che proprio qui a Torrey Pines ha vinto nel 2017 la sua prima gara da professionista, l’americano Matteo Wolff (70 68 73), secondo lo scorso anno, e l’americano Scottie Scheffler (72 69 70) che cerca ancora la prima affermazione sul Pga Tour. A -1, invece, un quintetto che comprende il numero del mondo Dustin Johnson (71 73 68), l’idolo di casa Xander Schauffele (69 71 72), gli americani Kevin Streelman (71 69 72) e Collin Morikawa (75 67 70) e il sudafricano Christiaan Bezuindenhout (72 70 70).

Detto che sembra finita la favola di Richard Bland, l’inglese di 48 anni che con una sola vittoria in carriera (a maggio sul Tour Europeo) si era ritrovato in testa dopo due giri (70 67 77), non sono da escludere ulteriori colpi di scena. Lo Us Open è il torneo più duro per antonomasia e il percorso di Torrey Pines, nei pressi di San Diego, in California non ne sta tradendo la filosofia. Vince chi sbaglia meno, chi riesce a dominare un campo dai farway strettissimi, i green piccolissimi e soprattutto un rough che le palline le inghiotte letteralmente, rendendo la vita difficile a chi ci finisce dentro.

I fratelli Molinari

Con questa premessa, anche chi è in par dopo tre giri può dire la sua. Tra questi, insieme a tipi pericolosi come Justin Thomas e Brooks Koepka, c’è anche il nostro Francesco Molinari. Ieri il campione torinese si è riscattato dalla opaca prova di venerdì (+5), ritrovando gioco e convinzione. Sulla sua carta (68 76 69) ci sono due giri sotto par, impresa rimarchevole su un campo così difficile. Ora è 14°, può scalare ulteriormente la classifica, ritrovare fiducia e riappropriarsi di quella credibilità golfistica che negli ultimi due anni si era notevolmente affievolita. Ha, invece, pagato caro un errore al par 5 della 18 Edoardo Molinari. Il doppio bogey ha vanificato in buona parte la rimonta dopo i due bogey nelle prime buche. Alla 13 aveva messo a segno uno spettacolare eagle. Con 70 76 72, +5, il maggiore dei fratelli torinesi partirà dalla 45ma posizione. Comunque un buon Us Open per lui che sta finalmente riagganciando il golf di alto livello.

Golf, Us Open: bene i fratelli Molinari e Migliozzi al primo giro

La sorpresa Migliozzi

Merita solo grandi applausi il terzo italiano di questa spedizione storica. Guido Migliozzi, vicentino di 24 anni, al debutto non ha pagato nessun prezzo all’emozione. In campo si muove con sicurezza. Il suo è un golf spregiudicato e dunque spettacolare. Ha tutto per diventare un personaggio. Trovarsi in 21ma posizione alla vigilia dell’ultimo giro con una carta di 71 70 73 (+1) è di per sé un traguardo eccezionale. Se riuscirà anche migliorarsi, allora potremo parlare di qualcosa di più e alzare il livello delle aspettative (lui, le ambizioni le ha e non le nasconde).

Il giro finale comincerà alle 15.30 italiane, e solo a notte inoltrata sapremo chi solleverà l’ambitissima coppa e incasserà l’assegno di 2 milioni e 250 mila dollari. Purtroppo non sembra davvero poter essere della partita Phil Mickelson (+7) al quale manca solo lo Us Open (mai vinto da un mancino) per completare il suo personale slam. Lo ha giocato 30 volte e in ben 6 occasioni è arrivato secondo. A 51 anni non è facile coltivare ancora sogni, ma con il campione californiano mai dire mai, se è vero che ha appena vinto il Pga Championship.

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