Gelindo Bordin: «Parto da Roma per tornare a correre la maratona di Boston»

Mercoledì 8 Gennaio 2020 di Francesca Monzone
Gelindo Bordin riparte da Roma. Il campione olimpico di Seul 1988, nel giorno dell'Epifania a Roma, si è divertito a correre tra la gente comune nella periferia sud della Capitale. Al quartiere Tuscolano, nel bellissimo Parco degli Acquedotti, Gelindo, primo italiano a conquistare un oro olimpico nella maratona e unico italiano ad aver vinto la maratona di Boston, è tornato a correre per un nuovo progetto. “Con Roma ho un rapporto molto speciale. In questa città ho fatto il servizio militare nell’Esercito Italiano alla Cecchignola e qui ho vissuto l’esperienza del Mondiale”. A Roma nel 1987 vinse il bronzo mondiale e ancora oggi, torna con piacere e corre nella zona delle Terme di Caracalla. “Fu per me un’esperienza meravigliosa. Faceva molto caldo e qualche notte prima della gara mondiale, uscii a provare il percorso. Era meravigliosa Roma di notte, senza traffico e con quelle bellezze storiche che la rendono unica al mondo”.

Da Roma Gelindo ha deciso di ripartire e tornare, a distanza di 30 anni a correre la maratona di Boston. Nel 1990 l’atleta di Longare vinse con il tempo di 2:08:19, ma oggi non guarda più il cronometro in gara e corre con occhi diversi, quelli di un uomo che sogna di rivedere l’Italia ai vertici dell’atletica. “Tornerò a Boston con degli amici per un progetto importante, nato con l’aiuto dell’azienda per cui oggi lavoro. Mi piacerebbe vedere la bandiera italiana di nuovo protagonista nella maratona, ma per farlo c’è bisogno di investire nei nostri giovani”. Bordin sostiene le scuole dello sport e la pratica dell’atletica nelle scuole. Vorrebbe per i nostri ragazzi, un investimento da parte delle Istituzioni e si batte, affinché nel sistema qualcosa cambi. “Tanti talenti sono nati nelle scuole. C’erano i Giochi della Gioventù che facevano appassionare i ragazzi allo sport ed erano un valido mezzo per far emergere i giovani con più doti. Oggi purtroppo i ragazzi fanno meno sport e meno atletica, perché spinti a fare altro. Noi siamo un Paese dalla grande tradizione e sono convinto che stiamo perdendo tanti campioni”. Nella maratona, Gelindo è convinto che la supremazia africana presto terminerà, che europei, australiani e statunitensi, sono pronti a sfidare i signori della corsa. “Il problema è la paura che abbiamo verso i corridori africani. Anche io ho corso contro di loro, eravamo avversari ma sono riuscito a batterli. Oggi quello che manca veramente è la sfida vera come c’era fino a 20 anni fa. L’uomo era impegnato a sfidare l’uomo e non il tempo, perché la maratona è la sfida dell’uomo e non solo una corsa contro il tempo”.

Bordin ricorda che quando era in attività,  in un anno si scontrava spesso con i suoi avversari. Nella stessa gara si sfidavano i migliori maratoneti del mondo e Olimpiade e Mondiale erano i momenti più attesi. “Oggi tutto è cambiato. I corridori seguono una programmazione legata a sponsor e ingaggi e spesso, succede che ad un’Olimpiade ci sia so uno o due dei migliori maratoneti del momento”. Gelindo Bordin non è stupito del record, non ufficializzato, di Eliud Kipchoge, quando lo scorso ottobre a Vienna, ha corso la distanza di 42 km in 1:59:40. “A Vienna abbiamo assistito ad un evento mediatico, non era una gara ufficiale. Eliud Kipchoge, ha utilizzato tutta una serie di vantaggi che in una gara ufficiale sono inesistenti. Lui è un grande atleta e sono certo che presto anche in una gara ufficiale scenderà sotto le due ore”.  Nella voce di Gelindo c’è  del rammarico, pensa alle Olimpiadi di Tokyo che ci saranno tra pochi mesi. “La maratona è uno dei momenti più importanti e sarà lontana dal centro Olimpico, gli atleti non potranno vivere l’emozione di entrare nello stadio e finire la gara sotto il fuoco olimpico, come è sempre stato. Per un maratoneta finire la propria corsa nello stadio è un momento importante e a Tokyo non ci sarà”.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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