Frank Chamizo, il ragazzo venuto da Cuba per diventare grande

Sabato 2 Gennaio 2016 di Francesca Monzone
Frank Chamizo Marquez
Ecco la favola di Frank Chamizo, il cubano diventato italiano per amore che
sogn l’oro di Rio. Frank Chamizo Marquez è cresciuto nella povertà di Cuba con la nonna.
Senza mamma, che viveva in Spagna, senza padre che se n’era andato negli
Stati Uniti, solo a lottare per la vita. L’amore per Dalma Caneva,
giovanissima lottatrice italiana che gli ha permesso di rinascere nel
nostro Paese e diventare così il primo azzurro a vincere il titolo
mondiale nella lotta libera categoria 65 kg. Il titolo gli ha dato il pass
per Rio 2016 dove Frank sogna la medaglia più preziosa.

Frank, come ha iniziato a praticare la lotta?
«Da piccolo a Cuba. Avevo 7 anni, nessuno mi aveva fatto vedere questo
sport, non lo conoscevo. Ho fatto tutto da solo. Ho trovato per caso una
palestra, sono entrato e ho iniziato a fare questo sport».

Quanto è stato difficile arrivare a questi livelli?
«Moltissimo, perché la mia vita è stata piena di difficoltà fin da
piccolo. Io sono cresciuto con mia nonna nella vera povertà, ho sopportato
tantissime sofferenze. Tante volte sono caduto e tante volte mi sono
rialzato. La vita è fatta anche di queste cose: l’importante è non
arrendersi e fare tutto con il massimo impegno senza abbandonare mai i
propri sogni».

Di quali sofferenze parla?
«Delle sofferenze della vita che non ci sono molte parole per descriverle,
per quanto ti segnano dentro. Sono momenti molto intimi e allo stesso
tempo forti. Chi ha provato, chi ha avuto una vita molto difficile come la
mia lo sa. Per esempio, la mia squalifica a Cuba quando ero il giovane più
promettente del Paese e l’essere caduto poi nella povertà più profonda».

Ci racconta com’è andata la storia della sua squalifica?
«Io a Cuba ero il novado dell’anno, ovvero il ragazzo più giovane
dell’anno a ottenere risultati perché a 18 anni avevo già vinto il bronzo
al Mondiale senior di Mosca nel 2010. Per ottenere quel risultato avevo
fatto dei sacrifici enormi, come perdere 10 chili per rientrare nella
categoria 55 chili. Una volta non sono riuscito ad arrivare a 55 kg,
pesavo 100 grammi in più e per questo sono stato squalificato, buttato
fuori dalla nazionale per due anni. Per me è iniziato l’inferno perché
vivere a Cuba senza uno stipendio non è facile e mi sono dovuto inventare
una nuova vita».

Di che vita parla?
«Della vita che bisogna inventarsi per poter sopravvivere perché a Cuba se
non hai fantasia nel fare le cose non mangi e io ho dovuto tirar fuori
tutta la mia fantasia per andare avanti. Sono andato per strada a vendere
di tutto per poter comprare un pezzo di pane perché veramente c’era il
problema di mettere insieme il pranzo con la cena».

Quanta Cuba c’è ancora dentro di lei?
«Se devo essere sincero, veramente poco perché sono rimasto talmente
ferito da quello che è successo che ho messo un punto con la vita nel mio
Paese. L’unico legame è la musica».

Tornando alla sua squalifica, vuole dirci quello che pensa veramente che
va oltre le carte ufficiali?

«Diciamoci la verità: io sono stato squalificato ingiustamente. Dovevo
gareggiare nella categoria 55 kg e io ne pesavo 65 quindi ho dovuto
faticare tantissimo per perdere 10 chili. Ho disputato i Giochi
Panamericani e ho vinto. Poi al Mondiale sono arrivato terzo. Poi di nuovo
nel 2011 sono stato ai Giochi Panamericani dove non ho conquistato la
medaglia e quella per il mio Paese era una questione politica. Così mi
hanno controllato e il mio peso era di 55 kg e 100 grammi. Senza alcuna
pietà sono stato squalificato. Non hanno voluto neanche fare il secondo
controllo del peso che io avevo richiesto. Sono stato cacciato nel modo
peggiore. Questo rimarrà sicuramente un grande dolore della mia vita
perché è stata fatta un’ingiustizia nei miei confronti e pensate che io
avevo solo 18 anni».

Quali erano i suoi sogni?
«I miei sogni di bambino erano due. Il primo l’ho realizzato, quello di
vincere il titolo mondiale. L’altro, quello che ogni atleta sogna, spero
di realizzarlo a Rio con la vittoria della medaglia olimpica».

Come è diventato italiano?
«La mia fidanzata era un’atleta italiana ci siamo conosciuti al centro di
olimpico di Ostia dove entrambi eravamo impegnati con le nostre nazionali.
Poi, vista la distanza tra Cuba e l’Italia e la mia squalifica abbiamo
deciso di sposarci. Eravamo giovanissimi, io 20 anni e lei 18. Purtroppo
abbiamo fatto le cose troppo di corsa, eravamo troppo giovani e troppo
impegnati dal punto di vista sportivo. Così ci siamo separati anche se
siamo rimasti in ottimi rapporti perché lei è veramente una ragazza
fantastica. Lei, quando sono stato squalificato, mi ha proposto di farmi
venire in Italia per potermi allenare e tornare a combattere perché avevo
completamente smesso con la lotta. Mi era venuta anche la pancia, ero
ingrassato. Così, visto che il sentimento tra noi era forte, abbiamo
deciso di sposarci perché era l’unico modo per poter venire via da Cuba».

Lei è un atleta dell’Esercito italiano, vive al centro federale di Ostia.
Quando non è impegnato con gare e allenamenti come passa il tempo?

«Adoro vivere al centro federale, mi trovo benissimo e ho una camera
meravigliosa. Quando non mi alleno prendo la macchina ed esco, Roma è una
città bellissima così vado in centro oppure in qualche centro commerciale
e poi vado tantissimo al cinema, vedo praticamente tutti i film che escono
nelle sale cinematografiche e poi vado a ballare. Ma non in discoteca,
perché a me piace ballare la salsa».

Quali saranno i suoi prossimi impegni agonistici?
«A gennaio inizierò la preparazione vera e propria e poi a marzo ci
saranno i campionati Europei che voglio vincere assolutamente».

Il ricordo più bello del suo arrivo in Italia qual è?
«Quando ho conosciuto la famiglia di mia moglie che mi ha accolto in casa
come se fossi un figlio. Questo per me è stato importantissimo perché sono
cresciuto da solo, mia madre viveva in Spagna e tornava solo ogni 4 o 5
mesi a Cuba e mio padre si era trasferito negli Stati Uniti dove si era
risposato e mio fratello viveva in Germania. Così io sono cresciuto da
solo con mia nonna. Ecco perché la famiglia italiana di mia moglie è stata
così importante».
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